Bologna, in piazza contro stretta al gioco  

Scritto da il 15 novembre 2018

Bologna, in piazza contro stretta al gioco

Pubblicato il: 16/11/2018 12:40

Centocinquanta lavoratori e imprenditori del gioco legale in piazza a Bologna, davanti alla Prefettura, per protestare contro “l’ipocrisia di Stato”. La stretta normativa, cioè, varata dal governo e dagli enti locali, “che rischia di far saltare un intero settore – spiega Stefano Biosa della Filcams Cgil di Bologna – che conta 5 mila addetti nella sola Emilia-Romagna e 150mila in tutta Italia”.

Il problema, spiega il sindacato di Susanna Camusso, che è sceso in piazza in diverse città italiane all’hashtag #vogliamoungiocopulito assieme a Cisl e Uil, “è che la stretta normativa varata da alcuni enti locali, come l’Emilia-Romagna, incide sull’offerta legale ma non sulla domanda, né sull’online o sui gratta e vinci, che rappresentano un vero rischio ludopatia – sottolinea Biosa – quindi il timore è che, senza risolvere il problema, saltino in aria tante aziende e migliaia di lavoratori senza ammortizzatori sociali né alcuna strategia”.

A Bologna, quindi, Cgil, Cisl e Uil protestano davanti alla Prefettura per chiedere un tavolo di crisi al ministero dello Sviluppo economico: “Serve una legge di settore che regolamenti il comparto a livello nazionale – spiega Biosa – già l’anno scorso ci era stata promessa senza che quella promessa fosse mantenuta. Non si può lasciare che la materia sia lasciata agli enti locali perché così non c’è unitarietà”.

La Prefettura ha accettato di ricevere una delegazione sindacale, “andremo su a spiegare le nostre ragioni”. “Noi chiediamo legalità – precisa Biosa – ma chiediamo anche di tutelare i lavoratori. Questa stretta mette a rischio le sale bingo, le sale scommesse e le agenzie ippiche, alcune aperte da decenni, che sono fatte di persone formate contro la ludopatia e soggette a regole, ma ignora l’online, ad esempio, che è uno dei veri nodi della ludopatia, più soggetto a infiltrazioni malavitose. Se lo Stato vuole chiudere tutto va bene, ma allora sia così per tutti e si faccia carico dei lavoratori”.


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