Lirica: Opera Roma apre stagione con ‘Rigoletto’ ai tempi di Salò  

Scritto da il 25 novembre 2018

'Rigoletto' ai tempi di Salò apre stagione Opera di Roma

Lisette Oropesa e Daniele Abbado durante le prove di ‘Rigoletto’ all’Opera di Roma (foto di Yasuko Kageyama)

Pubblicato il: 26/11/2018 18:21

Abbiamo spostato ‘Rigoletto’ in un momento tragico del ‘900, quello della caduta del Fascismo e della Repubblica di Salò. Non vogliamo fare un’operazione ideologica né una ricostruzione storica del periodo, ma sottolineare i contenuti politici del capolavoro di Verdi”. Parola di Daniele Abbado che firma la regia di ‘Rigoletto’, l’opera di Giuseppe Verdi che domenica prossima alle 18 inaugura la stagione 2018-2019 del Teatro dell’Opera di Roma. Sul podio Daniele Gatti che promette un’esecuzione “il più possibile fedele a Verdi, senza gli acuti non scritti e con un’attenzione alla drammaturgia. E’ un‘opera che sembra scritta nel Novecento per la sua modernità, dove ogni nota ha un significato preciso”.

Gatti e Abbado, nel corso della presentazione di oggi nel foyer del Costanzi, hanno anche ricordato Bernardo Bertolucci, “il grande regista scomparso che fa iniziare il suo ‘Novecento’ proprio con il gobbo del villaggio, chiamato ‘Rigoletto’, che torna a casa annunciando la morte di Verdi”. Regista e direttore, inoltre, incontreranno il pubblico sabato prossimo alle 11,30 nel foyer del Teatro dell’Opera per raccontare la loro lettura dell’opera di Verdi.

“Una lettura di grande approfondimento che ci restituisce un ‘Rigoletto’ tutto nuovo e in linea con la visione che l’Opera di Roma sta portando avanti del teatro musicale”, spiega il sovrintendente Carlo Fuortes. “L’apertura – dice – è un po’ la bandiera di tutta la stagione, e dopo il ‘Tristano’ di due anni fa e la ‘Damnation de Faust’ dell’anno scorso, un titolo di tradizione ci lasciava un po’ perplessi. Ma è stato fortemente voluto da Gatti e dopo avere visto le prove posso dire che la sua ricerca ha gettato una luce tutta nuova su quest’opera”.

Una ricerca, quella di Gatti, che nasce qualche anno fa “a quattro mani con Daniele Abbado – racconta il direttore d’orchestra – con il quale abbiamo messo insieme lo spettacolo. Avevo diretto ‘Rigoletto’ circa 15 anni fa a Bologna, e avevo voglia di tornare a questo Verdi per mettere in gioco una serie di convinzioni maturate nel corso di questi anni. Soprattutto a partire dalla partitura, spesso disattesa in nome di una tradizione esecutiva che si è incrostata negli anni. Non solo per gli acuti non scritti che, nell’800 i compositori concedevano ai cantanti per facilitare il successo dell’opera e che oggi non hanno più senso, ma anche per i tempi: molte parti dell’opera non si eseguono rispettando l’agogica indicata dal compositore ma quella della prassi esecutiva novecentesca“.

Per il maestro milanese ‘Rigoletto’ “è un’opera scritta in maniera quasi seriale, alla Schoenberg, con un miscuglio di generi, dal comico al grottesco, innestati in un impianto drammatico, dove ogni nota ha un significato preciso“. E’ l’opera della menzogna, dove ognuno nasconde qualcosa, dove Rigoletto non rivela alla figlia neppure il suo nome facendo scaturire un’incomunicabilità che Verdi rende musicalmente: “Il Dna tonale di Rigoletto – spiega Gatti – è il do, mentre quello di Gilda è il mi, due tonalità incompatibili che, nel celebre duetto padre-figlia, rendono musicalmente l’impossibilità tra i due di dirsi quello che vorrebbero“.

E gli fa eco Abbado: “La vita di Rigoletto è basata sulla menzogna, con un solo momento nel terzo atto, nella scena della locanda, in cui mette Gilda davanti alla verità. E qui c’è un’intuizione drammaturgica forte: i muri non servono più a nascondere la verità e vengono fuori le contraddizioni. Verdi è uomo di teatro straordinario e nelle sue opere spesso ci dà messaggi negativi sull’essere umano“.

In questo senso, secondo il regista, ‘Rigoletto’ è “un’opera politica, anche se non in modo ideologico. E’ un’opera dalla doppia lente, da un lato quella delle vicende umane incluse nella storia, politica appunto, dall’altro quella del senso critico dei personaggi verso il loro stesso agire, propria del dramma esistenziale”.

Per una lettura, sia musicale che registica, così impegnativa dell’opera, è stato necessario mettere insieme un cast “in grado di affrontare le richieste interpretative di Gatti e Abbado”, spiega il direttore artistico Alessio Vlad. “E sia Roberto Frontali – aggiunge – che sarà Rigoletto, sia Lisette Oropesa, che sarà Gilda, sono perfettamente in grado di capire e mettere in atto le loro indicazioni”.

“Ho fatto molte volte Rigoletto ma questo è il primo senza acuti”, dice il baritono Frontali, confessando di essere rimasto “stregato da questa lettura”. “E’ la prima volta che canto Gilda così come è scritta. Gatti ci ha dato tante indicazioni musicali che per me sono state delle vere scoperte, tutte cose che non avevo mai sentito prima. E’ come se cantassi quest’opera per la prima volta”, dice il soprano statunitense.

Il cast vede Ismael Jordi e Iván Ayón Rivas (Duca di Mantova), Roberto Frontali e Sebastian Catana (Rigoletto), Lisette Oropesa e Claudia Pavone (Gilda), Riccardo Zanellato (Sparafucile), Alisa Kolosova (Maddalena), Carlo Cigni (Conte di Monterone), Alessio Verna (Marullo), Saverio Fiore (Matteo Borsa) e Nicole Brandolino (Contessa di Ceprano). Irida Dragoti, uno dei giovani talenti selezionati per la seconda edizione del progetto “Fabbrica” Young Artist Program dell’Opera di Roma interpreterà il ruolo di Giovanna.

Il nuovo allestimento avrà le scene e le luci di Gianni Carluccio, i costumi di Francesca Livia Sartori ed Elisabetta Antico, Boris Stetka regista collaboratore, i movimenti coreografici di Simona Bucci. Maestro del Coro Roberto Gabbiani. Dopo la “prima” di domenica 2 dicembre alle 18, il ‘Rigoletto’ andrà in scena martedì 4 (ore 20), giovedì 6 dicembre (ore 20), domenica 9 (ore 16.30), martedì 11 (ore 20), giovedì 13 (ore 20), sabato 15 (ore 18), martedì 18 (ore 20).


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