Gioco legale, in Emilia Romagna a rischio oltre 4.300 addetti  

Scritto da il 19 novembre 2018

Gioco legale, in Emilia Romagna a rischio oltre 4.300 addetti

(Fotogramma)

Pubblicato il: 20/11/2018 18:22

L’Osservatorio giochi, legalità e patologie dell’Eurispes, nell’ambito della sua attività di ricerca, ha constatato che tutti i soggetti interessati alla regolamentazione del gioco pubblico legale (Pa, terzo settore, industria del gioco) hanno un obiettivo comune: la necessità di prevenire e contrastare la diffusione del Gioco d’Azzardo Patologico (Gap). Anche i recenti provvedimenti della Regione Emilia Romagna sono dichiaratamente volti a prevenire e contrastare il rischio di Gap.

“In Emilia Romagna l’applicazione della normativa sulle distanze dai luoghi sensibili mette a rischio oltre 4.300 addetti. E dire che la Legge Regionale fa espresso riferimento a ‘l’esigenza di tutela di continuità occupazionale di chi è impiegato negli esercizi soggetti a chiusura’. Anche qualora si riesca ad individuare uno spazio ove delocalizzare l’attività economica, va segnalato il costante stato di precarietà del punto di vendita nella nuova ubicazione, stante la possibilità, consentita dalla norma, di apertura nelle vicinanze di un nuovo punto sensibile, con conseguente chiusura del punto di vendita in argomento. Dunque il problema del licenziamento sarebbe posticipato e non eliminato”, dichiara Marco Zega, Direttore Finanza e Relazioni Istituzionali di Codere Italia.

“Il proibizionismo – prosegue il direttore della società operatore di gioco – non è uno strumento per la gestione delle esternalità negative di natura sociale ma è la manifestazione della mancanza di volontà a gestirle. Anziché cercare la sostenibilità sociale di un’attività economica ci si limita a proibirla”. Per coglierne gli effetti la maggior parte dei comuni dell’Emilia Romagna è stata infatti mappata in relazione ai cosiddetti luoghi sensibili, in accordo con il famoso distanziometro.

“Abbiamo analizzato – praticamente palmo a palmo – i maggiori centri dell’Emilia-Romagna (48% della popolazione) e ne abbiamo concluso che l’applicazione della normativa regionale e comunale, combinata con le effettive caratteristiche insediative ed infrastrutturali del territorio, produce un vero e sostanziale effetto espulsivo delle attività delle Sale Gioco e Sale Scommesse dal territorio dei 21 comuni analizzati“, spiega Vincenzo Turi, Managing Partner Ctb Consulting.

L’effetto espulsivo del gioco legale dal territorio provoca una diffusione importante del gioco illegale, sia su rete fisica sia attraverso l’utilizzo di piattaforme online non autorizzate. “In particolare, i fenomeni di abusivismo e clandestinità, anche alla luce dello sviluppo del settore attraverso internet, determinano oltre che inevitabili ricadute afferenti sia l’imposizione fiscale sia fenomeni di riciclaggio di proventi derivanti da attività illecite, anche e in particolar modo una forte attrattiva per la criminalità, organizzata e non, per la possibile ingerenza nella gestione delle attività ludiche”, dichiara Alessio Costagliola, Maggiore del Comando Provinciale Guardia di Finanza.

“In tale ambito – prosegue – l’azione di contrasto svolta dalla Guardia di Finanza si basa su un’adeguata azione di intelligence, una mirata analisi di rischio basata sulla continua elaborazione, oltre che aggiornamento di specifici profili di pericolosità e sull’applicazione, in fase operativa, di un approccio di carattere trasversale volto a colpire tutti gli aspetti caratterizzanti l’attività illecita sotto il profilo economico finanziario, anche in considerazione delle ingenti somme di denaro movimentate dal settore giochi”.

