Il piccolo Alex lascia l’ospedale  

Scritto da il 23 gennaio 2019

Il piccolo Alex lascia l'ospedale

(Foto dalla pagina Facebook dei genitori del piccolo Alex)

Pubblicato il: 24/01/2019 11:27

Riuscito il trapianto per il piccolo Alex all’ospedale Bambino Gesù di Roma. Il bimbo affetto da Linfoistiocitosi emofagocitica, trasferito a fine novembre nella struttura capitolina dal Great Ormond Street Hospital di Londra, e sottoposto il 20 dicembre a trapianto di cellule staminali emopoietiche da genitore, è in dimissione dall’ospedale in buone condizioni di salute. Lo riferisce una nota del Bambino Gesù.

“Le cellule del padre, manipolate e infuse nel bambino di 20 mesi, a distanza di 1 mese dal trapianto hanno perfettamente attecchito – si legge – ripopolando adeguatamente il sistema emopoietico e immunitario del paziente. Nell’arco delle 4 settimane successive al trapianto non si sono registrate complicanze, né sul piano infettivo, né sul piano del rigetto, il problema principale per situazioni di questo tipo. Alla luce di queste evidenze, il percorso trapiantologico può dirsi concluso positivamente”.

NUOVA FASE – Il farmaco salvavita (emapalumab) che teneva sotto controllo la malattia regolando le reazioni del sistema immunitario è stato sospeso la scorsa settimana. Il bambino, in buone e stabili condizioni di salute, lascerà l’ospedale nelle prossime ore. Si apre ora una nuova fase, che come in tutti questi casi prevede visite di controllo in Day Hospital con frequenza inizialmente settimanale e poi, via via, sempre più distanziata.

I MEDICI – “Siamo soddisfatti del percorso trapiantologico del bambino, che al momento è stato perfetto” commenta Franco Locatelli, direttore del Dipartimento di Oncoematologia e Terapia cellulare e genica. “Nelle prossime settimane andrà monitorato accuratamente il completamento del processo di ricostituzione immunologica, così come il persistere di un attecchimento completo delle cellule paterne. I rischi ai quali i pazienti di questo tipo possono andare incontro dopo la dimissione sono principalmente legati allo sviluppo di complicanze infettive. Per questa ragione il bambino verrà strettamente controllato con periodiche visite presso il nostro reparto di DH. Doverosamente premessa questa nota di cautela, non possiamo che essere, allo stato attuale, felici per l’evoluzione di questa vicenda così complessa”.

LA STORIA – La sua storia inizia in Inghilterra, dove Alex vive con i genitori e da dove era partito il loro appello a trovare un donatore compatibile, per provare a salvarlo. Un appello che ha ricevuto migliaia di adesioni anche in Italia.

Per trovare il donatore, i medici londinesi hanno attinto al ‘British Bone Marrow Registry’, il registro inglese dei donatori di midollo osseo. Ma la ricerca non ha ottenuto nessun risultato ed è stata estesa a tutti gli altri registri mondiali, tra cui l’Ibmdr con sede a Genova. E anche all’iscrizione volontaria, scelta da moltissimi italiani in pena per la vita di Alex. Nessun risultato anche in questo caso, se non quello di individuare un possibile donatore straniero, che però non sarebbe stato disponibile prima del mese di gennaio. Troppo tardi per Alex.

Il bimbo è stato trasferito lo scorso dicembre al Bambino Gesù di Roma, dove l’équipe di Franco Locatelli ha tentato il tutto per tutto con l’obiettivo di salvarlo con una procedura all’avanguardia. Nel pomeriggio conferenza stampa organizzata dall’ospedale insieme ai medici con il papà di Alex e il ministro della Salute, Giulia Grillo.


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