Edilizia, da rigenerazione urbana indotto di 328 mld  

Scritto da il 26 novembre 2018

Edilizia, da rigenerazione urbana indotto di 328 mld

(Foto Fotogramma)

Pubblicato il: 27/11/2018 16:09

Fermare il consumo di suolo e virare con decisione alla rigenerazione urbana per riqualificare i territori del nostro Paese. Un cambio di passo che nel potenziale indotto economico ha anche un valore di alcune centinaia di miliardi di euro. Per la precisione, secondo il Primo rapporto sulla rigenerazione urbana in Italia, una estesa e capillare campagna di rigenerazione urbana sul territorio italiano è stimabile in circa 328 miliardi di euro.

La ricerca realizzata dal Centro Studi Sogeea, e presentata oggi nel corso di un convegno sul tema organizzato al Senato, calcola con precisione 327.986.751.765 euro, cifra che, spiegano gli analisti, si ricava dalla somma del valore delle opere da realizzare, pari a 310.537.447.415 euro, e degli oneri concessori da corrispondere alla pubblica amministrazione, quantificabili in 17.449.304.350 euro. Lo studio chiarisce ancora che il dato rappresenta poco meno del 17% del Prodotto Interno Lordo dello Stato. “Si deve parlare di rigenerazione urbana e non di consumo di suolo: di riqualificazione degli immobili esistenti, perchè il disagio che viviamo è sotto gli occhi di tutti. Abbiamo cattedrali nel deserto, un notevole patrimonio edilizio esistente che è buttato lì, lasciato cadere e, a volte, nel pieno centro delle nostre città” spiega il presidente di Sogeea e direttore del Centro Studi, Sandro Simoncini.

L’urbanista indica come “pochi territori sono stati sfruttati, manomessi e sfregiati come quello italiano in nome di una cementificazione sregolata” per questo, spiega, “quando parliamo di rigenerare un fabbricato noi parliamo anche di rigenerare l’intero quartiere su cui insiste perchè, magari, quel fabbricato contiene degli elementi che sono funzionali all’intera popolazione locale”.

Per determinare i valori economici dello studio, gli analisti hanno proceduto innanzitutto considerando “scopi e obiettivi” della rigenerazione urbana: su tutti “il contenimento del consumo di suolo e l’intervento sul patrimonio edilizio esistente in regime di trasformazione -compresa demolizione e costruzione con premialità di cubatura secondo le prescrizioni di legge-, recupero e riqualificazione di aree dismesse, di edifici abbandonati o inutilizzati, efficace riutilizzo dei vuoti urbani”. Si è ovviamente cercato, si legge nella ricerca, “di tenere conto il più fedelmente possibile delle specificità territoriali e delle normative delle singole realtà di cui si è stimata la portata degli interventi”. Il dettaglio relativo ai capoluoghi di provincia consegna un quadro di potenziale indotto di assoluta rilevanza: in particolare a Roma (15,6 miliardi di euro), Milano (7,3 mld), Napoli (5,3 mld), Torino (4,8 mld), Palermo (3,7 mld), Genova (3,2 mld), Bologna e Firenze (2,1 mld per ciascuna).

“Nessuna di queste città” ha un quadro migliore o peggiore dell’altra, commenta Simoncini. L’urbanista osserva che “l’Italia ha città storiche che, in quanto tali, purtroppo hanno avuto un’evoluzione continua. Nei vari secoli le città storiche si sono aggregate, evolute e costruite in maniera diversa a seconda di come l’evoluzione sociologica cresceva in quel momento storico”. Questa “è la nostra criticità e per questo oggi abbiamo immobili che anni e anni fa erano preziosi ma ora sono invece totalmente inutilizzati e quindi da rigenerare”. Simoncini sottolinea inoltre che “le grandi città, ma anche realtà abitative di dimensioni assai più contenute, non hanno perseguito serie politiche di riqualificazione ma hanno teso senza sosta a svilupparsi verso l’esterno, creando periferie e frazioni prive di servizi primari e dei necessari requisiti di sicurezza”. “Una prima, timida inversione di tendenza per fortuna si intravede, anche se troppo spesso si lascia mano libera agli enti locali, che in nome della rigenerazione urbana si spingono a varare provvedimenti e norme che, seppur nati con le migliori intenzioni, rischiano di assumere i connotati di condoni edilizi mascherati o di temibili strumenti in mano agli speculatori” avverte infine Simoncini.


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