A Roma ‘Stessa spiaggia, stesso mare’ di Cristiano Carotti  

Scritto da il 16 novembre 2018

A Roma 'Stessa spiaggia, stesso mare' di Cristiano Carotti

Pubblicato il: 17/11/2018 15:10

Cosa ha trasformato, nella visione di un artista, l’icona per eccellenza dell’italiano medio vacanziero in un rozzo strumento di autodifesa popolare? Com’è stato possibile che il Mediterraneo tornasse a essere percepito dall’opinione pubblica come un simbolo di paura e minaccia, le emozioni cioè che il mare nostrum suscitava nei marinai di un tempo anteriore alla modernità? Sono queste le domande al centro di ‘Stessa spiaggia, stesso mare’, la personale di Cristiano Carotti che espone oltre 20 opere e si inaugura oggi alla White Noise Gallery di Roma, a due anni dallo straordinario successo della precedente ‘Dove sono gli ultras’.

Curata da Eleonora Aloise e Carlo Maria Lolli Ghetti, ‘Stessa spiaggia, stesso mare’ segna il ritorno dell’artista ternano in una delle più interessanti gallerie italiane che nel frattempo ha cambiato sede e passo nelle scelte espositive.

Artista che si muove fra pittura, scultura, installazione e video, Carotti con questa nuova personale aggiunge un ulteriore tassello alla propria ricerca sulle dinamiche sociali, indagate nelle loro derive più estreme attraverso lo studio del potere archetipico del simbolo all’interno delle comunità. In particolare, le opere di Stessa spiaggia, stesso mare fanno parte del lavoro legato allo studio del Mediterraneo e dei più recenti flussi migratori che lo stanno interessando.

Riprendendo alcuni motivi dei miti classici, riattualizzati secondo la propria poetica, Carotti ci spinge a riflettere sulle reazioni scomposte che questi fenomeni provocano nell’opinione pubblica e sul nuovo significato minaccioso del mare nell’immaginario della società italiana ed europea. Durante il periodo classico le leggende che circondavano il bacino del Mediterraneo vedevano protagonisti terribili mostri e incredibili creature marine che lo governavano e proteggevano: un viaggio in mare a bordo di una trireme era certamente una faccenda pericolosa e figure come Scilla o Cariddi servivano per tenere lontani i naviganti dalle zone più difficili. Oggi, parole come “invasione” e “conquista” hanno preso il posto “naufragio” e “mulinello” come nuovo vocabolario della paura legata al mare. E così, un pedalò, icona nazional-popolare delle agognate ferie, delle vacanze più spensierate, diventa, fra le mani di Carotti che lo arma e lo militarizza, lo strumento goffo e ridicolo di chi si lascia coinvolgere dalla paura, pretestuosa e forcaiola, dei migranti. Di chi esulta di fronte all’agghiacciante frase “bisognerebbe affondarli in mare”. Opera che riassume in sé gran parte del senso di questa mostra, il pedalò armato dal titolo Seagull SS17 (165x390x220cm, metallo, plastica, smalto – 2018) è un’installazione in grado di mostrare la doppia faccia dei nuovi fenomeni xenofobi legati ai movimenti populisti: uno strumento rozzo ed inappropriato ma al contempo pericoloso e minaccioso. Il mezzo perfetto per il cittadino qualunque in procinto di affrontare un mare nuovamente pieno di mostri mitologici.

Alla creazione di una nuova mitologia contemporanea ispirata all’epoca classica, ci pensano invece, più propriamente, le 18 sculture di ceramica (Scilla I-XVIII, 2018) di diversa forma e colore – ma accomunate da espressioni minacciose e terrificanti – raffiguranti creature con la testa da lupo e il corpo di serpente marino, al posto degli antichi tritoni e torpedini. O la scultura, esposta al piano inferiore della White Noise Gallery, che rappresenta una Cariddi contemporanea, metà sirena e metà culturista, concepita come fosse un otre romana recuperata dal fondo del mare, durante un ritrovamento archeologico. Fino ad arrivare a all’opera pittorica Shipwreck of the Birds (280x180cm, olio su tela, 2018), un vortice visivo ispirato dal famoso quadro La Zattera della Medusa di Théodore Géricault che racchiude in un valzer infernale tutte le figure di questa nuova mitologia in cui le creature mitiche hanno perso il loro ruolo di monito per diventare simbolo grottesco di paura pura.

Cristiano Carotti (Terni, 1981) vive e lavora a Roma. La sua ricerca si articola fra pittura, scultura ed installazione. Si dedica all’indagine delle dinamiche sociali nelle loro derive più estreme, attraverso lo studio del potere archetipico del simbolo all’interno delle comunità.

Ha ottenuto diversi riconoscimenti in ambito museale: nel 2013 la scultura “Hai Paura del Buio” dopo Milano e Torino viene presentata presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma; alla fine del 2014 l’opera “Italianrocket1861” entra a far parte della collezione permanente del M.A.C.I.S.T. di Biella; nel 2015 il progetto “Blackswallow V14” viene presentato in occasione della Biennale di Venezia; nel 2016 HALLE 14 – Spinnerai Center of Contemporary Art di Lipsia espone il corpus di lavori prodotto durante il periodo di residenza all’interno del museo.

Ha esposto in numerose realtà nazionali ed internazionali ed ha inoltre al suo attivo collaborazioni in ambito musicale, teatrale e cinematografico: nel 2016 il suo video “Camera Red” realizzato per il brand Rruna, è stato finalista del Fashion Film Festival di Istanbul.


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