Polemica su titolo ‘Libero’, Crimi: “Valutiamo blocco fondi”  

Scritto da il 22 gennaio 2019

Titolo contro gay, bufera su 'Libero'. Di Maio: Basta fondi

Pubblicato il: 23/01/2019 10:40

E’ bufera su ‘Libero’ che oggi titola in prima pagina: “Calano fatturato e Pil ma aumentano i gay”. Il vicepremier Luigi Di Maio va su Facebook all’attacco del quotidiano diretto da Vittorio Feltri: “Abbiamo fatto bene o no a tagliare i fondi a giornali del genere? Scriveranno queste idiozie senza più un euro di fondi pubblici. Vito Crimi – ha ricordato – ha avviato la procedura che azzererà i finanziamenti pubblici entro i prossimi tre anni”.

Il sottosegretario con delega all’Editoria dice a proposito del titolo di ‘Libero’: “Provo disgusto “. “Un giornale – scrive in una nota Crimi – che riceve soldi pubblici che prima pubblica titoli razzisti contro, poi oggi anche omofobi. Avvierò immediatamente – annuncia – una procedura interna per vagliare la possibilità di bloccare l’erogazione dei fondi residui spettanti a un giornale che offende la dignità di tutti gli italiani e ferisce la democrazia”. ”Mi aspetto che il giornalismo che tanto vede in noi il nemico -avverte Crimi – faccia sentire la sua voce. Probabilmente, chi distrugge la credibilità della stampa sono proprio alcuni giornalisti”.

Su Twitter, Manlio Di Stefano, sottosegretario M5S agli affari esteri, scrive: “Titoli del genere, così come quello sui terroni, creano discriminazione e fomentano odio. L’ordine dei giornalisti ha il dovere – sottolinea – di intervenire tempestivamente. Tagliare i fondi a giornali come questo è doveroso. Questa non è informazione! NonLeggoLibero”.

Esprime la sua indignazione anche Alessandro Zan, deputato del Pd e da sempre attivista per i diritti Lgbt, che parla di “un titolo ignobile, fatto da un direttore disperato per il crollo delle vendite di copie del suo giornale”. “Non è che i gay – dice l’esponente dem all’Adnkronos – aumentano o gli etero diminuiscono, perché l’orientamento sessuale di una persona non si decide, ma semplicemente si nasce così. E’ la condizione umana della persona, tutto qui. Se mai oggi, fortunatamente, i gay e le lesbiche di questo paese si dichiarano in famiglia, agli amici e nei posti di lavoro e questa è la condizione e il presupposto fondamentale per essere felice come tutti gli altri”. “Questo titolo – avverte Zan – evoca ancora l’omossessualità come colpa o come cosa di cui vergognarsi, perché alcuni (fortunatamente oggi la minoranza), vorrebbero ancora che gli omosessuali fossero nascosti e invisibili nella società”.


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