Il puzzle delle candidature Pd 

Scritto da il 15 novembre 2018

Il puzzle delle candidature Pd

(Fotogramma)

Pubblicato il: 16/11/2018 06:56

Marco Minniti dovrebbe sciogliere la riserva dopo l’assemblea di sabato. Stessa tempistica per Maurizio Martina. Va definendosi il quadro delle candidature al congresso ed insieme la mappa degli schieramenti dem. Con la frammentazione della maggioranza renziana che ha retto il Pd in questi anni tra Nicola Zingaretti (Paolo Gentiloni e Dario Franceschini con la sua Areadem), Minniti (Luca Lotti e Lorenzo Guerini) e Martina (Delrio e Orfini). Del resto il leader della “non corrente”, Matteo Renzi, a Salsomaggiore ha lasciato intendere un suo disimpegno rispetto al congresso. “Il mondo non inizia e non finisce con questo congresso. Non mi interessa battere Zingaretti ma sconfiggere la barbarie di M5S e Lega”. L’ex premier si è tirato fuori. E il sostegno corale a Minniti che doveva arrivare da Salsomaggiore non c’è stato.

Una parte dei big renziani, però, ha deciso di non seguire la linea dell’ex premier. Lotti, Guerini come Antonello Giacomelli ed altri sono al lavoro sulla candidatura Minniti, nel territorio e nei gruppi parlamentari. “Il Pd è casa mia”, ha detto Guerini a Salsomaggiore dopo che dal palco diversi hanno evocato l’ipotesi di prendere un’altra strada. Lo hanno fatto Ettore Rosato, Roberto Giachetti, Sandro Gozi.

Altri big della maggioranza renziana, come Delrio e Orfini, si impegneranno al congresso ma per Martina se il segretario uscente sarà candidato. Martina potrebbe contare anche sull’appoggio di Gianni Cuperlo e Debora Serracchiani. Dicono che anche Piero Fassino si sarebbe impegnato volentieri per Martina, ma alla fine ha seguito la linea di Areadem e con Franceschini sosterrà Zingaretti. Il governatore del Lazio avrà anche l’appoggio dell’area di Andrea Orlando.

Restano tutti in campo, al momento, anche gli altri candidati: Francesco Boccia, Cesare Damiano, Dario Corallo e Matteo Richetti che nei giorni scorsi ha ribadito l’intenzione di correre e smentito le voci su un suo passo indietro. E lo ha ripetuto anche oggi a Il Foglio non nascondendo “l’amarezza nel sentire” Gentiloni “andare in Tv e dire che in campo c’è solo Zingaretti e che siamo in attesa di Minniti o Martina. Io sono in campo, anche se capisco che non possa piacere al ceto politico del Pd, che si sta approcciando al Congresso non in termini di dibattito ma in termini di puro riposizionamento politico. Gentiloni e Franceschini che vanno su Zingaretti, Guerini e Lotti su Minniti”.

Richetti ha anche lanciato una sua proposta, per andare “oltre il Pd”: “Un grande movimento, i Democratici, che parta dall’esperienza del Pd e allarghi il proprio campo a Emma Bonino e a Rossella Muroni. Se guidassi io il Pd, mi presenterei così alle prossime Europee, avendo Carlo Calenda come frontman delle liste”. Le elezioni europee saranno il primo grande appuntamento elettorale per il nuovo segretario e se le primarie dovessero tenersi il 3 marzo, sarebbero un impegno davvero molto ravvicinato per il neoeletto leader dem. Tanto che diversi, ieri lo ha sottolineato anche Pier Luigi Castagnetti, auspicano tempi più stretti per il congresso Pd.


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