“Io, gigolò che paga le tasse ma fantasma per lo Stato”  

Scritto da il 12 novembre 2018

Io, gigolò che paga le tasse ma fantasma per lo Stato

Nell’immagine, una scena di ‘Gigolò per caso’, film del 2013 diretto e interpretato da John Turturro (Fotogramma /Ipa)

Pubblicato il: 13/11/2018 16:16

Professione gigolò, col pallino delle tasse. Perché il 30enne romano Aaron, che questa professione ha deciso di farla per scelta, le imposte le vuole pagare regolarmente, ma è purtroppo costretto a farlo sotto mentite spoglie. Il motivo? Facilmente intuibile: il mestiere di gigolo non è riconosciuto dallo Stato e il lavoratore del sesso è a tutti gli effetti un fantasma per il fisco. Ed è così che l’uomo, per poter adempiere al suo dovere di cittadino, è costretto a mentire.

A raccontare come, e a rivendicare il riconoscimento legale per i professionisti del sesso, è lo stesso Aaron: “Emetto fatture alle mie clienti come organizzatore di eventi – spiega il gigolo – per poter pagare le tasse, poiché la mia professione non è legalmente riconosciuta. Sogno di poter scrivere gigolò come lavoro nei documenti ufficiali e non trovare escamotage per poter essere in regola con l’Agenzia delle Entrate”.

Per Aaron il mestiere di gigolo si potrebbe addirittura definire “un lavoro socialmente utile in quanto io ascolto le donne, le aiuto ad affrontare paure e insicurezze, le rendo più consapevoli di sé stesse, quasi come uno psicologo. Associare la parola gigolo al mero atto fisico è riduttivo. Il mio lavoro – continua – merita di essere equiparato ad ogni altro mestiere“, ed è per questo che Aaron pretende che “lo Stato regoli questo settore e mi permetta di lavorare e pagare le tasse come ogni altro cittadino, apponendo la mia firma sulla mia reale professione”.

E, in effetti, chi decide di intraprendere questa vita volontariamente e consapevolmente si trova davvero a dover affrontare un vuoto legislativo: “Come giustificare conti correnti, stili di vita e spese quando in realtà per l’Erario risulti disoccupato? Nessuno – continua il 30enne – che sappia dare risposte certe, oggettive o perlomeno soddisfacenti. Nel nostro Paese, solo a voler considerare gli ultimi tre anni, sono stati quasi una ventina i disegni di legge tesi a regolamentare questo settore, ma senza risultati. L’Italia – spiega ancora – ha solamente adottato nei confronti del fenomeno il modello abolizionista, che consiste nel considerare la prostituzione fatto non penalmente rilevante, condannando sfruttamento, induzione e favoreggiamento, ma senza regolamentarne ulteriori aspetti”. Lo Stato, insomma, “gestisce già il monopolio di lotterie, alcool e tabacco, ma manca una specifica disposizione che preveda un regime fiscale per questo tipo di attività. Un mestiere senza tutele, senza sindacati di categoria, senza assicurazioni di sorta. Un mestiere fantasma. O meglio, un mestiere che esiste dall’inizio dei tempi, ma che – conclude amaro Aaron – tutti fanno finta di non vedere. Stato in primis”.


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