Rocco, Muna e gli altri. Duemila sogni realizzati oltre la malattia  

Scritto da il 10 gennaio 2019

Rocco, Muna e gli altri. Duemila sogni realizzati oltre la malattia

Muna in Lapponia con la sua famiglia, ‘ospite’ di Babbo Natale (foto Make a Wish Italia)

Pubblicato il: 11/01/2019 18:05

Spazio e farfalle, musica e sport. Non hanno confini i sogni dei piccoli. Neanche la malattia li può spezzare. Gianluca voleva volare: ha pilotato un piccolo aereo da Genova a Portofino, andata e ritorno. Anastasia, campionessa in erba prima che il destino si mettesse di traverso, è tornata ad allenarsi per un giorno con Vanessa Ferrari, orgoglio italiano della ginnastica artistica. Rocco voleva recitare in un film con Carlo Verdone e, grazie al regista romano che per lui ha cambiato un pezzo di copione, oggi compare nelle vesti di chierichetto in ‘L’abbiamo fatta grossa’ (2016). “La fantasia di bambini e ragazzi ci sorprende ogni giorno”, racconta all’AdnKronos Salute il direttore generale di ‘Make a Wish Italia’, Sune Frontani.

“La nostra associazione nel 2019 festeggia 15 anni di vita – spiega – Con mio marito Fabio e l’aiuto di un paio di amici abbiamo cominciato nel 2004. Il primo desiderio lo abbiamo organizzato sul tavolo della mia cucina. Oggi l’organizzazione è rodata, snella per riuscire a destinare almeno l’82% delle risorse alla nostra ‘mission’, forte dei suoi quasi 300 volontari instancabili e della generosità dei donatori”. Il traguardo dei 2.000 desideri esauditi è stato raggiunto a Natale 2018 e già superato.

MUNA E BABBO NATALE, DESIDERIO NUMERO 2.000 Era il suo sogno di bimba, mai chiuso in un cassetto: conoscere Babbo Natale. Quello vero, unico e solo, residente in Lapponia. Ma Muna, 13 anni, non ha avuto una vita facile, nonostante l’amore dei suoi genitori adottivi, Emanuela e Oscar. Nata in Nepal, aveva solo 6 mesi quando viene colpita da una meningite. Riesce a sopravvivere, ma si ammala cronicamente e da allora convive con l’epilessia. In Italia approda con il fratello Appus all’età di 2 anni, proprio la notte di Natale di 11 anni fa, e da allora vive in Veneto. Muna, un nome speciale (significa ‘desiderio’) per una bambina speciale. Ancora una volta la magia per lei si accende tra il 24 e il 25 dicembre. E il suo diventa il desiderio numero 2.000 realizzato dalla Onlus ‘Make a Wish’. Nelle feste appena concluse, si è trovata in mano un biglietto Milano-Helsinki. Destinazione: Rovaniemi, Lapponia, estremo Nord della Finlandia, fra boschi pieni di neve e fiumi ghiacciati per l’incontro tanto cercato con Santa Claus. L’associazione ha celebrato il ‘giro di boa’ con tanto di palloncini ‘numerici’ e magliette a tema.

“E’ stato emozionante festeggiare così”, racconta Frontani, anima di Make a Wish Italia, da lei fondata nel Belpaese con il marito Fabio, in memoria della figlia Carlotta a cui hanno detto addio quando aveva 10 anni per una grave malattia. Fino al 2004 non esisteva un ramo italiano di questa associazione che oggi è un network presente in 50 Paesi del mondo. E’ stata proprio Carlotta a ispirarli. “Sognava tanto, anche in ospedale – racconta Sune – Immaginava soprattutto di andare lontano, in un luogo esotico. E questo sogno, che lei tramutava in disegni, la teneva impegnata sempre durante i ricoveri. L’idea è stata quindi di fare qualcosa per i bambini che, come è successo a lei, devono affrontare momenti drammatici. Un modo per portarli fuori dall’ospedale, che permettesse loro di vivere un’esperienza importante, speciale, qualcosa che neanche i loro coetanei sani riescono a realizzare”.

Comincia così l’avventura con i sogni dei baby-pazienti italiani. Il numero 2.000, quello di Muna, “è stato organizzato nei minimi dettagli – spiega Sune – Partenza il 22 dicembre, con tanto di comitato di accoglienza organizzato dai volontari dell’associazione, sempre presenti per i nostri ragazzi”. E poi la visita “magica” nell’ufficio postale di Babbo Natale, l’incontro con gli elfi, la slitta con le renne, la festa della vigilia con un cenone “meraviglioso in una baita in mezzo al bosco”. Muna felice, insieme ai genitori e al fratello. Muna che chiacchiera con Santa Claus. “Un premio per la tenacia di questi anni, per ciò che ha saputo fare per recuperare parte delle sue difficoltà”, racconta il papà in un video che racchiude i momenti più belli del viaggio di famiglia. “E’ stato importante comunicare quello che per tutti noi, per i tanti volontari e sostenitori che ci supportano, è un grande traguardo: duemila bimbi che ritrovano il sorriso, un po’ di serenità e felicità per le loro famiglie“, conclude Sune. “I genitori di Muna ci hanno ringraziato con un bellissimo messaggio”. Per una cosa in particolare: “Aver fatto capire ai nostri figli – scrivono mamma Emanuela e papà Oscar – quanto sia importante non smettere mai di sperare, di credere nei sogni”.

