40 anni di carriera per Carlo Verdone  

Scritto da il 20 novembre 2018

40 anni di carriera per Carlo Verdone

(Ipa /Fotogramma)

Pubblicato il: 21/11/2018 20:30

“La mia forza è stata quella di essere una persona molto sensibile”. Parola di Carlo Verdone che oggi si è raccontato nel corso della presentazione del libro ‘Uno, dieci, cento Verdone’, in uscita nelle librerie il prossimo anno. Il volume, nato da un’idea del fotografo Claudio Porcarelli, autore delle cento fotografie che ritraggono il grande attore e regista, e dalla collaborazione con il Gruppo Banco Bpm, vuole celebrare i quarant’anni di carriera e rendere omaggio al genio artistico di una vera e propria icona del nostro cinema.

Instancabile pedinatore della realtà Verdone racconta: “Sono nato in una famiglia che mi ha sempre stimolato ad osservare il mio quartiere, dal rigattiere al venditore di vini e oli, al vetraio. Vivevo in via dei Pettinari, tra Campo de’ Fiori e Trastevere. Mi spinsero ad essere curioso e ho scoperto di avere la capacità di riuscire a catturare il dna e l’anima dei personaggi attraverso la gestualità, la voce, le pause, il modo di tenere la sigaretta o un tic. Inoltre andando al cinema ho capito che la forza dei grandi film e di certi registi come Germi, Dino Risi o Fellini era quella del saper riportare la realtà attraverso le seconde o terze linee di attori assolutamente veri. Alcuni film senza certi caratteristi non sarebbero ricordati e qualche volta proprio questi hanno fatto la fortuna delle pellicole più di certi protagonisti”.

Tanti i personaggi indimenticabili ai quali Verdone ha dato vita nel corso della sua lunga carriera da Enzo, il tipico bullo romano di ‘Un sacco bello’ a Mimmo, l’ingenuo ragazzone di ‘Bianco, rosso e Verdone’: “Questo libro ferma un periodo della mia vita artistica molto importante. Ci sta Grande, grosso e Verdone e tanti sketch televisivi che avevo dimenticato. Mi sono calato in tante anime, ma non ho mai provato per esempio la vestizione del bullo in ‘Un sacco bello’ o il monologo finale dell’emigrante in ‘Bianco, rosso e Verdone’. Sono uno che va ad istinto, non sono un accademico. Inoltre non riesco a stare le ore in posa. Porcarelli infatti è stato bravo perché è veloce, prende e scatta. Mi ha lasciato libero”.

Dal passato al presente per Verdone molte cose sono cambiate: “Oggi è molto più difficile fare una commedia. I quartieri della città sono cambiati e non c’è più il teatro di piazza, la gente che parla da finestra a finestra, al posto dei mercati ora ci sono i supermercati e i romani dal centro si sono spostati in periferia. La società è cambiata e tutto questo ha impoverito la città. Ora si fanno film di protagonisti e non c’è più alcun contorno. Io forse sono stato l’ultimo ad utilizzare caratteristi come la Sora Lella, Mario Brega e tanti altri”. E poi prosegue: “Ora c’è tanto odio sociale. La gente si apre molto meno. Il vero dramma di oggi è uno e si chiama omologazione. Tutti con lo stesso tatuaggio, lo stesso taglio di capelli, lo stesso modello di smartphone. Si parla sempre meno e si digita sempre di più e quindi un autore deve strappare le parole con il forcipe. Ero convinto che dopo la seconda guerra mondiale tutto sarebbe andato meglio invece viviamo un medioevo senza orizzonti. Anche il cinema italiano deve fare molto di più”.

Per il grande attore romano il compito di un regista passa per “l’osservazione della realtà” e poi il comico quando recita al fianco delle donne non deve mai essere “trombante o conquistatore altrimenti non fa ridere”. “Ho raccontato la megalomania e la mitomania di personaggi che dietro nascondono una grande fragilità e debolezza. Ho voluto rappresentare l’uomo fragile e debole perché sono nato durante il femminismo quando l’uomo è stato messo all’angolo”, dice Verdone che sta girando il suo prossimo film “corale” da regista dove sarà anche uno dei protagonisti e che ha anche in cantiere una serie tv, un format finora per lui inedito.

Non pronuncia un giudizio su Netflix perché “è complicato”, ma per lui la perdita della sala è “un grande dolore perché si perde la condivisione”. Infine su un eventuale film che racchiuda tutti i pezzi dei suoi grandi successi dice: “Non mi sento di farlo perché non trovo necessario mettere in un montaggio tutto quello che ho fatto. E’ inutile. Di sicuro quando morirò gli aventi diritto lo faranno, speriamo il più tardi possibile!”.


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