Tutti contro Gramellini  

Scritto da il 21 novembre 2018

Tutti contro Gramellini

(Fotogramma /Ipa)

Pubblicato il: 22/11/2018 12:58

Una “Cappuccetto Rosso” che “avrebbe potuto soddisfare le sue smanie d’altruismo in qualche mensa nostrana della Caritas”. Questa, per Massimo Gramellini, Silvia Romano, la 23enne cooperante rapita in Kenya da un commando di uomini armati, raccontata oggi nel consueto editoriale del mattino in cui il giornalista – pur condannando i commenti feroci nei confronti della giovane, colpevole solo di essere “entusiasta e sognatrice” -, dà ragione sin dall’incipit a “chi pensa, dice o scrive” che la ragazza avrebbe potuto restare in Italia a fare volontariato “invece di andare a rischiare la pelle in un villaggio sperduto nel cuore della foresta”. Scelta “avventata” quella di Silvia per Gramellini, che per altro “rischia di costare ai contribuenti italiani un corposo riscatto”. Troppo per i lettori de ‘Il Caffè’, che sui social hanno protestato per le parole del giornalista, bollate come “vergognose” e talmente discusse da rendere ‘Gramellini’ trend della mattinata.

“L’incipit de “Il Caffè di Gramellini” di oggi rappresenta perfettamente la deriva del pensiero moderato che rincorre disperatamente il consenso perso”, scrivono, mentre accusano l’editorialista di “deontologia di uno sciacallo da quattro soldi”. Colpa di Gramellini sarebbe quella di essere “ormai allineato al populismo qualunquista“, allineamento che lascia “schifato” l’ex cooperante autore del durissimo commento. “La borghesia madamin torinese è già negli anni ’20 (no, non di questo secolo…)”, commentano ancora, accusando ancora il giornalista di “orribile paternalismo” per una delle tante frasi che ai lettori proprio non sono andate giù – “Ci sarà tempo dopo per fargli la ramanzina”, scrive infatti Gramellini.

E ancora: “Leggetelo e provate a capire che ormai il populismo si è impadronito di noi, a nostra insaputa”. E se per alcuni le “smanie di altruismo” entrano “a pieno titolo nel lessico dell’orrore, con ‘buonista’, ‘estremista umanitario’, ‘pacchia’, ‘taxi del mare’, ‘pace fiscale’, ‘furbetto della mensa scolastica’”, altri all’indignazione sostituiscono invece l’analisi: “Bisognerebbe ragionare – spiegano infatti – su quello che scrive, perché lo scrive e dove lo scrive. Salvini nel 2013 era il leader semisconosciuto di un partito mezzo morto sotto il 5%. Poi il miracolo. Lo si vedeva in TV 24/7. Ragionate”.

Ai ragionamenti, poi, c’è invece chi preferisce commentare con una ironica parafrasi: “Ha ragione – scrivono – chi pensa che il vecchio editorialista torinese assunto al Corriere avrebbe potuto soddisfare le sue smanie di giornalismo in qualche blog locale”. Da Gramellini, intanto, nessuna risposta.


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