’70mila euro a post’, quanto guadagnerebbe Salvini con i brand  

Pubblicato da in data 29 Dicembre 2018

Ma quanto guadagnerebbe il leader della Lega se fosse un influencer (come Chiara Ferragni o Mariano Di Vaio) e ricevesse un compenso per i suoi post? E’ la domanda che abbiamo posto a Matteo Pogliani, esperto di social, comunicazione e influencer marketing. “Salvini – spiega all’Adnkronos Pogliani – per seguito, interazioni e portata è sicuramente equiparabile ai top influencer che dominano la scena social. Facendo una rapida analisi possiamo dare una stima del valore dei post da lui realizzati sui suoi canali, o meglio, possiamo capire quanto un brand pagherebbe per creare dei post sponsorizzati”.

Su Instagram Salvini conta 1,1 milioni di follower, su Twitter oltre 940mila e su Facebook più di 3 milioni 340mila seguaci. “Secondo alcuni report internazionali sul tema costi (Captive8) e le fee di influencer simili per numero di follower e interazioni è possibile stimare che un post di Matteo Salvini potrebbe tranquillamente costare: tra i 25-50mila euro su Instagram; tra i 15-25mila euro su Twitter; tra i 50-70mila euro su Facebook“, afferma l’esperto.

Ma il numero di ‘mi piace’, osserva Pogliani, c’entra fino a un certo punto. E a influire sull’entità dei guadagni sono anche altre variabili. “Quantificare il valore dei post degli influencer – spiega – è tema complesso, discusso e spesso dipendente da molteplici fattori (ancor di più quando non c’è la possibile controprova di dati di vendita o conversioni)”. “Tipologia di attività richiesta, sentiment online, notorietà dell’influencer portano in molti casi a variazioni significative, difficili da stabilire o prevedere. Non è infatti, come troppi pensano, una questione di soli follower, ma della capacità di avere impatto su di loro e spingerli all’azione”.

E in questo “Salvini è senza dubbio una figura di enorme portata, capace di dimostrare con i fatti tutto ciò”. Alle stime sul valore dei post di Salvini “va poi aggiunto un elemento essenziale”, afferma il guru del web, ovvero “la profonda credibilità che la sua posizione e il suo ruolo istituzionale gli conferiscono. Elemento che non molti influencer possono dare e che si farebbe ben pagare nel caso”.

Analizzando la strategia social di Salvini nel suo complesso, Pogliani aggiunge: “Il suo maggior pregio sta proprio nell’aver perfettamente compreso il tono di voce per la sua audience, risultando così vicino, affine, parte stessa di quelle persone a cui si rivolge (si leggano in tal senso anche i post con Nutella e simili). Ed il suo successo sta proprio nell’apparire così, uomo comune tra altri uomini, condividendone passioni (calcio), necessità, rabbia”.

Una ‘vicinanza’ all’uomo comune sottolineata anche da Andrea Paganella, capo segreteria del ministro dell’Interno e socio dello spin doctor del ‘Capitano’, Luca Morisi (col quale ha fondato la società Sistema Intranet). “Matteo Salvini posta da anni quello che mangia, che beve o che acquista, un po’ per stare vicino alla gente che lo sostiene e che gli vuole bene, un po’ per difendere i prodotti ‘Made in Italy’. Lo faceva ieri al 3% e lo fa oggi da ministro dell’Interno con la Lega al 30%”, ha scritto su Fb Paganella per replicare agli attacchi del Partito democratico.

Tuttavia, secondo Pogliani, l’uso dei marchi promosso da Salvini solleva un problema. “E’ innegabile – ragiona l’esperto – che tali comunicazioni, alla luce del suo ruolo istituzionale, creino turbative al mercato, dando visibilità a questi marchi a scapito dei principali competitor. Un fatto su cui, a mio avviso, è giusto che gli enti preposti, Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato su tutti, pongano attenzione e valutino di intervenire”.


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