Spread giù, ma è ancora incubo Italexit  

Scritto da il 20 novembre 2018

Spread giù, ma è ancora incubo Italexit

(Fotogramma)

Pubblicato il: 21/11/2018 18:28

di Vittoria Vimercati

Che lo spread scenda dopo la decisione della Commissione europea di aprire una procedura per deficit eccessivo nei confronti dell’Italia non deve trarre in inganno. C’è un altro indicatore che oggi sale ed è ai suoi massimi dal 2013: si tratta del cds (credit default swap) a cinque anni sull’Italia, un contratto-polizza che protegge dal rischio di insolvenza dello Stato italiano e dal rischio di ‘ridenominazione’, ovvero dalla possibilità che il Paese esca dall’Euro e che i Titoli di Stato italiani in Euro siano ridenominati in lire, con succesiva, pesante, svalutazione. Ebbene, mentre lo spread chiude a 311 punti, dopo aver raggiunto ieri i 336, il cds a cinque anni raggiunge i 286,1 punti, salendo del 2,3% rispetto alla chiusura di ieri, 279 punti. La crescita del valore del cds sull’Italia, in un anno, è stata del 135%. E come lo spread tra Btp e Bund tedeschi, l’altro indicatore del merito di credito italiano, ha iniziato a salire a metà maggio, con la stesura del contratto di Governo. In quei giorni, il suo prezzo era intorno ai 130 punti. Oggi, è quasi triplicato.

Questo significa che il mercato, mentre comprava o vendeva Btp, faceva contemporaneamente incetta di queste polizze per evitare di perdere denaro sull’investimento. “In pratica, se l’evento contro cui ci si assicura capita, chi ha comprato il cds viene rimborsato. Se non avviene, nel frattempo paga un premio espresso in punti base”, spiega all’Adnkronos Paolo Chiaia, amministratore delegato di Calipso, una società di consulenza nel risk management per le aziende e gli investitori.

Oggi si può “isolare”, rispettivamente, la probabilità di un default e quella di un’ Italexit attraverso lo spread di due distinti cds, quello del 2003 che prezzava solo il primo rischio e quello del 2014 che ha introdotto l’uscita dall’Euro: secondo i calcoli di Calipso aggiornati quotidianamente, ieri la probabilità di un’uscita dell’Italia dall’Eurozona aveva una probabilità pari al 24,8%, ipotizzando una svalutazione al 30%. La probabilità di un’insolvenza era più bassa ma al livello più ampio di sempre dal 2014, il 13,7%.

“La cosa interessante è vedere nel grafico come lo spread sull’Italexit sia rimasto molto basso fino all’inizio del 2017, quando si è cominciato ad accennare all’ipotesi, e poi sia esploso nel 2018“, continua Chiaia. “Questi indicatori hanno dei limiti, perché calcolati utilizzando quotazioni di strumenti scambiati su mercati non così liquidi come quelli dei Btp, però hanno un vantaggio: assicurano dal rischio di ridenominazione”.

Dunque, “è significativo vedere come il mercato, a prescindere dalle dichiarazioni pubbliche, veda ancora un rischio importante da questo punto di vista“. Non è automatico che l’avvio di una procedura di infrazione da parte dell’Europa possa aumentare ancora il prezzo dei cds, “ma sicuramente è difficile – ammette Chiaia – che possa calmare gli animi. Siamo a livelli storici molto elevati”.


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