Manovra, i dubbi della Corte dei Conti  

Scritto da il 11 novembre 2018

Manovra, i dubbi della Corte dei Conti

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Pubblicato il: 12/11/2018 14:09

La Corte dei Conti solleva dubbi riguardo alla manovra. Sul condono fiscale, che consente di regolarizzare le posizioni pagando solo il 20% delle tasse, ”non possono non essere espresse perplessità di ordine costituzionale – rileva la magistratura contabile – per il fatto di riservare, a coloro che si mettono in regola con l’integrazione, un trattamento più vantaggioso rispetto ai contribuenti corretti”. Inoltre, lo stralcio dei debiti fino a 1.000 euro per ‘singolo carico’ può condurre alla ”cancellazione anche di posizioni debitorie che, per loro entità complessiva, avrebbero ampiamente giustificato, almeno nel caso dei debiti di natura tributaria, l’obbligo di pagamento delle imposte e lo svolgimento di un’azione di recupero coattivo”. I rilievi della Corte dei Conti sono espressi nel dossier consegnato in occasione dell’audizione nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato riunite per l’esame del ddl bilancio.

Secondo la magistratura contabile, la manovra, che deroga la data per raggiungere il pareggio di Bilancio e si basa su un aumento della spesa, presenta “ristretti margini di sicurezza” anche in merito al “proseguimento della discesa del debito-Pil”. Inoltre, la ”polarizzazione” delle risorse su ”limitati interventi”, decisa dal governo per la manovra del 2019, afferma il presidente della Corte dei Conti, Angelo Buscema, si ”traduce in una carenza di risorse per affrontare nodi irrisolti e garantire un adeguato livello di servizi in comparti essenziali per la collettività”.

”Occorre – sottolinea Buscema – una incisiva azione sul fronte della razionalizzazione della spesa nelle sue componenti meno funzionali al sostegno della crescita”. E ancora, con la manovra 2019 ”andrebbero preservate alcune misure di incentivazione” previste negli anni passati, che ”hanno mostrato una elevata efficacia”. Un’altra segnalazione riguarda la flat tax. L’estensione della flat tax ai redditi fino a 65.000 euro, che andrebbe a sostituire il versamento dell’Irpef, porterà degli ”effetti modificativi” che dovrebbero essere valutati, spiega il presidente della Corte dei Conti, in particolare sui livelli di contribuzione previdenziale e sul venir meno delle addizionali regionali, comunali e dell’Irap.


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