‘Cosa nostra’ e affini, boom di ristoranti da Usa a Medio Oriente  

Pubblicato da in data 12 Gennaio 2019

'Cosa nostra' e affini, boom di ristoranti da Usa a Medio Oriente

Pubblicato il: 13/01/2019 13:11

di Roberta Lanzara

Mafia Restaurant ad Amman, Giordania; Mafia Restaurant a Kiev, Ucraina; Mafia Restaurant ad Hurghada, Egitto; Mafia Restaurant a Saragozza, Spagna; e così via in giro per il mondo. Quella dei ristoranti ‘Cosa nostra’ sembra quasi una catena internazionale in franchising ma non lo è. E’ il cosiddetto ‘Mafia Sounding’ a tavola, un business milionario che lucra sulla notorietà di tutte le mafie, dalla ‘ndrangheta alla camorra, provocando però, attraverso queste pericolose ‘evocazioni’, un pesante danno di immagine al Made in Italy poiché “sfrutta gli stereotipi legati alle organizzazioni mafiose e banalizza fin quasi a normalizzarlo un fenomeno che ha portato dolore e lutto lungo tutto lo Stivale”, ha denunciato Coldiretti.

Dunque, oltre al fenomeno dei circa 5mila tra ristoranti, bar, bistrot del nostro Paese finiti nelle grinfie della criminalità organizzata e usati per riciclare il denaro dalle attività illecite delle cosche, ci sono quelli in giro per il mondo che fanno leva sulle suggestioni provenienti dal nome. Apprezzatissimo a Città del Messico ‘Nona di Mafia’, pizzeria che su Tripadvisor ha quasi 5 stelle, 4,5/5 per l’esattezza. Sempre in Sud America, a Villa Maria, in Argentina con quattro stelle su cinque piace ‘La Camorra’. Negli Stati Uniti sono frequenti i locali con riferimenti a background familiari legati al ‘mob’ (la combriccola) di Cosa nostra. Ecco allora a Denver ‘Gaetano’s’ che si autodefinisce on line “istituzione della cultura italiana fondata nel 1947 dalla leggendaria famiglia Smaldone” mentre la catena di bar ‘Trivia Mafia’ da Minneapolis ha aperto decine di locali in tutto il Minnesota.

Volando al vecchio continente ha fatto in questi giorni polemica l’apertura a Parigi del ristorante ‘Corleone’, fondato da Lucia Riina, la figlia del boss di Cosa Nostra morto in carcere nel novembre del 2017. Ma non si tratta di un caso isolato: in Grecia il ‘Mafioso Pizza Cafe’ è considerato un’eccellente tappa della ristorazione nelle classifiche di Tripadvisor. La ‘Camorra’ piace in Austria, a Vienna, e anche in Polonia, dove la cittadina di Myślenice, in provincia di Malopolskie, trionfa su Tripadvisor grazie a una cliccatissima pizzeria a cui il portale web di viaggi e recensioni attribuisce 4 stelle piene su 5. In Belgio ‘I Mafiosi’ è il numero 1 di 5 ristoranti a Moorsel. Anche in Africa il crimine attira: a Johannesburg c’è ‘Mafiosi Italian Deli’, piccolo ma gradito ristorante-paninoteca secondo Tripadvisor. Infine, a Phuket, in Thailandia, a Tri Trang Beach, a richiamarsi a Cosa nostra è un take-away, ovviamente ‘battezzato’ La Mafia.

AMMAN – Mafia ad Amman è un termine ‘cool’; piace ad adolescenti e universitari e dunque è il nome da dare a locali che vogliono fare tendenza ed attrarre le nuove generazioni della movida di Amman. Parola di Hakam, direttore e fondatore di ‘Mafia Restaurant – Abdoun’ e ‘Mafia’, ristoranti italiani della Capitale giordana, che all’Adnkronos racconta: “I nostri ristoranti li abbiamo chiamati così perché si trovano dove si svolge la vita notturna, nelle zone frequentate dagli studenti. Chiamarli ‘Mafia’ ci piaceva e con i ragazzi questa parola funziona. Poi, su richiesta dell’Ambasciata e per rispetto al popolo italiano, abbiamo cambiato il nome. Ora ci chiamiamo ‘I Tre Pazzi’, ma non entra in testa a nessuno e la gente qui continua a chiamarci ‘Mafia’ perché così è abituata”.