La cronaca degli ultimi giorni ci dà la fotografia di un paese dove il gioco illegale, ovvero quello non autorizzato dallo Stato, è fortemente presente. “L’operazione condotta mercoledì scorso in relazione al gioco on line è importante e meritoria perché i nostri investigatori sono riusciti nell’impresa difficilissima di ricostruzione di giocate che avvengono in territorio neutro, su piattaforme, che occorre specificare, non sono legali in Italia in quanto non fanno capo a nessuna concessione rilasciata dall’Amministrazione dei Monopoli di Stato”, sottolinea Ranieri Razzante, Presidente Aira- Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio.

“Le regole contro il riciclaggio – spiega il presidente Aira – assegnano obblighi specifici ai concessionari di gioco pubblico, e sono state messe in campo celermente e in modo efficace dai concessionari italiani, ma lo stesso non si riscontra negli altri Stati europei, in particolare quelli dove risultano insediate piattaforme di gioco specifiche, che così diventano quindi difficilmente controllabili dalle nostre autorità. Come centro di ricerca Aira abbiamo più volte evidenziato il pericolo delle infiltrazioni, soprattutto nel settore del gaming on line i cui server sono allocati in altri paesi della comunità europea. Esso presenta di per sé, e a prescindere da chi lo gestisce, la peculiarità che rende ghiotte le associazioni criminali che vogliano riciclare denaro sporco: la quasi anonimità dei giocatori, delle puntate e delle vincite”.

Il settore del gioco legale in Italia rappresenta oltre lo 0,6% del Pil e più del 2% delle entrate tributarie del Paese. “Ciò che contrappone i vari soggetti coinvolti a vario titolo nella regolamentazione del gioco pubblico legale, quindi industria del gioco ma anche pubblica amministrazione e terzo settore, sono le misure e gli strumenti sino ad ora adottati per raggiungere l’obiettivo comune”, evidenzia Andrea Strata, Direttore dell’Osservatorio Giochi, Legalità e Patologie dell’Eurispes.

“La misura del cosiddetto distanziometro ha creato accesi contrasti tra le diverse parti coinvolte. Eurispes, sulla validità di questo strumento, confortato dalle valutazioni della maggior parte degli esperti intervistati, esprime un netto scetticismo. Si tratta di una misura del tutto inadeguata e addirittura controproducente per il contrasto del disturbo da Gioco d’Azzardo Patologico, ma che impatta in maniera devastante sul livello occupazionale che l’industria del gioco genera. E’ fondamentale raggiungere gli obiettivi comuni diretti a contrastare la diffusione del GAP prescrivendo “medicine” adeguate, ma occorre anche raggiungere un punto di equilibrio con gli ulteriori interessi pubblici, salvaguardando, in particolare, la tenuta dei livelli occupazionali”.

“In vista di un prossimo approfondimento in merito ai fenomeni illeciti connessi al settore dei giochi con vincita in denaro, l’Osservatorio Eurispes ha già rilevato, nell’ambito delle proprie analisi, le criticità connesse alla contrazione drastica dell’offerta legale di gioco in termini di espansione e/o riespansione di sacche di illegalità”, aggiunge Chiara Sambaldi, Direttore dell’Osservatorio Giochi, Legalità e Patologie dell’Eurispes per cui il tema illegalità dovrà quindi essere uno dei protagonisti della riforma organica promessa dal Governo, insieme alle possibili soluzioni volte alla salvaguardia occupazionale e alla sempre maggiore tutela del giocatore.

“La tutela dell’ordine pubblico è una materia di competenza esclusiva dello Stato centrale ma le Regioni e i Comuni, nel disciplinare le misure di contrasto e prevenzione delle dipendenze da gioco a tutela della salute, non possono trascurare gli effetti che tali misure hanno o possono avere sul territorio e sul tessuto criminale. Anche nella pianificazione della distribuzione territoriale dell’offerta di gioco, come già segnalato nel 2016 dal Comitato sulle infiltrazioni nel gioco lecito e illecito della Commissione Antimafia, occorrerebbe attribuire la necessaria rilevanza a significativi indicatori di rischio, quali l’indice di presenza mafiosa, l’indice di organizzazione criminale e altri indici pertinenti. L’illecito in questo settore resta molto appetibile per gli scarsi rischi perché, come affermato dal procuratore della repubblica di Catania, le pene sono irrisorie rispetto alla gravità del problema”.


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