Matricole sulle divise, Sinistra italiana ci riprova  

Scritto da il 17 novembre 2018

Matricole sulle divise, Sinistra italiana ci riprova

(Fotogramma)

Pubblicato il: 18/11/2018 16:29

Fino ad ora tutte le proposte di legge sul tema sono cadute nel vuoto o rimaste nel cassetto. Sinistra italiana ha deciso di riprendere la battaglia per introdurre in Italia, sul modello europeo, i codici identificativi sulle divise delle Forze dell’Ordine così “da non ripetere mai più gli orrori dei pestaggi indiscriminati subiti da chi manifesta in piazza”. Con una proposta di legge ad hoc di sette articoli, presentata al Senato nel giugno scorso (prima firmataria il capogruppo Loredana De Petris) e depositata questo mese alla Camera (primi firmatari Nicola Fratoianni e Erasmo Palazzotto), si prova colmare la lacuna normativa e a sciogliere i dubbi del legislatore, sempre combattuto tra la legittima tutela di poliziotti e carabinieri e la doverosa ricerca di trasparenza verso l’opinione pubblica (che così sa chi ha di fronte) e a garanzia di tutti i poliziotti che svolgono correttamente il loro servizio.

Per convincere tutti e vincere le resistenze dei sindacati di categoria, l’idea è quella di usare ‘divise personalizzate’ con numeri di matricola ben visibili sul casco della tenuta antisommossa e sulla pettorina o addirittura nomi cognomi e qualifica in bella vista stampati in stampatello. Non solo: anche chi non indossa l’uniforme prescritta ma svolge un servizio di ordine pubblico, sarà obbligato a portare indumenti che gli consentano di essere identificati univocamente a distanza.

“Lo scopo della pdl – scrive nella relazione di presentazione Fratoianni – è di introdurre delle modalità di individuazione che, ove fosse richiesto dalle circostanze, tutelino quanti tengono, e sono naturalmente la maggioranza, comportamenti conformi alle norme e alle circostanze”. A “tale fine”, sottolinea, “si propone che l’operatore delle forze di polizia che sia impiegato in servizi di ordine pubblico e non indossi l’uniforme prescritta sia tenuto a portare indumenti (giacche, pettorine o altro idoneo) che lo identifichino univocamente e a distanza come appartenente alle Forze dell’ordine”.

Si chiede, inoltre, si legge nel testo, che i “funzionari responsabili indossino sempre e comunque la sciarpa tricolore”, come “previsto dal decreto del ministro dell’Interno del 19 febbraio 1992”, che “determina le caratteristiche delle divise degli appartenenti alla Polizia di Stato”. Questo “segno di riconoscimento (o altro analogo previsto dai regolamenti, purché molto evidente anche a distanza), spiega il segretario nazionale di Si, “dovrà essere indossato anche sull’uniforme da parte di chi dirige le operazioni”.

La pdl ”rende obbligatoria l’identificazione del personale che indossa il casco protettivo mediante l’applicazione di contrassegni univoci sullo stesso”. Si tratta di una pratica già molto diffusa in altri Paesi. Il provvedimento prevede ancora, spiega Sinistra italiana, ”il divieto assoluto di indossare, da parte di agenti, segni distintivi propri di alcune professioni per le quali le norme e l’uso hanno sempre garantito speciali salvaguardie per assicurare la libertà di informazione, per quanto riguarda i giornalisti, o la libertà di movimento per quanti (medici, paramedici, vigili del fuoco) garantiscono i servizi di emergenza”.

Sono comminate sanzioni per “chi dolosamente contravvenga alle disposizioni previste al fine di evitare il riconoscimento per sé o per altri”. E queste pene “sono aumentate se vengono utilizzati segni di riconoscimento travisati”. Fratoianni ricorda che ”più volte nel corso di questi anni, in particolare in occasione del vertice G8 di Genova del luglio 2001″, “episodi legati alla gestione dell’ordine pubblico hanno riproposto questioni connesse con l’impiego delle Forze di polizia in situazioni che hanno visto le medesime rendersi responsabili di abusi”.

Il leader di Si spiega che la ratio della pdl sta proprio nel fatto che “durante le indagini tese a verificare le responsabilità individuali da parte della magistratura, in circostanze” come il G8, “è risultato essere particolarmente difficile se non impossibile risalire all’identificazione dei poliziotti in situazioni di ordine pubblico poiché lo stesso assetto delle Forze dell’ordine ne impedisce il riconoscimento”. Mentre per i manifestanti ”la normativa prevede già il divieto di indossare caschi, maschere o altri mezzi di travisamento”.

L’identificazione di chi si occupa dell’ordine pubblico, dunque, è un problema da risolvere subito per Sinistra italiana, anche perchè ”l’autorità e il prestigio di una Forza di polizia e dei suoi appartenenti poggiano più ancora che sul giusto e necessario, ma astratto, principio del primato della legge, sul consenso dell’opinione pubblica e sulla generalizzata percezione che proprio gli appartenenti alle Forze di polizia siano per primi soggetti alla legge e tenuti comunque al suo rigoroso rispetto, in qualsiasi circostanza”.

A sollevare con forza il tema della cosiddetta immatricolazione, si legge nella relazione di accompagnamento della pdl, è ‘Amnesty International’, che “ha posto il problema dell’identificazione al centro della campagna di raccolta firme ‘Operazione trasparenza: diritti umani e polizia in Italia’, affinché siano applicate le indicazioni sull’identificazione degli agenti durante le operazioni di polizia contenute negli standard del Consiglio d’Europa, quali il Codice europeo sull’etica di polizia”


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