Bush senior, il presidente più longevo della storia Usa  

Scritto da il 30 novembre 2018

Bush senior, il presidente più longevo della storia Usa

(Afp)

Pubblicato il: 01/12/2018 08:29

Nato il 12 giugno del 1924 in Massachussets, George H. W. Bush, morto oggi all’età di 94 anni, è stato il presidente americano più longevo della storia del Paese. Bush è cresciuto a Greenwich, nel Massachussets, dove la famiglia si era trasferita. Il padre, Prescott, banchiere poi diventato senatore, viene considerato il fondatore della dinastia repubblicana, avviando la tradizione – dalla laurea a Yale, allora una delle più esclusive tra le università Ivy League, alla politica – poi seguita dai figli, nipoti e pronipoti.

Appena 17enne, a un ballo di Natale a Greenwich, George Herbert – che aveva preso il nome dal nonno materno, anch’egli banchiere – incontra la futura moglie Barbara, appena 16enne che poi sposò nel 1945, dopo essere tornato dalla Seconda Guerra mondiale dove combatte come pilota della Marina. Dopo aver completato gli studi a Yale, George H. poi si trasferisce con la famiglia in Texas per lavorare nell’industria del petrolio. George W., suo primogenito e come lui futuro presidente degli Stati Uniti, aveva due anni.

Dopo quasi un ventennio nel campo del petrolio, durante il quale diviene milionario, Bush avvia la sua carriera politica e, sulle orme del padre, nel 1964 si candida al Senato, ma senza successo. Nel 1966 invece viene eletto alla Camera dei rappresentanti, con un nuovo, fallimentare, tentativo di farsi eleggere al Senato nel 1970.

L’anno seguente il presidente Richard Nixon lo nomina ambasciatore all’Onu, il primo di una serie di incarichi di alto profilo. Nel 1973 viene nominato alla guida del partito Repubblicano, un incarico difficile nel momento in cui la presidenza Nixon veniva travolta dallo scandalo Watergate. Una volta diventato presidente Gerald Ford, dopo le dimissioni di Nixon, Bush diventa capo dell’Us liason office a Pechino, l’ambasciata de facto creata dopo il riavvicinamento tra Cina e Usa nel 1973.

Poi nel 1976 diventa direttore della Cia, carica che mantiene solo fino al 1977, quando si insedia il democratico Jimmy Carter e Bush per quattro anni torna nel settore privato. Nel 1979 si candida alle primarie repubblicane che vengono però vinte da Ronald Reagan di cui diventerà il vicepresidente per due mandati, nel 1980 e nel 1984. Nel 1988 la sua candidatura e la sua vittoria alla Casa Bianca, per una presidenza tutta orientata sulla politica estera, dove registra importanti, storici successi.

E’ infatti lui il presidente che, raccogliendo l’eredità lasciata dalla dottrina Reagan e il contrasto al comunismo in tutto il mondo, nel summit a Malta nel dicembre del 1989 con Mikhail Gorbachev dichiara finita la Guerra Fredda. Poche settimane prima era caduto il Muro di Berlino e pochi mesi dopo si sarebbero riunificate le due Germanie. Poi, tra il 1990 e il 1991, Bush costruisce e guida la coalizione per liberare il Kuwait occupato da Saddam Hussein e sconfiggere militarmente l’Iraq nel febbraio del 1991.

Ma nonostante questi successi, Bush nella campagna per la rielezione si trova costretto ad affrontare una dura battaglia con Bill Clinton, un giovane e poco conosciuto governatore democratico. “The economy, stupid”, è la battuta, fatta allora da James Carville, uno degli strateghi di Clinton che poi diventerà uno dei protagonisti della successiva stagione politica di Washington, che sintetizza le ragioni del successo del democratico contro un presidente che gli americani consideravano responsabile o poco interessato ai problemi che provocarono la recessione economica.

Con la sconfitta del 1992, Bush diventa un presidente di un solo mandato e si ritira dalla politica trasferendosi con Barbara nella casa di Houston. Ma otto anni dopo, alla fine dei due mandati di Clinton, il figlio George W. vince – in un’elezione combattuta letteralmente all’ultimo voto con Al Gore, e decisa solo dalla Corte Suprema – le presidenziali. Un altro Bush arriva così alla Casa Bianca. E’ solo la seconda volta nella storia americana che un padre e figlio siano entrambi presidenti, dopo che John Quincy Adams nel 1825 è stato eletto dopo il padre John, che era stato presidente tra il 1797 e il 1801.


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