Draghi: “Spread sale se si sfida l’Ue”  

Scritto da il 15 novembre 2018

Draghi: Spread sale se si sfida l'Ue

(Afp)

Pubblicato il: 16/11/2018 11:22

Nuovo altolà sul debito da parte del presidente della Bce Mario Draghi, secondo cui lo spread in alcuni paesi sale quando si sfidano le regole europee. “Per proteggere le famiglie e le imprese dall’aumento dei tassi di interesse, i paesi ad alto debito non dovrebbero aumentare ulteriormente il loro debito e tutti i paesi dovrebbero rispettare le regole dell’Unione Europa”, ha dichiarato Draghi nel corso del suo intervento allo European Banking Congress a Francoforte, sostenendo che “la mancanza di un consolidamento dei conti pubblici nei paesi ad alto debito pubblico aumenta la loro vulnerabilità agli shock, indipendentemente dal fatto che questi shock siano prodotti autonomamente mettendo in questione le regole dell’architettura dell’Ue o che arrivino attraverso un contagio”. Finora, aggiunge Draghi, “l’aumento degli spread dei titoli sovrani è stato per lo più limitato al primo caso e il contagio tra i paesi è stato limitato”. Questi sviluppi, rileva il presidente della Bce, “si traducono in condizioni più restrittive per i finanziamenti bancari all’economia reale. Ad oggi, sebbene si verifichi qualche ripercussione sui prestiti bancari in cui l’aumento degli spread è stato più significativo, i costi complessivi per i finanziamenti bancari rimangono vicini ai minimi storici nella maggior parte dei paesi, grazie ad una base di depositi stabili”.

ECONOMIA – Per quanto riguarda l’economia dell’area dell’euro, sta registrando “un rallentamento graduale” dopo cinque anni di crescita, osserva Draghi, sostenendo che un rallentamento graduale “è normale mentre le espansioni maturano e la crescita converge verso il suo potenziale di lungo periodo ma allo stesso tempo l’espansione nell’area dell’euro è ancora relativamente breve e di dimensioni ridotte”. “Ci aspettiamo che l’espansione europea continui nei prossimi anni“, aggiunge il presidente della Bce, “non c’è certamente alcun motivo per cui debba improvvisamente finire”. Secondo Draghi il rallentamento della crescita nell’area dell’euro è da legare al rallentamento registrato nel settore auto e alle tensioni commerciali a livello globale.

OCCUPAZIONE – “Negli ultimi cinque anni, l’occupazione nell’area dell’euro è aumentata di 9,5 milioni di persone – ha sottolineato Draghi, sostenendo che l’occupazione “è aumentata di 2,6 mln in Germania, 2,1 mln in Spagna, 1 mln in Francia e 1 mln in Italia. Questa crescita dell’occupazione è simile a quella registrata nei 5 anni prima della crisi quando era cresciuta di 10 mln”. Tuttavia, in quel periodo, sottolinea ancora il presidente dell’Istituto di Francoforte, “quasi il 70% della crescita occupazionale proveniva dalla fase di età compresa tra i 25 e i 54 anni. Dal 2013 in poi, invece, la crescita ha riguardato la fascia di età compresa tra i 55 e i 74 anni. Questo riflette in parte l’impatto delle riforme strutturali, come quella che riguarda i sistemi pensionistici”. Il tasso di partecipazione al mercato del lavoro delle persone di età tra i 55 e i 74 anni, rileva, “è quasi raddoppiato: passando da circa il 20% nel 1999 al 38% nel 2017”.

UNIONE MONETARIA – “Completare l’Unione economica e monetaria è diventato più urgente con il tempo, e questo non solo per i ragionamenti economici sempre sottesi nei miei discorsi ma anche per preservare la nostra costruzione europea”. “Dal mio discorso nel novembre 2011 in questa sede – sottolinea Draghi – avevo detto che la crisi economica avrebbe richiesto un passo più rapido nel processo di rafforzamento dell’Unione monetaria. Da quel momento il lavoro fatto è stato notevole ma è ancora lontano dall’essere completato“. “Il completamento dell’unione bancaria in tutte le sue dimensioni, inclusa la riduzione del rischio e l’avvio di una unione dei mercati dei capitali attraverso l’attuazione a partire dal 2019 delle iniziative in atto è diventata ora una questione altrettanto urgente di come lo furono i primi passi nella gestione della crisi dell’area euro sette anni fa. L’urgenza oggi non è dettata da una crisi economica che abbiamo affrontato con successo ma perché rappresenta la miglior risposta alle minacce che vengono rivolte alla nostra unione monetaria: a queste minacce, la risposta è solo quella di una maggiore Europa”.

INFLAZIONE – L’inflazione di base nell’area dell’euro “continua a oscillare intorno all’1% e deve ancora mostrare una tendenza al rialzo convincente”, ha osservato Draghi. Il consiglio direttivo della Bce “ha anche notato che le incertezze sono aumentate” e quindi “a dicembre, quando le ultime previsioni saranno disponibili, saremo più in grado di fare una piena valutazione”.


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