Clima: bilancio 2018, l’anno più caldo in Italia dal 1800  

Pubblicato da in data 27 Dicembre 2018

Il 2018 ha visto anche l’incremento, per numero e intensità, delle trombe d’aria che si sono abbattute su tutto il territorio italiano. Allagamenti da piogge intense ed esondazioni fluviali si sono ripetuti poi in Sardegna, causando danni ad abitazioni ed infrastrutture. Il 2018, poi, verrà ricordato anche per le conseguenze drammatiche delle colate di acqua e fango che hanno causato decine di morti a Isola di Capo Rizzuto, a Dimaro, in Calabria e ancora in Sicilia.

A stilare il bilancio climatico del nostro Paese è “2018 – Cronaca di un’emergenza annunciata”, ricerca realizzata da Legambiente in collaborazione con il Gruppo Unipol e le cui informazioni vengono riportate anche online, nella mappa realizzata dall’osservatorio Città Clima. Vediamole nel dettaglio.

La mappa realizzata dall’osservatorio Città Clima censisce anche gli eventi climatici in Italia dal 2010 a oggi: 437 fenomeni meteorologici che hanno provocato danni sul territorio, con impatti rilevanti in particolare in 264 comuni.

Nello specifico, si sono verificati 140 casi di allagamenti da piogge intense, 133 casi di danni alle infrastrutture da piogge intense con 69 giorni di stop a metropolitane e treni urbani, 12 casi di danni al patrimonio storico, 17 casi di danni provocati da prolungati periodi di siccità, 80 eventi con danni causati da trombe d’aria, 17 casi di frane causate da piogge intense, 68 giorni di blackout elettrici e 62 gli eventi causati da esondazioni fluviali.

Ma ancora più rilevante è il tributo che continuiamo a pagare in termini vite umane e di feriti: oltre 189 le persone vittime del maltempo dal 2010 ad oggi, con 32 morti solo nel corso degli ultimi mesi. A questo si aggiunge l’evacuazione di oltre 45mila persone a causa di eventi quali frane e alluvioni.

Nella ricerca sono evidenziate anche le buone pratiche che si stanno portando avanti in molti territori. Ad esempio a Torino per quanto riguarda la resilienza delle reti idriche e la corretta gestione dell’acqua; o a Milano con i progetti per la riapertura dei navigli e di piazza Gae Aulenti come bell’esempio di adattamento di aree pubbliche. Ancora, viene segnalato il piano per la gestione delle acque di Isola Vicentina; della piazza Roma di Modena; del piazzale Kennedy di Rimini; il piano di adattamento dell’area industriale di Bomporto.

Tra le esperienze all’estero, nella ricerca si sottolinea il diverso approccio per la difesa dalle inondazioni di Boston; l’aumentata resilienza della ferrovia alle inondazioni a Exeter a Taunton, nel sud ovest dell’Inghilterra; le strade dipinte di bianco contro le isole di calore a Los Angeles o ancora a Parigi dove le scuole diventano un’oasi contro il calore.

“Purtroppo dalla COP24 appena conclusa a Katowice non è uscita quella chiara e forte risposta all’urgenza della crisi climatica che ci si aspettava dai Governi – dichiara Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente – La nostra ricerca rende evidente la diffusione e la dimensione degli impatti dei fenomeni meteorologici estremi nel territorio italiano, resi ancor più drammatici dal dissesto idrogeologico, da scelte urbanistiche sbagliate e dall’abusivismo edilizio”. Per questo, l’associazione torna a chiedere l’approvazione di un piano nazionale di adattamento al clima, interventi rapidi e politiche di adattamento a partire dai grandi centri urbani, e all’Europa di rivedere l’obiettivo al 2030 andando ben oltre il 55% di riduzione delle emissioni.

“Il cambiamento climatico, l’evoluzione demografica e la polarizzazione sono i fenomeni più dirompenti per le assicurazioni di oggi e, ancor più, per il loro ruolo futuro nella società – afferma Marisa Parmigiani, responsabile Sostenibilità Gruppo Unipol – Con il position paper Unipol per il clima, già nel 2014 il Gruppo aveva assunto impegni sociali di supporto ai processi di adattamento, sia per la conoscenza dei fattori di rischio e di protezione, che per la potenzialità di assorbimento del rischio residuo. In questi quattro anni, i fenomeni catastrofali collegati al cambiamento del clima sono cresciuti significativamente e crediamo che sia fondamentale un accurato monitoraggio per capire la tendenza, ma allo stesso tempo che ciò non sia sufficiente a promuovere un paese più resiliente se accompagnato da opportune azioni di consapevolizzazione ed advocacy”.


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