Oltre cento morti in mare, ma Salvini non cede  

Scritto da il 19 gennaio 2019

Oltre cento morti in mare, ma Salvini non cede

(Afp)

Pubblicato il: 20/01/2019 07:57

Solo tre sopravvissuti su oltre centro migranti morti in mare. A bordo del gommone naufragato nel Mediterraneo sulla rotta Libia-Italia, c’erano infatti “120 persone”. Questo quanto raccontato all’Oim dai tre superstiti, due sudanesi e un gambiano, ora a Lampedusa, portati lì dalla Marina Militare dopo la tragedia. “Ci hanno raccontato che su quel gommone, partito dalla Libia la notte di giovedì 17, c’erano circa 120 persone. Dopo 10-11 ore di navigazione il gommone ha cominciato a sgonfiarsi e affondare. Le persone sono cadute in mare e sono affogate”, dice all’Adnkronos Flavio Di Giacomo, il portavoce Oim in Italia. “I superstiti sono rimasti a galla intorno alle 3 ore, così hanno indicato anche se la percezione del tempo in quelle situazioni è sempre molto vaga”, aggiunge Di Giacomo. “A bordo – spiega – c’erano soprattutto migranti dell’Africa occidentale subsahariana. Dieci donne tra cui una ragazza incinta e due bambini di cui uno di soli due mesi“.

Ma per il ministro dell’Interno Matteo Salvini nulla cambia, e i porti italiani dovranno restare chiusi. Il ‘no’ è netto: “Il naufragio di queste ore è la dimostrazione che se riapri i porti, che se permetti che tutti vaghino nel mar Mediterraneo imponendo le loro leggi, alla faccia dei leggi dei singoli Paesi, ritornano i morti. Quindi no, no, no! – ha sottolineato in diretta Facebook -. Cuori aperti per chi scappa davvero dalla guerra ma porti chiusi, per Ong, trafficanti e tutti gli altri”.Poi l’attacco frontale alle Ong: “Sarà una coincidenza – si chiede il vicepremier – che da tre giorni c’è una nave di una Ong, proprietà olandese, equipaggio tedesco, che gira davanti alle coste della Libia? Ed è un caso che in questi giorni gli scafisti tornano a far partire barchini, barconi e gommoni mezzi sgonfi che poi affondano e poi si contano i morti e i feriti?”, domanda ancora Salvini. “Se lo scafista sa che se mette in mare questi disperati c’è la possibilità che qualcuno possa tornare a fargli guadagnare quattrini – aggiunge il titolare del Viminale – torna a farlo. Più ne partono, più nei muoiono”.


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