Carige, rafforzamento da 400 milioni  

Scritto da il 11 novembre 2018

Carige, rafforzamento da 400 milioni

(Fotogramma)

Pubblicato il: 12/11/2018 18:05

Con un’articolata operazione di rafforzamento patrimoniale che chiama in causa il Fondo interbancario – cioè il sistema bancario nazionale – il nuovo cda di Banca Carige prova a mettere in sicurezza la banca e a prepararla per una futura aggregazione. Si parte con l’intervento dello Schema volontario del Fondo che, nei prossimi giorni, sottoscriverà obbligazioni subordinate Tier 2 per un totale di 320 milioni di euro. L’obiettivo di quello che è stato definito dall’amministratore delegato Fabio Innocenzi una sorta di “prestito-ponte” è arrivare subito, entro la fine dell’anno, con i ratio patrimoniali ai livelli richiesti dalla Bce. La “solidarietà del mercato” sarà temporanea, perché rimborsata dall’aumento di capitale in opzione da 400 milioni, il secondo passaggio dell’operazione di rafforzamento.

Nel caso in cui non si trovassero abbastanza sottoscrittori delle nuove azioni – quello che si farà probabilmente a marzo sarà il terzo aumento in pochi anni, dopo quello da 560 milioni varato dal precedente cda e quello da 850 milioni deciso nel 2015 in seguito agli stress test – i bond sottoscritti si convertiranno in azioni e il Fondo interbancario si troverà ad avere una quota della banca. “Lavoreremo perché questo non accada”, ha detto Innocenzi agli analisti.

Per il bond subordinato in arrivo ci sarà anche una parte da 80 milioni di euro destinata a investitori privati o agli attuali azionisti. Tra questi, il socio forte Vittorio Malacalza ha già detto “per favore no”, secondo quanto riportato dal presidente di Carige, Pietro Modiano. Raffaele Mincione, con la sua Pop 12, ha fatto sapere che interverrà con un impegno “irrevocabile” di 20 milioni di euro, ma solo se sarà definita “una adeguata remunerazione da concordarsi tra le parti in buona fede”. La banca “è stata messa in sicurezza”, è la certezza espressa da Modiano nella conferenza stampa dopo il cda fiume che ha approvato anche i conti dei nove mesi, che nuove e inattese rettifiche sui crediti hanno portato in rosso di 189 milioni di euro.

La “coraggiosa pulizia di bilancio” vale altri 256,5 milioni di euro e arriva a seguito di una nuova e profonda verifica della Bce sul portafoglio crediti della banca. Con questa operazione sui conti e il progressivo rafforzamento operativo, “possiamo dire – ha assicurato Modiano – che siamo in sicurezza con prospettive positive, tra cui la ripresa delle quote di mercato e la possibilità di trovare in modo ordinato un’aggregazione che dia una prospettiva di lungo termine, forte, alla banca”. L’aggregazione è lo step successivo: c’è già il mandato a un advisor per trovare un partner con cui la fusione potrebbe avvenire già nel 2019.

Secondo Innocenzi, con la pulizia sui crediti e una situazione di capitale più forte, la banca ha una “attrattività supplementare” che le deriva dal fatto di essere anche una banca di medie dimensioni. Il prossimo cda si riunirà di nuovo giovedì prossimo per alcune altre delibere tecniche, tra cui il raggruppamento delle azioni: “Mi piacerebbe farlo per uno a mille così diventa una banca normale”.

Che al governo monitorassero da tempo la situazione lo dice una dichiarazione del presidente del Consiglio: Giuseppe Conte ha espresso la “piena soddisfazione del governo per la decisione del Consiglio di gestione dello schema volontario del fondo interbancario. L’intervento congiunto del sistema bancario – ha sottolineato il premier – garantisce il rispetto dei requisiti patrimoniali da parte di Carige, pone le condizioni per il rapido completamento del previsto aumento di capitale e assicura al nuovo management della banca le condizioni per lo sviluppo di idonee strategie industriali, inclusa la valutazione di possibili aggregazioni aziendali”.


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