D’altra parte, nonostante il cambio di nome, i due locali su Tripadvisor o Google sono conosciuti ancora col vecchio nome, con gli ultimi entusiastici commenti risalenti ad appena tre settimane fa. “Eppure dopo l’intervento dell’ambasciata abbiamo dovuto rivoluzionare ogni cosa: logo, arredi, divise dei camerieri, piatti e bicchieri, stampati, perfino i menu”, riferisce Hakam, che ricorda nostalgicamente: “Proiettavamo all’interno i film Al Pacino, i camerieri erano vestiti in nero, sul retro dell’uniforme troneggiavano stampati don Corleone, don Badalamenti….”, personaggi e antichi ‘fasti hollywoodiani’ che hanno contribuito a rendere indelebilmente celebre l’Italia nel mondo.

Non è bastato così sbianchettare dal menù la ‘pizza Al Capone’, condita con pesto, e la ‘Cosa nostra’, rossa con bresaola. Rivoluzione anche nel servizio: niente più camerieri che “trattavano i clienti con ‘fare e modo di parlare mafioso'”, rigorosamente in arabo però, perché nessuno nei due locali parla italiano, a parte Hakam, ovviamente, orgogliosamente reduce da 20 anni e più trascorsi nel Bel Paese. “In Giordania non è come in Italia – spiega – Se parli con qualcuno e dici che sei mafioso è un po’ come dire che sei un ‘cowboy’, furbo, coraggioso”, ‘mafiuso’ per dirlo in dialetto siciliano, o in arabo ‘mo’afiah’, da cui l’arabismo ‘mafia’ deriva, cioè smargiasso. Una questione da Accademia della Crusca.

KIEV – Il mafioso statunitense Alphonse Gabriel Al Capone, detto Scarface, simbolo del gangsterismo americano e della crisi della legalità che gli Stati Uniti ebbero ad affrontare durante il proibizionismo, è la fonte d’ispirazione di ‘Mafia’ la catena di ristoranti di cucina ‘fusion nippo-italica’ apprezzatissima da ormai un decennio a Kiev, in Ucraina. “Abbiamo aperto questo ristorante 10 anni fa e abbiamo scelto di chiamarlo ‘Mafia’ in ricordo di Al Capone, perché qui si mangiano cibo italiano e sushi”, ha raccontato all’Adnkronos un dipendente e ha commentato: “‘Mafia’….? E’ solo un nome. Vi invito a venire e a sentire la splendida atmosfera del locale, invece”. Su TripAdvisor gli utenti riconoscono al ristorante 3,5 punti su 5 per cucina. “Ci siamo trovati molto bene in questo ‘Mafia’, adiacenze ‘Indipendence Square’. Certo chiamare un ristorante italiano ‘Mafia’ non è il massimo della vita…”, si legge in un commento. Non isolato: “A pochi metri da Maidan questo ristorante intimidisce forse nel nome – si legge ancora – Verrebbe da chiedersi come possa una vergogna nazionale (una delle maggiori) diventare uno strumento di marketing, ma tanto è”.

NEL NOME DI COSA NOSTRA ANCHE CAFFÈ, PATATINE E CONSIGLI ON LINE – Quello del ‘Mafia Sounding’ a tavola è un business milionario che ‘declina’ il nome di Cosa Nostra in ogni genere di prodotto, virtuale e non, legato al mondo dell’agroalimentare: dal caffè ‘Mafiozzo’ stile italiano della Bulgaria al vino ‘Il Padrino’, dagli snack ‘Chilli Mafia’ della Gran Bretagna a quelli tedeschi che ispirano la campagna di crowdfunding ‘Palermo Mafia shooting’ fino alla salsa ‘SauceMaffia’ che condisce le patatine e quella ‘SauceMaffioso’ dedicata alla pasta scovate a Bruxelles.

Il commercio on line fa storia a sé. Su internet è possibile ad esempio acquistare il libro di ricette ‘The mafia cookbook’, di Joseph Iannuzzi, anche conosciuto come “Joe Dogs”, “Joe Diner” o “Joe Drywall”, membro della famiglia Gambino divenuto informatore dell’Fbi, deceduto nel 2015 da cuoco esperto. Sul portale www.candymafia.com, invece, si vendono caramelle per tutti i gusti: “Ci chiamiamo CandyMafia perché tu hai bisogno di una risorsa segreta per trovare i gusti che davvero desideri”, spiegano sul sito. On line è possibile anche ricevere i consigli di Mamamafiosa (www.mamamafiosa.com) con tanto di sottofondo musicale a tema, una foto e la precisazione di essere un personaggio immaginario.