“SERVONO FONDI ED ENERGIE NUOVE” – Mille sogni sono stati realizzati in 10 anni, altri mille in 5 anni “e puntiamo al raddoppio”, dice il Dg di Make a Wish Italia. Del resto i pensieri dei piccoli viaggiano veloci. “Al ritmo di una richiesta ogni 35 ore – è il calcolo di Sune, tedesca trapiantata nel Belpaese ormai da 30 anni – Ci scrivono dai più importanti ospedali italiani. Ogni anno riusciamo a esaudire i desideri di 250 baby-pazienti (dato 2018) e vorremmo fare sempre di più”, sottolinea Frontani che oggi ha 51 anni. “E’ un percorso pieno di soddisfazioni, ma molto difficile e impegnativo”. Ed è per questo che “abbiamo sempre bisogno di fondi e di energie nuove” perché la magia continui “anche dopo di noi”, dice la ‘mamma’ della Onlus pensando al futuro.

“Vorrei essere certa che venga raccolto il testimone. E sono ottimista, perché vedo l’impegno dei nostri volontari”. Anche Frontani si dà da fare sul campo, non solo ai vertici. Il marito, 62 anni, è sempre presente dietro le quinte, come presidente. Insieme, dal quartier generale di Genova, portano avanti la missione cominciata nel nome della loro Carlotta. Per ogni desiderio che arriva alla loro attenzione, “serve trovare fondi e organizzare la logistica, in alcuni casi anche viaggio e pernottamento. I personaggi famosi non chiedono nulla. Ho incontrato sempre disponibilità e tanto cuore, ma le spese ci sono. Realizzare un sogno può costare da 500 a 8 mila euro, la media è sui 4-5 mila euro. Siamo tanto orgogliosi di quanto riusciamo a fare”, dice Sune. Make a Wish, sottolinea, “non riceve contributi pubblici. Viviamo del 5 per mille e soprattutto della generosità di privati e aziende, anche se queste ultime sono un po’ diminuite negli ultimi anni, per effetto della crisi”.

La macchina non si è fermata. Sune ricorda Valeria, che ha potuto nuotare in piscina con la plurimedagliata Federica Pellegrini; Francesco e la sua telecronaca di una partita dell’Inter, con Beppe Bergomi e Fabio Caressa su Sky. “Un’altra bimba si sognava veterinaria di animali selvaggi. In un parco ha potuto fare un’ecografia a una tigre e dare le pastiglie a un giaguaro”. E che dire della piccola che desiderava essere una farfalla? Ci è riuscita, “con ali colorate e una carrucola in mezzo agli alberi di Roma, su prati fioriti. E’ stato bellissimo”. Alcuni desideri si ripetono, da Disneyland agli incontri con i calciatori, altri stupiscono.

La prossima sfida? “Uno scricciolo di 8 anni ci ha scritto che vorrebbe andare nello spazio. Ci stiamo lavorando – annuncia Frontani – Collaboriamo con i medici, sono solo loro che possono giudicare la compatibilità di un progetto con la salute fisica del piccolo paziente. Quando raramente dobbiamo arrenderci, ne soffriamo. Ma facciamo sempre il massimo per arrivare alla meta”.

Quello che per il Dg di Make a Wish Italia è più importante è “l’impatto che ogni desiderio ha sul bambino malato. Non è solo un regalo materiale e passeggero, in grado certo di restituire il sorriso. E’ anche un percorso psicologico e l’effetto positivo dura nel tempo. E’ la possibilità per famiglie dalle vite travagliate di avere un momento spensierato tutti insieme lontani dall’ospedale. E’ per i pazienti una vera e propria terapia complementare alle cure mediche che dà la forza di andare avanti e lottare con più grinta. Il bambino capisce che nulla è impossibile, si sente proiettato nel futuro, mantiene viva la speranza della guarigione, aspetto cruciale perché i piccoli in lotta con una malattia spesso si deprimono, perdono la voglia di andare avanti. Noi facciamo capire che bisogna credere nei sogni. Che tutto può succedere”.

E che “si può guarire – continua Sune – come testimoniano tanti nostri volontari che a loro volta sono stati i bimbi a cui abbiamo esaudito un desiderio”. Come Francesca, che oggi ha 20 anni, frequenta l’università e si è lasciata alle spalle la leucemia. La Onlus le è rimasta nel cuore ed è tornata come stagista. Il suo sogno? Essere modella per un giorno. “E’ una bellissima ragazza, le abbiamo regalato un servizio fotografico pazzesco. Un modo per restituire autostima a pazienti che spesso fanno i conti con cambiamenti fisici importanti, come la perdita dei capelli”.


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