Manovra, è il giorno del giudizio  

Scritto da il 20 novembre 2018

Manovra, è il giorno del giudizio

(Foto Afp)

Pubblicato il: 21/11/2018 07:06

Siamo al D-Day della manovra. Oggi la Commissione europea pubblicherà le opinioni sui documenti programmatici di bilancio degli Stati dell’Eurozona, incluso quello rivisto dell’Italia, opinione che potrebbe essere negativa, alla luce del fatto che la manovra rivista ha confermato i saldi (2,4% di deficit/Pil nel 2019) e non riporta i cambiamenti “sostanziali” che erano stati chiesti a Roma.

Dopo che, all’indomani della riunione dell’Eurogruppo il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha invitato tutti al realismo, definendo quasi “surreale” il vespaio sollevato dalla manovra del governo gialloverde, dato che è “solo moderatamente espansiva” e che va inquadrata in un contesto economico in deciso “rallentamento”, ieri è stata la presidente del Meccanismo di vigilanza unica della Bce, Danièle Nouy, a lanciare un paio di ‘missili’ verso l’Italia.

Obiettivo, le banche italiane, le cui quotazioni di Borsa continuano a soffrire del rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato. In audizione davanti alla commissione Econ dell’Europarlamento, l’ex alta funzionaria della Banca di Francia prima ha detto che sta facendo gli scongiuri perché la situazione degli istituti di credito della Penisola non precipiti: “Teniamo le dita incrociate per far sì che le banche italiane stiano andando ancora verso una migliore solvibilità e migliori bilanci, sui quali hanno già fatto molti sforzi, con buoni risultati negli stress test dell’Eba”, ha affermato la responsabile della Vigilanza unica.

Non solo. La Nouy, subito dopo, ha paragonato la situazione delle banche italiane a quella degli istituti di credito della Grecia, un Paese che è stato sottoposto alle ‘cure’ della Troika, con dosi massicce di austerità che hanno abbattuto drasticamente il Pil, con pesanti conseguenze sociali: “Personalmente – ha detto la Nouy – penso che le banche italiane abbiano fatto molti sforzi per ripulire i bilanci, aumentare le loro posizioni di capitale, migliorare i loro modelli di business: sarebbe molto triste se venissero colpite dalle conseguenze del dibattito politico”. Poi ha aggiunto: “Ma sono cose che succedono: i problemi delle banche greche sono iniziati con discussioni politiche”. Anche se lo spread tra i Btp e i titoli greci a 10 anni attualmente supera di poco il punto percentuale (Atene paga il 4,68%, noi il 3,63%), mentre quello tra i nostri decennali e i Bund tedeschi supera i 3,2 punti percentuali, la situazione dei due Paesi, e quindi delle relative banche, è oggettivamente difficile da paragonare: il Pil dell’intera Grecia è inferiore, e non di poco, a quello della sola Lombardia.

In più, anche se il debito pubblico supera il 130% del Pil, il nostro Paese destina al servizio del debito, cioè al pagamento degli interessi (un indicatore molto più affidabile della sostenibilità di un debito rispetto al mero rapporto con il Pil), poco più dell’8% del gettito, a fronte del 7% di Regno Unito e Spagna, Paesi che pure hanno rating molto più elevati, come ha notato recentemente il capo economista di Unicredit Erik Nielsen.

In ogni caso l’uno-due, arrivato dalla responsabile della vigilanza Bce, ha mosso, brevemente, i titoli in piazza Affari: il Ftse Italia Banche, l’indice settoriale milanese, che già stava andando male, subito dopo le parole della Nouy ha perso cinquanta punti in una decina di minuti, passando da 7.702 punti a 7.648, per poi rimbalzare. Il settore ha poi chiuso in calo del 2,61%, a 7.645 punti. Il comparto bancario italiano, che pesa molto sulla Borsa di Milano, è notoriamente molto sensibile all’andamento dei rendimenti dei titoli di Stato, inversamente proporzionale a quello dei prezzi. L’allargamento degli spread sui titoli di Stato italiani, ha confermato Andrea Enria, presidente dell’Eba e destinato a prendere il posto della Nouy a partire dal primo gennaio 2019, “ha conseguenze per il sistema bancario, non solo attraverso il diretto impatto sul capitale dalle obbligazioni detenute nel trading book o tra gli Afs (Available for sale, disponibili per la vendita, ndr), ma è anche particolarmente importante la sensibilità dei costi di raccolta” all’andamento dei titoli di Stato.

