Chi non rinnega la firma per Battisti 

Scritto da il 14 gennaio 2019

Chi non rinnega la firma per Battisti

(Afp)

Pubblicato il: 15/01/2019 12:31

Christian Raimo e Sandro Dazieri, ma anche il collettivo Wu Ming e Loredana Lipperini. Non tutti rinnegano la firma apposta nel 2004 all’appello a favore dell’ex terrorista Cesare Battisti, da ieri in carcere a Oristano dopo 37 anni di latitanza. Intervistati dall’Adnkronos, o con un post sui profili social, sono diversi gli intellettuali e scrittori che – contrariamente a quanto accaduto con Roberto Saviano – hanno deciso di confermare l’adesione, rifiutando tuttavia e nettamente l’ettichetta di ‘fiancheggiatori di terroristi’. Ma non c’è solo la firma: lontani dalla linea del governo anche il co-fondatore di Potere Operaio Oreste Scalzone e il direttore de Il Dubbio Piero Sansonetti, che ne chiede l’amnistia.

RAIMO – Con Cesare Battisti in galera “aumenta il populismo penale”. Ne è convinto lo scrittore Christian Raimo che nel 2004, insieme ad altri intellettuali, firmò un appello a favore dell’ex terrorista dell’organizzazione Proletari Armati per il Comunismo. Conversando con l’AdnKronos, Raimo spiega che “Battisti serve al M5S e alla Lega, partiti diversi da molti punti di vista, per aumentare la convergenza ideologica sul populismo penale”. Il suo arresto, osserva Raimo, in questo momento “va a vantaggio della Lega perché il partito di Salvini ha fatto della battaglia sul populismo penale la sua anima cardinale“. Per lo scrittore, “il corpo di Battisti in carcere, isolato e punito sarà una specie di monito. Sarà molto difficile, un domani, che una manifestazione politica che abbia toni più accesi non venga soffocata anche con misure di repressione carceraria molto forti. Un discorso che vale anche per reati di opinione. E’ chiaro che se un ministro si può permettere di dire ‘si va in galera’ e di andare in giro con lo scalpo di Battisti, allora può accadere qualunque cosa. Con Battisti in galera, insomma, la Lega si fa forte di una possibilità di repressione in più”.

“Si è persa – prosegue inoltre Raimo – un’occasione molto grande in questi ultimi anni per provare, anche a partire dal caso di Battisti, a ragionare su due grandi temi politici: il primo è quello della violenza politica degli anni Settanta e il secondo quello della grande questione carceraria. Alla luce di come si è conclusa questa vicenda, con uno schieramento unanime rispetto a una sentenza gioiosamente punitiva, di questi temi-chiave per una democrazia matura oggi non si può neanche parlare perché si potrebbe essere accusati di essere fiancheggiatori dei terroristi. Battisti, per il quale non ho alcuna simpatia personale, era una delle figure più marginali di questa stagione e non ha contribuito a riflettere più in generale su questo periodo”. La sua vicenda, “è l’ennesimo epilogo carcerario di questa fase storica”, aggiunge Raimo che conclude: “Se dovessi chiedere al ministro dell’Interno Matteo Salvini, o a molte persone che ora si affannano ad inneggiare alla galera per Battisti, un approfondimento storico sugli anni Settanta, sono convinto che li troverei molto impreparati”.

Tra i firmatari che non rinnegano l’appello del 2004 per Battisti non c’è solo Raimo. Tra loro anche lo sceneggiatore Sandro Dazieri, il collettivo Wu Ming e la giornalista Loredana Lipperini.

Lontani dalla linea del governo anche il co-fondatore di Potere Operaio Oreste Scalzone e il direttore de Il Dubbio Piero Sansonetti.

