“Membri gladio come partigiani, siano equiparati a militari”  

Pubblicato da in data 19 Gennaio 2019

Membri gladio come partigiani, siano equiparati a militari

Immagine di repertorio (Fotogramma)

Pubblicato il: 20/01/2019 16:34

Gli appartenenti a Gladio, l’organizzazione clandestina nordatlantica ‘Stay Behind nata all’indomani della seconda Guerra mondiale per contrastare eventuali piani di invasione militare, “sono senz’altro parificabili ai partigiani che hanno combattuto per la liberazione dell’Italia durante la Resistenza”, perché “erano, indistintamente, animati dallo stesso spirito di combattere per la liberazione della Patria, principio che è alla base della nascita della nostra Repubblica”. Per questo il loro servizio va equiparato a quello prestato nelle Forze armate.

Lo chiede un disegno di legge presentato al Senato dal capogruppo di Fratelli d’Italia Luca Ciriani, insieme ai colleghi di partito Daniela Santanchè, Antonio Iannone, Patrizio La Pietra e Massimo Ruspandini, rilanciando una proposta già avanzata negli anni scorsi. Un’equiparazione che richiama quella avvenuta per l’appunto a favore del Corpo volontari della libertà, con la legge 21 del marzo 1958.

Il testo prevede anche l’istituzione di un distintivo onorifico composto dall’emblema della Nato con la scritta Stay behind in giallo oro; dal gladio iberico con lama giallo oro, impugnatura avorio, guardia e pomo marrone; dal nastro tricolore verde, bianco e rosso con il motto scritto in nero ‘silendo libertatem servo’.

Tale distintivo potrà essere indossato sia dal personale interno ed esterno, già appartenente alla struttura Stay Behind e congedato dalle Forze armate, con le stesse modalità del personale in servizio, se autorizzato a vestire l’uniforme militare; sia dal personale esterno sull’abito civile, in occasione di cerimonie militari e di manifestazioni dell’Associazione.

L’equiparazione del servizio prestato in Gladio sarà comunque a carattere morale e onorifico, visto che non avrà effetti ai fini retributivi, previdenziali e assistenziali. Ad essere interessati saranno 622 cittadini italiani compresi negli elenchi nominativi suddivisi per regione di appartenenza, indicati nella relazione sulla vicenda Gladio presentata alle Camere dal presidente del Consiglio Giulio Andreotti il 26 febbraio 1991.

Infine il disegno di legge prevede che l’Associazione italiana volontari Stay Behind , costituita il 4 febbraio 1994, sia riconosciuta quale associazione combattentistica e d’arma ed iscritta nel relativo elenco tenuto dal ministero della Difesa.

“In questa nuova atmosfera di tolleranza e di maturità civile, che coinvolge l’intera società italiana, è giusto non dimenticare -è scritto nella relazione che accompagna il disegno di legge- sia i coraggiosi e valorosi partigiani italiani della Resistenza sia tutti gli altri italiani che in epoca successiva non hanno esitato un istante ad arruolarsi nelle Forze armate italiane quando lo Stato maggiore della difesa, in previsione di una temuta invasione dell’Italia da parte di eserciti stranieri, ha chiesto la loro disponibilità ad adempiere al preciso obbligo morale sancito dall’articolo 52 della Costituzione”, che stabilisce che “la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”.

Gli appartenenti a Gladio hanno così deciso di aderire ad “una speciale unità delle Forze armate italiane che li avrebbe adeguatamente istruiti e preparati a svolgere un’attività clandestina di tutela e di difesa di interessi nazionali, un’attività partigiana che sarebbe dovuta entrare in funzione nella sola malaugurata evenienza di un’invasione militare”.

Si tratta di cittadini che “hanno deciso di mettere a repentaglio la propria vita per nobili princìpi e hanno gratuitamente e volontariamente sacrificato il loro tempo libero. Per oltre trentacinque anni hanno svolto, in modo silenzioso e senza nulla chiedere, la delicata e rischiosissima funzione di fedeli custodi dei princìpi di libertà e di democrazia di tutti gli italiani”.

Per questo “sul piano dei loro meriti, questi nostri concittadini sono senz’altro parificabili ai partigiani che hanno combattuto per la liberazione dell’Italia durante la Resistenza. Erano, indistintamente, animati dallo stesso spirito di combattere per la liberazione della Patria, principio che è alla base della nascita della nostra Repubblica”.

Ciriani esprime quindi l’auspicio che il disegno di legge venga approvato “con il consenso più vasto possibile”, per riconoscere i meriti di cittadini che “fedelmente, silenziosamente, volontariamente e gratuitamente” hanno adempiuto, “senza godere di alcuna gratificazione al di fuori di quella morale, al riservato ma ufficiale incarico di carattere militare di vegliare sulla conservazione dei diritti di libertà, di pluralismo democratico di tutti gli italiani”.

Il generale Paolo Inzerilli, che per dodici anni guidò la struttura Gladio, saluta con favore il disegno di legge presentato al Senato da Fratelli d’Italia. E si dichiara “pronto ad appoggiare l’iniziativa nel modo più completo possibile. Francamente -dice all’Adnkronos- non capisco perché fino ad oggi non sia stato riconosciuto il servizio prestato alla Nazione da questi cittadini, in modo gratuito e volontario, animati esclusivamente dall’amor di Patria e perché tutte le varie proposte di legge presentate, la prima delle quali ad opera di Cossiga, siano state fatte decadere dai vari governi che si sono succeduti”. Inzerilli ricorda che questa attività di difesa inizialmente “si sviluppò al confine italo-jugoslavo alla fine della Seconda Guerra mondiale, per contrastare la possibile intenzione della Jugoslavia di spostare i suoi confini al di là dell’Isonzo e mangiarsi parte del Friuli Venezia Giulia”. “Poi -aggiunge- è nata l’organizzazione che doveva contrastare eventuali invasioni da parte delle forze del Patto di Varsavia negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta e sottolineo Settanta. Infatti, come comandante del Battaglione Alpini a Tarvisio, al confine tra Italia, Austria e Jugoslavia, nell’estate del ’74 ebbi modo di verificare che gli jugoslavi, a 100 metri dai nostri confini, stavano scavando le trincee”. “Per dodici anni -conclude Inzerilli- guidando questa organizzazione ho potuto verificare il seguito enorme e la dedizione con cui queste persone hanno servito la Patria e garantito la sicurezza del Paese in tutte le situazioni e francamente non capisco perché ancora tutto questo non sia stato adeguatamente riconosciuto”.


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