Graphic journalism, quando la cronaca si racconta con i disegni  

Scritto da il 5 dicembre 2018

Graphic journalism, quando la cronaca si racconta con i disegni

Nella foto i fatti del G8 di Genova del 2001 (Fotogramma)

Pubblicato il: 06/12/2018 16:09

Una volta veniva chiamato ‘fumetto di realtà’, ‘fumetto di impegno civile’ o anche ‘cronaca a fumetti’. E’ il graphic journalism, diventato oggi un vero fenomeno editoriale. A spiegare all’Adnkronos, l’evoluzione di questo genere e soprattutto quanto stia prendendo piede, è Guido Ostanel, direttore editoriale della casa editrice padovana BeccoGiallo, nata nel 2005 specializzata nella produzione e nella pubblicazione di libri a fumetti.

Fin dalle sue prime pubblicazioni, la casa editrice ha fatto del graphic journalism una delle sue bandiere: dalla cronaca dell’uccisione per mano mafiosa del giornalista e attivista Peppino Impastato, e dei giudici palermitani Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, fino alla ricostruzione in chiave giornalistica di eventi che hanno segnato la storia del nostro Paese, come le vicende di Piazza Fontana e Piazza della Loggia e i fatti del G8 di Genova nel 2001.

Nell’accostamento delle due parole, graphic e journalism, “la parte difficile sta nella seconda” spiega Ostanel che aggiunge: “A noi piace il giornalista che studia, si informa, si reca sul posto, raccoglie testimonianze, e chiarisce la sua eventuale presenza nei fatti”.

Non è raro infatti, che in questi di tipi di lavori, il protagonista ‘a fumetti’ sia proprio il giornalista impegnato a ricostruire la vicenda. In questo caso, dunque, “si tratta di una forma di giornalismo più soggettivo” che è importante dichiarare subito, “così da instaurare un patto chiaro con i lettori fin dalle prime pagine”.

Come fa, ad esempio, Claudio Calia, autore che ha fatto del graphic journalism una suo tratto distintivo, nel ‘Dossier Tav – Una questione democratica’: “Calia esprime subito, già nelle prime pagine, la sua personale opinione per poi fare un lavoro di rimessa in fila dei fatti”.

L’importante, spiega Ostanel “è avere una posizione dichiarata e non mascherarla dietro una pseduo-obiettività”. Ma qual è il target di riferimento di questo genere editoriale? “In questi anni ci siamo resi conto che molto dipende dal tema e da quello che può suscitare in quel determinato momento”.

‘Salvezza’, ad esempio, il reportage grafico sulle operazioni di soccorso prestate dall’equipaggio della nave Aquarius ai migranti in difficoltà nelle acque tra il nord Africa e la Sicilia, firmato dallo sceneggiatore Marco Rizzo e dal disegnatore Lelio Bonaccorso (edito da Feltrinelli Comics), “in questa particolare fase storica, può incrociare lettori di diversa fascia di età”.

Il graphic journalism, dunque, intercetta un pubblico più giovane ma non solo: “anche le persone più adulte, che magari hanno vissuto realmente certi fatti di cronaca, penso all’uccisione di Falcone e Borsellino, sono incuriosite da questo strumento che rimette in circolo certe vicende”.

Quanto alla scelta dei fatti da riproporre a fumetto, non c’è una regola precisa. “Come casa editrice analizziamo sempre gli argomenti cercando di intercettare l’interesse del pubblico. A volte, dunque, siamo noi a proporre determinate storie agli autori ma succede anche l’inverso. L’ultima proposta che ci è arrivata è di raccontare coralmente le periferie urbane d’Italia”.

E per chi volesse approcciare per la prima volta a questo tipo di lettura Ostanel consiglia “Fedele alla Linea – Il mondo raccontato dal graphic journalism” di Gianluca Costantini, una raccolta di pubblicazioni su argomenti nazionali e internazionali: dalla zanzara Zika a Putin, dall’ascesa dei grillini a Parma agli attentatori di Charlie Hebdo. Un lavoro, spiega Ostanel, “che attraversa più paesi, dall’Italia all’Africa, ripercorrendo diversi momenti storici”.


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