Merck premia gli ‘angeli custodi’ hi-tech  

Scritto da il 3 dicembre 2018

Merck premia gli 'angeli custodi' hi-tech

Pubblicato il: 04/12/2018 18:21

Un assistente virtuale per amico di nome Ramsai, che sorregga nei momenti di ansia e permetta un dialogo e un confronto costante sui sintomi della sclerosi multipla, che indichi la farmacia o il centro specializzato più vicino nei momenti di emergenza e ricordi al momento giusto la terapia, aggiornando anche sulle scoperte scientifiche più recenti e rilevanti. Segni particolari: intelligenza artificiale, presente al fianco del paziente 24 ore su 24, 7 giorni su 7. E quando la malattia si manifesta nella sua forma progressiva e più invalidante, un ausilio tecnologico innovativo in grado di integrare le più avanzate soluzioni di ‘tecnologie assistive’ con la tecnologia delle interfacce cervello-computer, offrendo al paziente un accesso personalizzato e adattabile ai mezzi di comunicazione e favorendone l’inclusione sociale e il mantenimento in ambito lavorativo.

Sono le promesse dei due progetti vincitori della III edizione del Premio Merck in Neurologia, che quest’anno ha affidato ai candidati una missione con potenziali ricadute sulla vita di ogni giorno: il miglioramento della qualità di vita della persona con sclerosi multipla in ambito lavorativo o relazionale. I riconoscimenti sono stati consegnati oggi a Milano ai ricercatori che hanno proposto le idee vincenti, al termine della presentazione dei contenuti dei due progetti a cui la Commissione ha deciso di assegnare i premi del valore di 40 mila euro ciascuno.

Ramsai (Remote Assistant for Multiple Sclerosis Associated Issues) è stato proposto da Gloria Dalla Costa, neurologa del Dipartimento di neurologia dell’ospedale San Raffaele di Milano. Mentre h-ADDrEss (Hybrid Bci to Access Digital Devices for people with multiple sclerosis) è stato ideato da Donatella Mattia dell’Irccs Fondazione Santa Lucia di Roma e vedrà lavorare insieme due unità della struttura, il Servizio di ausilioteca per la riabilitazione assistita da tecnologia e l’Unità che si occupa di riabilitazione per la sclerosi multipla. “La malattia colpisce soprattutto i giovani, con esordio intorno ai 25-30 anni d’età, proprio quando ognuno comincia a programmare la propria attività lavorativa e la propria vita familiare e personale. E su questi fronti l’impatto è enorme”, spiega Gian Luigi Mancardi, presidente della Società italiana di neurologia (Sin), che anche quest’anno ha patrocinato il premio.

Dal punto di vista medico, prosegue Mancardi, “abbiamo oggi 20 terapie diverse che sono in grado di affrontare la malattia, ma non abbiamo la terapia in grado di curarla completamente. Non è raro che il paziente possa accumulare disabilità motoria, sensoriale, visiva. Il premio era rivolto allo sviluppo di tecnologie innovative per far fronte a questo tipo di problematiche nella vita sociale”. In Commissione c’era anche Roberta Amadeo, past president dell’Associazione italiana sclerosi multipla (Aism). “Era fondamentale per Aism esserci – sottolinea – per poter portare la concretezza del vissuto dei pazienti. Io convivo con la sclerosi multipla da 26 anni, ho avuto momenti difficili e oggi ho una vita molto attiva, coltivo con l’aiuto di strumenti la passione per il ciclismo. Per noi pazienti la sclerosi multipla sono i sintomi, quello cioè che ogni mattina ti trovi a dover gestire”.

Gli aiuti tecnologici come quelli proposti “non sono privilegi, ma sono delle necessità. Riguardano la possibilità di avere un ausilio che permetta di utilizzare al meglio le nostre forze e competenze. L’aspetto relazionale è un aspetto fondante e dare delle possibilità in più a chi ha qualche difficoltà in più è la carta vincente. Sono stati scelti – riflette Amadeo – due progetti sfidanti”, su cui si è deciso di scommettere “per capire fin dove possiamo arrivare. Non solo le cure, ma anche gli interventi sulla vita quotidiana e le soluzioni devono essere personalizzati. L’obiettivo sono strumenti che funzionino e che siano fruibili dal maggior numero di persone possibile”.

Nell’era in cui milioni di persone nel mondo stanno già sperimentando la ‘conversazione’ con interfacce virtuali come Siri di Apple, Alexa di Amazon o ‘Ok Google’, Ramsai si propone come un ‘chatbot’ su misura per le persone con sclerosi multipla, un agente non umano in grado di simulare un’interazione umana, che non sostituisce il camice bianco, piuttosto fa da supporto. “Il punto di partenza è il bisogno del paziente con sclerosi multipla di una presenza costante, per le sue domande è importante che acceda a un’informazione adeguata e certificata da specialisti – spiega Dalla Costa – I chatbot si basano su algoritmi sofisticati in grado di elaborare le risposte più pertinenti”.

Con l’evoluzione del ‘machine learning’, prosegue l’ideatrice del progetto, “la capacità di comprensione delle richieste degli utenti è migliorata, al punto che si cominciano a vedere utilizzi di chatbot in ambito sanitario, campo in cui si rileva un potenziale ancora inesplorato come testimonia il tasso di crescita previsto di oltre il 20% l’anno da qui al 2023. Per il nostro progetto ci ha ispirato in particolare ‘Woebot'”, chatbot ‘psicologo’ “creato da scienziati della Stanford University e liberamente fruibile su Facebook, per offrire un supporto a chi fa i conti con problemi di ansia o depressione”.

Per h-ADDrESS, l’ideatrice si è chiesta come fare a superare lo scoglio della “‘faticabilità muscolare’, che limita l’accesso in autonomia agli strumenti di comunicazione e interazione digitale. Con interfacce hi-tech si può aprire un nuovo canale di comunicazione direttamente dal cervello a un dispositivo di ausilio o integrare canali diversi. Si possono leggere le intenzioni di una persona rilevandone i segnali cerebrali corrispondenti e trasformarle in azione. Il design tecnologico permette soluzioni personalizzate che aiutino le persone a sentirsi indipendenti e autonome nell’utilizzo degli strumenti, a mantenere un’interazione sociale che va oltre la famiglia”. Alleati sono sensori sofisticati e ‘eye tracker’. “Si partirà – spiega Mattia – da una survey per capire le esigenze dei pazienti, per poi passare allo sviluppo e alla fase pilota e approdare a un protocollo sperimentale” e alla validazione con gli utenti finali.

“Merck ha deciso di investire in questo premio perché oggi le aziende devono sviluppare non solo farmaci di altissimo valore e sempre più terapie personalizzate, ma devono anche costruire tutta una serie di servizi a supporto del paziente, soprattutto attraverso lo sviluppo della tecnologia e del digitale – evidenzia Andrea Paolillo, Medical Affairs Director di Merck in Italia – Il percorso iniziato ormai 3 anni fa ha dimostrato quanto sia estremamente importante utilizzare la tecnologia per rompere le barriere. In questo arco di tempo sono cresciute le proposte che abbiamo ricevuto, e la qualità. La tanto bistrattata Italia in ambito neurologico rappresenta l’eccellenza. Noi vogliamo continuare questo filone, monitoriamo i progetti vincitori affinché diventino soluzioni traducibili concretamente e stiamo già pensando al tema per il prossimo anno”.


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