Feltri: “Tagli editoria? Inc… nero con Salvini” 

Pubblicato da in data 17 Dicembre 2018

Feltri: Tagli editoria? Inc... nero con Salvini

(Fotogramma)

Pubblicato il: 18/12/2018 17:02

“Deluso da Salvini per l’ok ai tagli 5 Stelle all’editoria? Non sono deluso, sono incazzato nero. Anche lui fa come loro“. Vittorio Feltri non ci sta e si scaglia contro la decisione del governo gialloverde di sforbiciare i contributi ai giornali. Tagli rivendicati dal Movimento 5 Stelle come uno dei punti cardine del suo programma elettorale. “O si va tutti sul mercato – dice all’Adnkronos il direttore di Libero – o si va tutti a casa: non si possono regalare soldi a chi non lavora togliendoli a chi lavora”.

“Se i nostri governanti, e mi riferisco in particolare a Salvini e Di Maio, intendono consegnare tutto alla legge del libero mercato tagliando i contributi ai giornali” e “se noi andiamo sul mercato – rincara il giornalista – non vedo perché non debbano farlo la Rai, gli enti lirici, il teatro, l’Anpi e tutti quegli enti che prendono quattrini come sovvenzione dallo Stato. O si va tutti sul mercato o si va tutti a casa”. La decisione dell’esecutivo è dettata solo da esigenze di revisione della spesa o dietro si cela anche il tentativo di ‘zittire’ il dissenso? “Certo che il sospetto viene – risponde Feltri – ma a me non piace teorizzare sui sospetti”.

Alla domanda se si senta deluso da Salvini dopo la scelta del vicepremier leghista di ‘avallare’ i tagli grillini, il giornalista è categorico: “Non sono deluso, sono incazzato nero: vuol dire che anche lui adotta lo stesso piano del M5S”. Feltri cita ancora Viale Mazzini come esempio di sovvenzione statale tollerata dal governo: “Non so perché ci sono 10mila persone in Rai, 5mila delle quali non fanno un cazzo, pagate coi soldi del Tesoro…”.

Al neo-consulente del sottosegretario all’Editoria Vito Crimi, Pier Luca Santoro, che oggi su Facebook ha postato l’ultimo editoriale di Feltri su Libero, criticando sia il giornalista che la testata per la questione del finanziamento pubblico (“a noi tuona le sue, speriamo, ultime grida”), il direttore replica: “La sua è una dichiarazione di voto… gli sta sul cazzo Feltri, non la situazione in sé”. E non risparmia fendenti al sottosegretario grillino: “Dico solo che Crimi è diminutivo di ‘criminale'”.

“Facciano quello che vogliono – rimarca Feltri -, ma non possono impedirmi di dire quello che penso: se si tratta di andare tutti sul mercato sono d’accordo, ma se dobbiamo andare solo noi, ci devono spiegare il perché”, insiste.

Se il governo dovesse andare fino in fondo sui tagli come vi comporterete? “Siamo cittadini come gli altri, non vogliamo lanciare le bombe… dovremo licenziare un po’ di gente. Se io licenzio 10 giornalisti, recupero. Ma non so se quei giornalisti saranno grati a questo governo, che dà i soldi a quelli che non fanno un cazzo. La Costituzione italiana, mi sembra di ricordare, dice che questa è una Repubblica fondata sul lavoro e invece – chiosa il direttore di Libero – diamo soldi a chi non lavora, togliendoli a chi lavora”.


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