Sostenibilità: riciclare il cashmere, l’idea di una startup di Prato  

Scritto da il 3 dicembre 2018

Riciclare cashmere, l'idea di una startup di Prato

Pubblicato il: 04/12/2018 15:56

Almeno 300 kg di abiti usati in cashmere, da raccogliere su tutto il territorio italiano e a cui ridare nuova vita, grazie alle tradizionali tecniche di rigenerazione tessile del distretto pratese. Questo l’obiettivo con cui una startup di Prato, Rifò, lancia il progetto “Phoenix” di raccolta di abiti usati che, a partire da oggi e per i prossimi 10 mesi, punterà al recupero delle fibre tessili, alla riparazione, alla rigenerazione e anche alla produzione di nuovi capi con materie prime seconde.

Chiunque può spedire a Rifò (che si fa carico dei costi) i propri capi usati in 100% lana cashmere e che vuole riparare o rigenerare. Una volta ricevuti gli abiti, l’azienda, ove possibile, li riparerà per poi rispedirli al mittente come nuovi o, nel caso non sia possibile la riparazione, li trasformerà in nuovi capi d’abbigliamento, procedendo alla sfilacciatura e trasformando quindi gli scampoli di tessuto in nuovi indumenti. In entrambi i casi, Rifò ricompensa il “donatore” con un buono del valore di 10 euro per l’acquisto di un nuovo capo.

Che siano rotti, scuciti, tarmati o macchiati, tutti gli abiti possono essere oggetto della raccolta. “Iniziamo dal cashmere, ma presto estenderemo la raccolta anche a lana e cotone”, dice Niccolò Cipriani, fondatore di Rifò, che spiega: “purtroppo, non tutte le fibre tessili possono essere rigenerate. E’ il grosso limite dell’industria del fast fashion: i capi che contengono un mix di cotone e poliestere, ad esempio, sono essenzialmente non riciclabili”.

Secondo i dati contenuti nel rapporto “L’Italia del riciclo 2017” di Fondazione per lo Sviluppo sostenibile e Fise Unire, sono 133.000 le tonnellate di rifiuti tessili raccolte in Italia nel 2016, circa 2,2 kg procapite, di cui però solo il 29% destinato al riciclo, inteso come riutilizzo di materie prime seconde per l’industria tessile. Fibre che, comunque, una volta sfilacciate, vengono spesso esportate all’estero per i processi di rifilatura.

“Il grosso dei rifiuti tessili raccolti in Italia viene, di norma, spedito all’estero per i processi di riciclo dello sfilacciato e di rifilatura – continua Cipriani – Con Rifò proponiamo un modello inverso: ci occupiamo direttamente della raccolta di abiti usati sul tutto il territorio italiano, a cui integriamo fibre provenienti da Europa e Stati Uniti, e eseguiamo sfilacciatura e rifilatura a Prato, praticamente a km zero”.

La raccolta rimarrà attiva fino a settembre 2019 ed è aperta alla partecipazione di tutti, sia individualmente che come ‘punto di raccolta’: sul sito web di Rifò, infatti, chiunque può proporsi come ‘collettore’ di abiti usati, contribuendo a velocizzare e amplificare la portata del circuito di economia circolare attivato dalla startup.


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