‘MAFIA SOUNDING’, SI INDAGA SU PRIMO CASO FRODE ALIMENTARE – Si indaga sul primo caso di frode agroalimentare che potrebbe riguardare l’ambito del cosiddetto ‘Mafia Sounding’. In particolare, la segnalazione, ancora tutta da verificare, è relativa a un probabile caso di frode agroalimentare riguardante un prodotto che utilizza il nome di un’associazione criminale a scopi pubblicitari. Se risultasse vero, si tratterebbe di una novità perché fino a oggi, stando a quanto riferisce all’Adnkronos Stefano Vaccari, capo dipartimento Icqrf, l’Ispettorato centrale repressione frodi del ministero delle Politiche agricole non ha ancora mai registrato un caso di ‘Italian Sounding’ afferente all’ambito del ‘Mafia Sounding’. “Il termine ‘Mafia Sounding’ riguarda innanzitutto il claim pubblicitario, non il prodotto”, chiarisce Vaccari spiegando che altra cosa, sempre parlando di mafia, sono le frodi agroalimentari della criminalità organizzata. “Abbiamo fatto delle segnalazioni all’estero su alcuni prodotti venduti con una certa origine nonostante non la avessero”, accenna Vaccari, concludendo che l’indagine è ancora in corso: “Gli Stati membri stanno ancora analizzando questi casi”.

600 CASI DI ‘ITALIAN SOUNDING’ NEL 2018 – Sono circa 600 i casi di ‘Italian Sounding’, riscontrati all’estero nel 2018 dall’Icqrf, riporta all’Adnkronos Stefano Vaccari, che informa dell'”uscita tra due settimane del report completo ‘Attività 2018′ dell’Icqrf”. Secondo Vaccari, anche nell’ambito dell”Italian Sounding’ si registra “un trend in crescita per quanto riguarda le frodi di venditori on line, perché – spiega – il mercato internet è a doppia cifra; in decrescita invece le frodi sulle piattaforme di commercio elettronico (Alibaba, Ebay ed Amazon), impegnate in un intenso lavoro di contrasto a imbrogli che impattano e danneggiano enormemente la loro attività”.

“Nel 2018 abbiamo riscontrato circa 600 casi di violazioni di nomi protetti, il cosiddetto ‘Italian Sounding’. Dal 2015 ne abbiamo registrati 2700 – sottolinea il capo dipartimento Mipaaft – Tra 2 settimane poi il ministero pubblicherà il report completo 2018 in italiano, inglese e anche in cinese, e non per un vezzo – spiega – ma perché abbiamo una collaborazione attiva con Alibaba, la piattaforma di commercio elettronico più grande del mondo operante principalmente in Cina, che ci consente di intervenire direttamente e nel giro di poche ore in caso di violazioni o usurpazioni di nomi protetti”. Collaborazioni in tal senso intercorrono anche con Amazon ed Ebay. “Siamo gli unici al mondo ad averle e a poter segnalare e fare eliminare nel giro di poche ore palesi falsi dei nomi protetti”, il che significa, tradotto in cifre, interi containers di falso.

“D’altra parte, l”Italian Sounding’ come richiamo all’italianità non è di per sé vietato – spiega Vaccari – E’ illegale quando inganna il consumatore. Ci sono nomi protetti e non. I nomi protetti non possono essere utilizzati: dunque se un nome protetto è usato indebitamente, il ministero può intervenire attraverso i Paesi membri in cui ciò avviene; i nomi non protetti di prodotti generici invece possono, purtroppo, essere usati. Ad esempio il nome mozzarella può essere usato a patto che non ci sia inganno: va bene dunque che il formaggio in questione sia fatto ad esempio con latte francese – afferma – ma non che ci siano messaggi fuorvianti sulla sua provenienza che alludano al Bel Paese ad esempio attraverso il tricolore italiano. Un nome italiano unito a un’indicazione fuorviante sulla provenienza genera infatti frode. Per questo insistiamo tanto sull’etichetta e l’indicazione della provenienza della materia prima”.


Opinioni dei lettori
  1. Stevappavy   On   16 Giugno 2019 at 05:09

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