Peculato, parla Vitiello: “Il mio non è un salva-ladri”  

Scritto da il 20 novembre 2018

Peculato, parla Vitiello: Il mio non è un salva-ladri

(fonte foto: Facebook)

Pubblicato il: 21/11/2018 19:06

Qualcuno l’ha già battezzato “Catellum”. Ma per il suo ideatore “non è una norma salva-ladri”. L’uomo che per una notte ha fatto tremare il governo, presentando l’emendamento al ddl anticorruzione sul quale la maggioranza è scivolata, facendo scoppiare una guerra di nervi tra M5S e Lega, è Catello Vitiello, deputato del gruppo Misto, ex grillino, protagonista del primo momento di vera tensione a livello parlamentare della nuova era giallo-verde.

“Il mio – spiega all’Adnkronos Vitiello – è un emendamento che recupera un orientamento della giurisprudenza. Nel 1990 il peculato è stato modificato, da quel momento in poi il peculato per distrazione è stato oggetto di continue rivisitazioni da parte della Cassazione. E ancora oggi, ultima sentenza giugno 2018, c’è ancora chi ritiene che queste particolari forme di peculato siano un abuso d’ufficio”.

“Io non ho fatto altro che dare un orientamento per evitare una sperequazione. Basti considerare che ci può essere in Italia uno che viene condannato per peculato e un altro per abuso d’ufficio, magari pur avendo commesso lo stesso fatto di reato. E non va bene. Ci vogliono norme certe. Ed è quello che ho fatto io con questo emendamento”, rimarca l’avvocato penalista.

I 5 Stelle parlano di salva-ladri? “C’è un problema giuridico di base, probabilmente loro non hanno letto bene l’emendamento oppure ci vogliono marciare sopra, ma non è così. L’emendamento – replica Vitiello – non salva nessuno. Si parla di due ipotesi di reato e si dice: è l’una e non è l’altra. Quindi non depenalizza nulla. Anzi, è prevista un’aggrevante per l’abuso d’ufficio”.

A chi sostiene che l’emendamento sia stato ispirato da Forza Italia o Lega, Vitiello risponde: “Ho presentato liberamente questo emendamento. E’ vero che c’era un emendamento simile, ma non sovrapponibile al mio, da parte della Lega. Loro lo hanno ritirato evidentemente per ragioni politiche, ma era sbagliato, partiva da una ratio diversa. Ho semplicemente verificato che c’era un principio condivisibile, ma poi l’ho fatto a modo mio. Infatti non ho toccato il peculato ma l’abuso d’ufficio”.


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