Baglioni: “Sono il dirottatore artistico di un festival locomotiva”  

Pubblicato da in data 21 Dicembre 2018

“Il fatto di aver spacchettato i due festival, Sanremo Giovani e Sanremo, creando una curiosa sensazione di A e B ci ha permesso di guardare al festival di febbraio come si faceva qualche anno fa, cercando di proporre un’immagine del contingente”, dice Baglioni che ribadisce di aver deciso di non ritirarsi dopo il grande successo ottenuto lo scorso anno anche per orgoglio, “perché sennò poteva sembrare una botta di culo e basta”.

A chi gli chiede se nella composizione dei tre duetti presenti nel cast (Patty Pravo-Briga, Nino D’Angelo-Livio Cori e Federica Carta-Shade) il direttore artistico sia stato parte attiva come accaduto lo scorso anno, Baglioni risponde ridendo: “Quest’anno sono stato più ricettore artistico, meno interventista“.

Poi calandosi nei panni del “dicitore artistico” tratteggia alcuni filoni tematici che a suo avviso percorrono le canzoni che si sfideranno in gara: “ci sono diversi pezzi sull’essere figli, essere padri, ritratti di nonni. Si avverte l’esigenza di rivolgersi al proprio passato o al proprio futuro, forse perché c’è disagio nel presente. Ci sono diversi pezzi sull’incertezza, da Nek a Renga, ad Achille Lauro. Ci sono alcune proposte estremamente sofisticate. C’è grande vitalità nei pezzi di Ex Otago e Negrita, c’è una nuova Arisa molto curiosa ed eccentrica, c’è la tradizione con intenzioni innovative di Anna Tatangelo. E c’è una certa comunanza nel suono, pur nella differenza di stili”.

Baglioni assicura che quegli artisti che arrivano dalla scena indie o hip hop non hanno dovuto fare concessioni all’insegna di un’omologazione festivaliera: “Io questo discorso sulla canzone sanremese non l’ho mai capito. Sanremo l’hanno vinto canzoni diversissime tra loro. Semplicemente l’anno scorso non c’era stata apertura da certi territori che quest’anno invece sono rappresentati”. E se non c’è grande rappresentazione di cantanti sanremesi “è perché le proposte che ci erano arrivate non erano molto vitali”. Sulla presenza di diversi artisti lanciati dai talent show, su cui lo scorso anno Baglioni aveva fatto ‘muro’, è lui stesso a spiegare: “Io ero contrario a che si creasse una ‘quota talent’. Ma quest’anno evidentemente erano più convincenti le proposte arrivate”.

Qualcuno chiede se in un festival così rinnovato abbia senso ancora che tutti siano accompagnati dall’orchestra e Baglioni replica subito: “Penso sia giusto che Sanremo offra la possibilità della grande orchestra con tutte le sezioni. Si offre all’artista tutta la tavolozza di colori e poi ognuno usa quello che gli serve. Anche perché non esistono strumento vecchi ma solo modi vecchi e nuovi di usarli”. E anche lo sponsor unico Tim si sintonizza sul festival avanguardista decidendo di istituire il premio Tim Music alla canzone più ascoltata in streaming.

Come l’anno scorso, Baglioni annuncia che sul palco del Teatro Ariston si ascolterà soprattutto musica italiana anche dagli ospiti: “Anche gli artisti stranieri che dovessero venire riceveranno l’invito a confrontarsi con la celebrazione della musica italiana. Non sono d’accordo con le ospitate che diventano un francobollo promozionale”.

Il direttore artistico non si sbilancia invece sulla conduzione del festival di febbraio: Claudio Bisio, Gianni Morandi, Virginia Raffaele e Vanessa Incontrada? “Abbiamo avuto contatti con tutti loro. Stiamo ancora ragionando se fare con loro delle cose uniche e sporadiche sul palco o se coinvolgerli nella conduzione di una o più serate. Io non sono nemmeno sicuro di me stesso, non sono sicuro di voler ingombrare il palco o no. Torneranno a trovarci anche Baudo e Rovazzi. Ora però dovremo prendere delle decisioni, sennò ci toccherà organizzare un concorso pure per i conduttori, perché ci avviciniamo ad una rosa di 24″, scherza.

Poi, parlando del fatto che a vincere Sanremo Giovani siano stati due ragazzi italiani di origini straniere (Einar è nato a Cuba ma si è trasferito in Italia dall’età di 9 anni con la madre e Mahmood è figlio di una mamma sarda e un papà egiziano), Baglioni sottolinea: “Il bubbone dell’immigrazione è scoppiato per l’incapacità della classe politica. Non si risolve, non lo risolve nessuno. E abbiamo già perso almeno 25-30 anni. La musica però trova la soluzione. Non ha questo rancore dentro. È finalizzata al raggiungimento della bellezza e dell’armonia”.

A tracciare un bilancio di Sanremo Giovani ci pensa il vicedirettore di Rai1, Claudio Fasulo: “La conduzione di Baudo e Rovazzi resterà per l’ironia e l’affetto tra i due. Siamo davvero soddisfatti. Gli ascolti non sono tutto quando si parla di giovani. Per noi è importante il valore dell’investimento artistico. Il valore televisivo di questa manifestazione è nel domani. La strada che stiamo percorrendo è quella giusta. La svolta del doppio festival è importante e la dobbiamo ad un’intuizione del dirottatore artistico. Ora bisogna lavorarci sopra per il futuro”.

Tra Sanremo Giovani e il festival di febbraio, l’impegno di Baglioni per il festival è paragonabile forse solo a quello profuso per la legge finanziaria, scherza qualcuno. E Baglioni replica ridendo: “Sì ma noi faremo meno danni“. “La destinazione di questo festival non è scontata. Ma se avremo un po’ di fortuna, come ne abbiamo avuta lo scorso anno, credo che potremo fare bene“, conclude il direttore artistico.


Opinioni dei lettori

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato sul nostro sito.* campo obbligatorio.



Traccia corrente

Titolo

Artista

Background