‘La Melara’ di Brescia racconta la memoria industriale del Paese  

Scritto da il 26 novembre 2018

'La Melara' di Brescia racconta la memoria industriale del Paese

Pubblicato il: 27/11/2018 12:44

Chiusi lì dentro, mentre il buio è l’unica cosa che imperversa insieme ai suoni agghiaccianti degli aerei che passano nel cielo, sembra davvero di vivere le emozioni di chi, durante la guerra, era costretto a rifugiarsi sottoterra per salvarsi ancora una volta dal pericolo della morte. E’ quello che accade nel bunker antiaereo dello stabilimento Leonardo Sistemi di Difesa di Brescia, recentemente restaurato, che restituisce al visitatore l’impatto emotivo forte della guerra. (VIDEO)

Un percorso museale inaugurato nel dicembre del 2013 e visitabile su appuntamento, con l’intento da parte dell’Associazione Museo della Melara, di valorizzare e promuovere la storia della Società e dell’Industria della Difesa italiana, per recuperare la memoria storica del nostro vissuto e dell’importanza che la Breda meccanica Bresciana ha avuto nella produzione di armi leggere. La sua capacità e il genio, tutto italiano, di rispondere alle specifiche esigenze che la nazione, il mercato richiedevano in quel momento storico.

“Il bunker è un rifugio antiaereo e antigas che è stato costruito nel 1940 -dice Maurizio Martina, presidente Gruppo Lavoratori Seniores- dove all’interno venivano ricoverati i dipendenti durante le incursioni aeree”. “L’offerta culturale e didattica che maggiormente attrae il nostro pubblico -gli fa eco Gianpiero Lorandi, Capo Divisione Sistemi di Difesa- in particolare i giovani è la visita al rifugio antiaereo. Rifugio che abbiamo recentemente restaurato e reso fruibile al pubblico. Il bunker utilizzato allora dalle maestranze è stato costruito oltre 70 anni fa dall’azienda, durante il piano di protezione antiaerea”.

I Musei Leonardo sono i testimoni d’eccezione della memoria tecnologica industriale del nostro paese, ed esprimono la piena consapevolezza che la cultura industriale della nostra epoca si formi anche all’interno delle imprese. “Far conoscere la storia industriale di questa società è credo estremamente importante -continua Lorandi-. La Breda meccanica Bresciana ora confluita nella Leonardo Sistemi di Difesa è stata fondata nel lontano 1924 come la sesta sezione della città italiana Ernesto Breda. E’ nata con lo scopo di creare un comparto specializzato esclusivamente nello studio, la progettazione la costruzione di armi leggere”.

Il ruolo della Associazione Museo della è quello di promuovere attività di studio, di ricerca, di formazione e divulgazione nelle aree tematiche della storia della difesa, della storia sociale e dell’archeologia industriale. Il percorso museale è composto, oltre che dalla visita al bunker, anche da una mostra permanente, che raccoglie 200 immagini in bianco e nero e racconta la storia dell’azienda attraverso suggestive visioni industriali, e da un archivio storico suddiviso nelle due sezioni di La Spezia di Brescia, che conserva documenti, disegni tecnici, fotografie, manualistica tecnica, libri e modelli.

“I documenti parlano, i documenti raccontano, attraverso un archivio noi possiamo conoscere storie che rimangono per molti anni dimenticate -dice Alessandra Vesco, archivista-. Attraverso le fotografie abbiamo una lettura della storia diversa. Quindi vari documenti, sia tecnici che fotografici che brochure, tutta la letteratura ‘grigia’ insomma, viene analizzata da un punto di vista archivistico in maniera complementare”.

Un modo di studiare le fonti ‘incrociato’ che aiuta a raccontare la storia di una società altrimenti dimenticata. “Una delle tante fotografie a cui sono legato è quella che rappresenta l’asilo nido che c’era all’interno dell’azienda -racconta Martina-. Consideriamo che durante il periodo della guerra qui c’erano cinquemila persone e la maggior parte dei lavoratori era composto da donne, perché gli uomini erano al fronte”.

Rinverdire la memoria del nostro paese, questo è forse il merito più grande dei Musei di Leonardo. “Dal 2011 ad oggi è stato visitato da circa 7mila persone -afferma Martina – varie associazioni, scuole, cittadini comuni. Un episodio che mi ha toccato particolarmente nel corso degli anni? Non ho dubbi: è stato quando uno dei visitatori ha riconosciuto all’interno di queste fotografie i propri genitori”.


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