DAZIERI – “Non ritiro la firma. Non lo farei neanche se fossi convinto di avere sbagliato – spiega lo scrittore e sceneggiatore Sandro Dazieri all’Adnkronos -. Ma non riesco a fare cose disonorevoli, a differenza di molti altri firmatari dell’appello che oggi negano di averlo fatto ed affermano che per loro lo abbia invece fatto la zia o la cugina. Nonostante Battisti non mi sia mai stato simpatico, ero convinto allora che si sarebbe potuto aprire un dibattito storico sugli anni di piombo, per questo ho firmato e non ritiro la firma anche se siamo diventati i nemici della patria, i fiancheggiatori del terrorismo perchè questa storia è fascismo puro”.

“Avevo firmato l’appello perché avevo letto la controinchiesta e c’erano molti dubbi sul processo – ricorda Dazieri – Ad esempio: Alberto Torregiani (figlio del gioielliere ucciso nel 1979 dai Pac in una sparatoria in cui lui stesso rimase ferito e perse l’uso delle gambe – ndr) si dice che Battisti gli avesse sparato, ma non è vero il proiettile era diretto al padre, non al figlio. Inoltre pensavo fosse il caso di riparlare degli anni 70 – aggiunge -. Pensavamo che si sarebbe potuto riaprire un dibattito finalizzato ad una revisione storica sugli anni di piombo, sulle stragi, sui servizi deviati e sulla giustizia in relazione a quegli anni. La nostra non era una assoluzione a Battisti ma una richiesta di revisione storica che mai è stata accolta. Di contro, a 15 anni dall’appello, noi ancora stiamo subendo un vero e proprio linciaggio. E’ diventato un gioco al massacro in cui i firmatari sono ‘i complici’ di Battisti. Dunque lasciamo far fare bella figura a Salvini che fa il poliziotto”.

Ricevo lettere con insulti e ‘minacce di morte’ in cui sono considerato ‘complice di un assassino’. Lettere del tipo: ‘Ho comprato un tuo libro ma spero che i soldi che guadagni tu li spenda solo in medicine’. Ciò accade perchè purtroppo non c’è spazio per il dibattito in Italia, soprattutto per la viltà di una certa sinistra, che in qualche modo è scomparsa. Parecchi firmatari dell’appello durante una intervista alla Rai in cui avrei voluto stimolare un confronto sugli anni di piombo, mi hanno addirittura attaccato il telefono in faccia per paura di essere definiti ‘filo-terroristi’. Ma io facevo parte di Leoncavallo, che era contro la lotta armata! – esclama -. Dopo la firma, nel 2004 abbiamo subito un vero e proprio boicottaggio: volevano espellerci da tutte le biblioteche d’Italia. Questa storia è fascismo puro. Noi siamo i fiancheggiatori del terrorismo e posso anche capire chi non vuole parlare o se ne è tirato fuori per le conseguenze che rischia di subire, perché poi viene cacciato, attaccato da chi… fa il saluto romano”.

Tra gli autori degli ‘atti di abiura’, Roberto Saviano: “Saviano? Lasciamo stare.Tra i firmatari per Battisti figurava anche lui, ma si è tirato fuori “, taglia corto Dazieri che ricorda di avere lanciato nel 2006 l’appello per la scorta all’autore di Gomorra sottoscritto anche da Massimo Carlotto e Giancarlo De Cataldo e poi dal sostegno di Umberto Eco. “Il nostro non era un appello alla solidarietà ma per la riapertura di un processo fatto negli anni ’70, per discutere di un periodo di errori giudiziari e di chi è finito in galera senza colpa, mentre gli autori riconosciuti della strage di Bologna sono fuori pur essendo stati condannati. Vi rendete conto della differenza? E’ pura ideologia. Non credo più alla possibilità di un dibattito”. E poi ironicamente conclude: “Battisti il leader dei Pac? Non lo era. Era un proletario sfigatissimo. Troppe, troppe forzature”.

WU MING – “Sono quelle giornate in cui la realtà ti ricorda che, anche nei paesi dove si legge pochissimo e gli scrittori non smuovono quasi niente, il potere li guarda con sospetto e appena può li addita ai mastini. Solidarietà ai colleghi ‘mostri’ sbattuti in homepage per una firma”. Così ieri su Twitter la Wu Ming Foundation, la federazione di cui fa parte il Collettivo Wu Ming, attivo dal 2000 che mette insieme gli scrittori provenienti dalla sezione bolognese del Luther Blisset Project, fra i firmatari nel 2004 dell’appello a favore di Cesare Battisti.

