Governo tratta sul deficit  

Scritto da il 3 dicembre 2018

Governo tratta sul deficit

Foto di repertorio (Fotogramma)

Pubblicato il: 04/12/2018 08:52

Continua la trattativa tra Roma e Bruxelles. “Sto lavorando a tempo pieno per quanto riguarda l’interlocuzione con le istituzioni europee, ci stiamo lavorando a tempo pieno – ha assicurato il premier Giuseppe Conte – credo che nel volgere di qualche giorno avremo un ulteriore passaggio con le istituzioni europee”. “Confido di poter pervenire a quello che è il mio massimo auspicio, il mio grande obiettivo”, ovvero una “soluzione condivisa per evitare la procedura di infrazione”, sottolinea Conte rispondendo allo stesso tempo, a chi gli chiedeva se si stia lavorando a un deficit sotto il 2% a fronte del 2,4% fissato dal governo nel quadro programmatico dei conti: “Non sto lavorando a questo obiettivo”. “Non commento i numeri, stiamo lavorando sui fatti”, commenta dal canto suo Salvini assicurando allo stesso tempo che quota 100 resta. Però il punto resta proprio quello. Un appello a stare attenti è arrivato ieri anche da Confindustria: “Se fossi in Conte chiamerei i due vicepremier e direi loro di togliere 2 mld l’uno e due l’altro. Se nessuno dei due volesse arretrare mi dimetterei e denuncerei all’opinione pubblica chi non vuole arretrare”, ha detto il presidente Vincenzo Boccia ricordando che questa “manovra vale 41 mld di cui 18 per pensioni e reddito di cittadinanza. Per quattro mld appena evitiamo la procedura di infrazione”, conclude.

Quella di “trovare al più presto una soluzione al contenzioso sulla manovra” è una volontà comune come hanno fatto sapere il ministro dell’Economia Giovanni Tria e il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis il quale però insiste sulla necessità di una “correzione sostanziale” della traiettoria di bilancio. Il punto di svolta che ha permesso al dialogo che le due parti invocavano da tempo senza però che portasse frutti concreti di fare passi avanti sarebbe stato l’incontro tra Pierre Moscovici e il ministro Giovanni Tria a Buenos Aires di venerdì sera. In quel momento l’atmosfera tra Bruxelles e Roma è cambiata e quindi anche le diverse sfumature interne all’esecutivo Ue tendono a convergere. Il che non vuol dire che l’accordo sia già fatto: c’è ancora strada da percorrere prima di arrivarci, cosa che comunque dovrà accadere, se accadrà, entro il 19 dicembre, quando il collegio dei commissari si riunirà per l’ultima volta prima della pausa natalizia e quando, se il dialogo non avrà portato risultati soddisfacenti, resta sempre in piedi la possibilità che venga avviata la procedura per deficit eccessivo legata al debito, come ha ricordato ancora una volta Moscovici. Anzi, sarebbe meglio che i progressi necessari fossero fatti entro lunedì 17 dicembre, quando si riuniscono i capi di gabinetto della Commissione per stendere l’ordine del giorno del collegio (quel giorno, contrariamente a quanto riportato da diversi organi di stampa nei giorni scorsi da Buenos Aires, non risulta essere in agenda alcuna riunione dell’Ecofin: la prossima, dopo quella di stamattina, è calendarizzata per il 22 gennaio). L’obiettivo dell’Italia è in prima istanza di convincere la Commissione a non avviare la procedura o, in subordine, quello di avere una procedura il più dilatata possibile. Per questo però è necessario che vengano fatte modifiche “sostanziali” alla manovra, come ha ricordato appunto Dombrovskis. Sempre che, naturalmente, l’intesa sia poi avallata a livello politico dai vertici dei due partiti della maggioranza.


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