La sentenza che inchioda la madre di Taverna  

Scritto da il 9 gennaio 2019

La sentenza che inchioda la madre di Taverna

(Fotogramma)

Pubblicato il: 10/01/2019 17:16

La Sesta sezione del Tribunale civile di Roma ha respinto il ricorso della madre della senatrice del M5s Paola Taverna, Graziella Bartolucci, condannandola a pagare anche le spese legali ad Ater e Roma Capitale. La madre della Taverna dovrà quindi lasciare la casa popolare all’Alessandrino in cui vive dal 1994. Ecco la sentenza integrale:

Il Tribunale di Roma – VI Sezione civile, in composizione monocratica, in persona del Giudice dott.ssa Roberta Nardone, nell’udienza del 9.1.2019, esaurita la discussione orale e udite le conclusioni delle parti presenti, ha pronunciato, dandone lettura, il seguente dispositivo di sentenza nella causa iscritta al numero 24789 del Ruolo generale affari contenziosi dell’anno 2018 tra Graziella Bartolucci, elettivamente domiciliata in Roma, presso lo studio dell’avvocato Cancrini Vincenzo che la rappresenta e difende in virtù di mandato in atti (ricorrente) contro Ater Azienda territoriale edilizia residenziale pubblica del Comune di Roma, con sede in Roma, in persona del legale rappresentante pro tempore e, elettivamente domiciliata in Roma presso l’avvocato Carmine Russo che la rappresenta in virtù di procura generale alle liti (resistente), nonché Roma Capitale, in persona della sindaca avv. Virginia Raggi, elettivamente domiciliata presso gli uffici dell’Avvocatura Capitolina in Roma, via del Tempio di Giove 21, presso l’avvocato Cristina Montanaro, che la rappresenta in virtù di procura generale alle liti (resistente).

Per questi motivi, il Tribunale di Roma, sez. VI civile, in persona del giudice Roberta Nardone, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da Graziella Bartolucci nei confronti di Ater Azienda territoriale per l’edilizia residenziale pubblica e Roma capitale, così decide:

– rigetta la domanda

– condanna Graziella Bartolucci alla refusione delle spese di lite in favore di Ater e Roma Capitale che liquida per ciascuna delle predette parti in euro 1.300 per compensi, oltre accessori di legge e rimborso forfettario (15%).


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