LIPPERINI – “Fin qui ho taciuto, però adesso mi sembra che si stia passando la misura. Ho firmato un appello quattordici anni fa – scrive su Facebook la giornalista, scrittrice e conduttrice radiofonica Loredana Lipperini – insieme a una folla di colleghi illustri (cercatevi le firme, basta un clic). In quell’appello si sosteneva ‘E’ bene ricordare che a Cesare Battisti fu concesso asilo politico solo dopo che un magistrato francese ebbe vagliato le ‘prove a suo carico’, e le ebbe giudicate contraddittorie e ‘degne di una giustizia militare'”.

“A Battisti – ricorda Lipperini – erano stati addossati tutti gli omicidi commessi da un’organizzazione clandestina a cui era appartenuto negli anni ’70, anche quando circostanze di fatto e temporali escludevano una sua partecipazione. Questo è quello che ho sottoscritto, perché continuo a credere in una giustizia che non sia vendetta, questo è. Che arrivino vecchi sbavanti delle vecchie destre a urlare sui social, ci sta. Ma che arrivino pure scrittori frustrati in quanto non considerati dal mondo cattivo, a unirsi al coro, è, perdonate, nauseante”, conclude Lipperini.

SCALZONE – “Chiusura di un’epoca? Più che altro – ribatte il co-fondatore di Potere Operaio Oreste Scalzone all’Adnkronos -, per chiusura si intende nelle intenzioni o velleità di LorSignori la chiusura delle porte di una cella dietro qualcuno, un essere umano, che secondo loro dovrebb’essere destinato a cent’anni di solitudine. Altro che ‘voltar pagina’. Qui si parla di catenacci, ergastolo, che adesso va di moda voler rendere reale, effettivo, fino a morte definitiva. Fino a morte, esito di una lunga agonia, morte centellinata ogni giorno, come nelle canzoni di Dalla e De André”.

“Se manteniamo un minimo di senso corrente delle parole, le epoche non si chiudono mai – argomenta Scalzone -. Siamo in presenza di persone che non vogliono chiudere proprio niente, e men che mai con la ‘riconciliazione’ blaterata e vagheggiata da tante ‘AnimeBelle’. Ci sono esempi anche recenti nella Storia, in cui i poteri costituiti hanno ritenuto che, nell’interesse loro e dell’ordine sociale costituito, bisognasse ‘voltar pagina’, con un ‘oblìo giudiziario’, ‘rinuncia alla pena’, com’è scritto nei loro testi, in dottrina giuridica, conchiudere decenni di conflitti sanguinosi: e quando ritenevano di farlo la via maestra era quella di misure di amnistia, indulto, grazia, prescrizione, perfino depenalizzazione”.

SANSONETTI – ”Cesare Battisti è stato condannato sulla base di testimonianze, poco credibili, di pentiti. Sono le uniche prove a suo carico. Mi si dirà che è una sentenza passata in giudicato ma io ho il diritto di contestarla. Bisognerebbe ripensare a quei processi e soprattutto alla legge sui pentiti che rischia di creare ingiustizie. Certo, in questo clima non mi sembra ci sia nessuna possibilità ma sarebbe importante”. Questa la voce fuori dal coro del direttore del ‘Il Dubbio’ Piero Sansonetti che con l’Adnkronos ha commentato l’arresto.

Sansonetti è consapevole che le sue sono posizioni ”più che isolate” ma è una ”ventina di anni che le porto avanti in solitaria”. Anzi l’ex direttore di ‘Liberazione e ‘Il Garantista’ rilancia anche la ”necessità di un’amnistia, non solo per la stagione degli anni di piombo”, ma certo ”in questo clima è difficile da ottenere”.


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