Per la vigilanza, dunque, “sarà importante concentrarsi sui piani di raccolta” delle banche, “per assicurare che siano robusti anche in scenari avversi nell’ambito del debito sovrano”, ha detto Enria. In mattinata era stato il presidente dell’Eurogruppo, il portoghese Mario Centeno, sempre nella commissione del Parlamento presieduta da Roberto Gualtieri (Pd), a notare che il documento programmatico di bilancio inviato a Bruxelles dall’Italia “non ha migliorato la situazione in termini dei costi del finanziamento del debito, e lo vediamo sui mercati ogni giorno, il che significa che non ha eliminato le preoccupazioni riguardanti la strategia di bilancio dell’Italia”. E ancora, ha detto Centeno, “capisco e condivido le preoccupazioni dell’Italia causate da una crescita debole e problemi sociali complessi: sono problemi seri, che devono essere affrontati. Ma questo si può fare senza mettere a rischio la traiettoria di consolidamento fiscale”.

In più, come ha detto il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis a margine dell’Eurogruppo, dovrebbe esserci “il seguito” alla richiesta fatta all’Italia di illustrare i fattori rilevanti per la redazione del rapporto ex articolo 126.3 del Tfue sul debito. Il rapporto è stato riaperto dopo che Roma, con la manovra 2019, ha annunciato uno scarto rispetto agli obblighi previsti dal braccio preventivo del patto di stabilità. Il rapporto del maggio scorso concludeva che “il criterio del debito dovrebbe essere considerato come rispettato e che una procedura per deficit eccessivo non è necessaria in questa fase, tenendo conto del fatto che l’Italia rispetta ex post il braccio preventivo (del patto di stabilità, ndr) per il 2017”. Per quanto riguarda il 2018 il rapporto concludeva che “l’aggiustamento appare inadeguato ad assicurare il rispetto del piano di convergenza verso l’obiettivo di medio termine per il 2018, sulla base delle previsioni della Commissione. La Commissione riesaminerà il rispetto delle regole sulla base dei dati a consuntivo per il 2018 che dovranno essere notificati nella primavera del 2019”.

Il rispetto delle regole verrà riesaminato prima di allora: sarà oggi il collegio dei commissari, con un atto gravido di conseguenze politiche, a decidere se constatare che la regola del debito è stata violata, cosa che costituirebbe il primo passo formale verso l’apertura della procedura per deficit eccessivo legata al debito, mai utilizzata prima nei confronti di un Paese dell’Eurozona. Se l’esecutivo comunitario dovesse procedere così, ma allo stato non ci sono certezze perché a decidere sarà il collegio dei commissari (e oggi la Commissione ha invitato, tramite i suoi portavoce, ad aspettare le decisioni di domani, prima di trarre conclusioni), allora il passaggio successivo sarebbe nel Comitato economico e finanziario del Consiglio, che ha due settimane di tempo per dare la sua opinione.

Non è detto che vada così: è un esito che a Bruxelles viene tuttora dato per probabile, ma non certo. In ogni caso, il filo del dialogo, che finora non ha dato frutti tangibili, visto che le posizioni non sono cambiate granché, non si spezza: sabato prossimo, ha confermato il portavoce capo Margaritis Schinas, il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker accoglierà il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte per una cena di lavoro a palazzo Berlaymont a Bruxelles, alla vigilia del Consiglio Europeo straordinario sulla Brexit.


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