Pensioni: Brambilla, 4 finestre di qui al 2020 per la quota 100  

Scritto da il 26 novembre 2018

Brambilla: 4 finestre di qui al 2020 per andare in pensione con quota 100

Alberto Brambilla

Pubblicato il: 27/11/2018 14:23

Prevedere quattro finestre per la quota 100 in due anni, differenziando la possibilità di accesso alla pensione anticipata, a seconda di quanto il lavoratore è stato penalizzato dalla legge Monti-Fornero, rimanendo al lavoro più del previsto. E’ la proposta che illustra a Labitalia Alberto Brambilla, docente universitario e consigliere del vicepremier Matteo Salvini per le politiche previdenziali.

“Per far sì che i conti pubblici non abbiamo un appesantimento eccessivo dall’ingresso in massa di tutta la platea interessata dalla quota 100 -osserva il professore- nei primi due anni si potrebbe fare che hanno diritto ad andare in pensione con la quota 100 tutti coloro che al 31/12/18 abbiano raggiunto i requisiti richiesti (62 anni età e 38 contributi) e calcolando anche quanto tempo siano stati ‘bloccati’ al lavoro dalla riforma Fornero. Si tratta cioè di quei lavoratori che al momento dell’entrata in vigore della riforma avrebbero potuto già andare in pensione con le regole pre-esistenti”.

“Per quelli bloccati da più di 24 mesi al lavoro, l’uscita dal lavoro con la pensione quota 100 sarebbe ad aprile 2019, per quelli bloccati da almeno 18 mesi a settembre 2019, per quelli bloccati da 12 mesi, nel primo trimestre 2020, per quelli da 6 mesi, l’uscita sarà entro settembre 2020”, annuncia Brambilla che aggiunge: “Così abbiamo raggiunto in due anni tutte quelle categorie di lavoratori che la Fornero ha penalizzato, obiettivo primario del vicepremier Salvini”. Nel frattempo, spiega Brambilla, “lavoriamo con i Fondi esuberi e provvediamo a inserirvi tutta la platea dell’Ape (ad esempio, chi ha 62 anni età e 35 contributi ma ha problemi fisici), presa in toto, in modo tale che queste persone possano essere accompagnate alla pensione, senza costi aggiuntivi per lo Stato”.

Anche la procedura cambia: “Portando questa platea nei Fondi, la decisione su chi abbia diritto al prepensionamento e chi no, viene spostata in questo caso dall’Inps alle parti sociali che devono esaminare ogni caso. Del resto, l’Ape non ha funzionato bene, anche perché le modalità di invio e di esame delle domande all’Istituto di previdenza sociale non riuscivano a individuare bene i casi davvero meritori, conosciuti invece da datori e sindacati”, sostiene Brambilla. Una platea, quella ‘ex-Ape’, precisa, “che potrebbe essere anche di 40-50mila persone, a livello di industria, e che, gestita dai Fondi esuberi, non solo non costerebbe nulla allo Stato, ma sarebbe anche un notevole risparmio sul costo del lavoro per le aziende e una concreta possibilità di occupazione per i giovani, per il turn over che inevitabilmente si verrebbe a creare”.

La scelta di istituire contingenti di pensionamento quota 100 nell’arco di 2 anni, trova ragione, spiega Brambilla, nel fatto che “gli studi che abbiamo fatto sulla convenienza di aderire all’opzione quota 110 di qui al 2022 confermano che la maggioranza della platea dei beneficiari sarà intenzionata a scegliere l’anticipo pensionistico e che anche il divieto di cumulo con altri redditi, previsto dalla norma, non potrà essere un ostacolo che limiterà di parecchio il numero di beneficiari”.

Brambilla, peraltro, si dice “contrario al divieto di cumulo perché quando c’è stato ha prodotto solo del lavoro nero”. “La maggior parte delle persone che potranno aderire a quota 100 nel triennio 2019-2020-2021 non vedrà l’ora di andare in pensione e l’impatto potrebbe essere difficilmente sostenibile -avverte Brambilla- mentre dal 2022 la maggior parte di quelli che andranno in pensione avranno la quota più rilevante della pensione calcolata col sistema contributivo (il 65% dell’assegno) e quindi avrà un abbattimento reale del 20% rispetto alla quota maturata ai 67 anni. Il che significa che ci ragioneranno un po’ di più”, conclude Brambilla.


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