Moneta coloniale diventa un caso, scontro Parigi-Roma  

Scritto da il 21 gennaio 2019

Moneta coloniale diventa un caso, scontro Parigi-Roma

(Foto Fotogramma/Ipa)

Pubblicato il: 22/01/2019 07:30

Sono diventate un caso diplomatico le parole del vicepremier Luigi Di Maio sulla ‘moneta coloniale‘. Affrontando il tema migranti a una manifestazione del M5S ad Avezzano, ha tirato in ballo la Francia, “che in Africa continua ad avere delle colonie di fatto, con la moneta, che è il franco, che continua a imporre nelle sue ex colonie”. Si tratta di soldi, ha tuonato Di Maio, che Parigi “usa per finanziare il suo debito pubblico e che indeboliscono le economie di quei paesi da dove, poi, partono i migranti”. Sullo stesso argomento era poi intervenuto in tv Alessandro Di Battista che, ospite di ‘Che tempo che fa’, aveva portato un fac-simile di una banconota da 10mila franchi CFA per strapparla in diretta.

Dichiarazioni definite “inaccettabili e senza motivo” dal ministro per gli Affari europei, Nathalie Loiseau, e che hanno fatto sì che l’ambasciatrice d’Italia a Parigi, Teresa Castaldo, sia stata convocata al ministero degli Esteri francese. “Il capo di gabinetto del ministro per gli Affari europei – hanno fatto sapere le fonti citate da Europe 1 – ha convocato l’ambasciatrice d’Italia in seguito alle frasi inaccettabili e senza motivo pronunciate ieri dalle autorità italiane”.

Neanche dopo la convocazione dell’ambasciatrice il vicepremier ha fatto passi indietro: “Io non credo che sia un caso diplomatico, è tutto vero: il fatto che la Francia sia uno di quei paesi che stampando una moneta per 14 stati africani impedisce lo sviluppo di quegli stati africani e contribuisce alla partenza di profughi che poi muoiono nel Mediterraneo o arrivano sulle nostre coste”. “Io mi sono stancato di parlare degli effetti dell’immigrazione e voglio cominciare ad affrontare le cause – ha proseguito di Maio – E le cause sono il mancato sviluppo degli Stati africani: dobbiamo lasciarli in pace a casa loro e starcene noi a casa nostra. E quando dico ‘noi’ parlo di quegli Stati europei che invece in questi anni, come la Francia, stampando una moneta per 14 stati come quelli africani si è avvantaggiata anche delle importazioni delle materie prime e ha avuto così anche la possibilità di avvantaggiarsi nella propria economia”.

A intervenire contro le dichiarazioni di Di Maio anche il commissario europeo agli Affari economici e Finanziari Pierre Moscovici affermando che “certe parole sono usate a fini di politica interna, per provocare delle reazioni. Sembrano proprio delle provocazioni, tanto il loro contenuto è vuoto, o a volte irresponsabile. Bisogna guardarsi dal cedere alle provocazioni, bisogna evitare di fare un favore agli autori prendendole sul serio, perché non hanno alcun senso”.

Le tensioni delle ultime ore costituiscono il nuovo capitolo di un rapporto che, dallo scorso anno, è stato condizionato da un confronto spesso aspro sul tema dell’immigrazione. A marzo è esploso il primo caso Bardonecchia, legato agli sconfinamenti contestati agli agenti francesi che si sono ripetuti anche in autunno. A giugno, invece, i toni si sono alzati in relazione alla vicenda che ha coinvolto la Aquarius. La nave, dopo la chiusura dei porti italiani, ha attraccato a Valencia. La posizione del governo italiano è stata criticata in Francia ai più alti livelli. Il 13 giugno, quindi, il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, aveva convocato alla Farnesina l’ambasciatore francese Christian Masset e, data la sua assenza da Roma, aveva ricevuto l’Incaricata d’Affari, Claire Anne Raulin. Moavero, come spiegato la Farnesina, nella circostanza “ha comunicato che il governo italiano considera inaccettabili le parole usate nelle dichiarazioni pubbliche rese” il 12 giugno “a Parigi, anche a livello governativo, sulla vicenda della nave Aquarius. Il ministro Moavero ha chiarito che simili dichiarazioni stanno compromettendo le relazioni tra Italia e Francia”. Nella nota, venivano stigmatizzati i toni “ingiustificabili, tenuto conto che da molti mesi ormai il nostro Paese ha pubblicamente denunciato l’insostenibilità dell’attuale situazione di latitanza di un approccio coordinato e coeso a livello europeo circa la gestione dei flussi migratori, rispetto ai quali l’Italia non si è mai tirata indietro”.


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