Saleem come Giulio, ucciso per le sue domande 

Scritto da il 28 novembre 2018

Cronista Aki ucciso, la moglie: Nessuno ci ha aiutato

Pubblicato il: 29/11/2018 16:13

”Non si saprà mai chi e perché ha ucciso Saleem”. A parlare è Anita, la vedova di Syed Saleem Shahzad, corrispondente di Aki – Adnkronos International rapito e trovato morto in un canale nel nordest del Pakistan nel maggio 2011 e che questo mese avrebbe compiuto 48 anni. Una storia che ricorda da vicino quella di Giulio Regeni, il ricercatore italiano torturato e ucciso in Egitto nel 2016.

”Credo nella giustizia di Allah per Saleem e per i nostri sacrifici”, afferma la donna a proposito dell’inchiesta sull’omicidio del marito e su una possibile giustizia.

Rimasta a vivere con i tre figli in Pakistan, considerato il secondo Paese al mondo più pericoloso per i giornalisti dopo il Messico, la donna racconta ad Aki le difficoltà incontrate dopo la morte di Saleem. ”Non abbiamo ricevuto alcun aiuto dal governo. Non abbiamo ricevuto aiuto da nessuno”, ha detto la vedova, raccontando delle difficoltà di ”dover gestire da sola i miei figli, le finanze e anche gli aspetti emotivi”.

”Sono stanca, ma questo è quello che la vita mi ha dato – prosegue Anita – Allah mi ha reso grazia dandomi tre figli buoni e intelligenti. Il tempo mi renderà giustizia, per questa lotta che sto conducendo da sola”. Definendosi ”una donna forte”, Anita parla di ”vuoto incolmabile lasciato dal padre nei confronti dei figli”, che neanche ”la mia forza e il mio coraggio possono colmare”.

Di Saleem, Anita parla come di ”un buon padre e un buon marito. Sarebbe stato ora il momento per lui di godersi i figli grandi, le loro confidenze e i loro successi”. Il primogenito, vent’anni, sta frequentando l’università, la figlia di 17 è al liceo, mentre l’ultimo nato ha ormai 15 anni. ”Sanno che il padre è stato ucciso mentre stava facendo il suo lavoro, così credono che sia un martire”, spiega Anita. Nessuno dei figli, afferma, vuole seguire l’esempio professionale del padre. ”Nessuno farà il giornalista. Ora sono molto concentrati sui loro studi, vogliono diventare persone di successo. E fare buone azioni”, ha concluso.

Il corpo senza vita di Syed Saleem Shahzad, uno dei massimi esperti di terrorismo della regione, è stato ritrovato il 31 maggio del 2011 in un canale nei pressi di Sara e Alamgir, a circa 150 chilometri da Islamabad. Il cadavere presentava evidenti segni di tortura, con lividi sul volto e costole rotte. Saleem era nato il 3 novembre del 1970 a Karachi, dove ora è sepolto nel cimitero di Qayyumabad. Sulla sua morte è stata aperta un’inchiesta, ma a sette anni di distanza non c’è ancora un colpevole.

Saleem è stato autore di numerosi reportage sui gruppi islamici attivi in Pakistan e nella regione, sul terrorismo e sui legami tra terroristi e militari. Proprio su quest’ultimo tema – in particolare sui legami tra al-Qaeda e Marina pakistana in relazione a un attentato contro una base militare – stava lavorando quando e’ stato ucciso, tanto da far puntare il dito, da parte di ong e di colleghi pakistani, contro l’Isi, i servizi segreti di Islamabad.


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