Addio a Lagerfeld, ultimo imperatore della moda  

Scritto da il 18 febbraio 2019

Addio a Lagerfeld, ultimo imperatore della moda

Karl Lagerfeld con Cara Delevingne (Fotogramma)

Pubblicato il: 19/02/2019 15:52

di Federica Mochi

Un esteta. Un poeta. Un visionario. Fenomenale, geniale. Un re, un imperatore, in una parola: inimitabile. Karl Lagerfeld è morto e la moda non sarà più la stessa. Il leggendario direttore creativo di Chanel e Fendi è deceduto stamattina all’ospedale americano di Parigi, a Neuilly-sur-Seine, nell’Haut-de-Seine, dove era stato ricoverato ieri. Era inarrivabile. Impossibile da eguagliare. Aveva 85 anni Kaiser Karl – così lo chiamavano gli addetti ai lavori – ma dell’età non si preoccupava poi molto, giocando sempre sulla sua data di nascita.

Parlava almeno quattro lingue, aveva una gatta, Choupette, una birmana di 7 anni dalla quale non si separava mai e che amava definire “una presenza meravigliosa” nella sua vita. Appassionato bibliofilo, (collezionava oltre 300mila volumi) sarebbe riduttivo definirlo solo un stilista. Perché Lagerfeld è stato molto di più: direttore artistico di Chanel dal 1983, e di Fendi (da oltre 50 anni) ha anche intrapreso numerosi altri progetti creativi come disegnatore, fotografo e arredatore d’interni.

L’ultimo dandy di Parigi era una fucina continua e inarrestabile di idee. Come un re Mida, era impossibile non riconoscere il suo tocco in ogni abito, in ogni silhouette. Così come il suo aspetto, che aveva costruito ad arte attorno agli abiti ultra slim realizzati da Hedi Slimane. Altro enfant prodige della moda, per alcuni erede naturale dello stesso Karl. Lagerfeld adorava quei completi affusolati ma la sua fisicità non gli consentiva di indossarli. Per riuscirci arrivò a perdere 40 kg in tredici mesi. E da quel momento l’abito slim divenne la sua divisa. Completo nero, camicia dal colletto inamidato, rigorosamente alto, occhiali da sole, coda di cavallo, cravatta, mezzi guanti di pelle e un ventaglio.

Inflessibile e tagliente nei giudizi, non aveva peli sulla lingua: “Le stampe floreali sono per signore di mezza età che hanno problemi di peso” una delle sue massime. Lui, che senza usare troppi giri di parole si definiva “una specie di ninfomane della moda che non raggiunge mai l’orgasmo” non risparmiava nessuno. Nemmeno la cancelliera tedesca Angela Merkel accusata di aver permesso, grazie alle sue politiche migratorie, l’ingresso nel parlamento tedesco dell’Afd. Indignato, qualche mese fa Lagerfeld aveva minacciato di rinunciare alla cittadinanza tedesca.

Il Lagerfeld-giudizio aveva punzecchiato un po’ chiunque: la cantante Adele? “Un po’ troppo grassa”. Pippa Middleton? “Non mi piace la sua faccia, dovrebbe mostrare solo il sedere”. Per le comuni mortali, invece, aveva semplicemente messo all’indice i pantaloni della tuta, “il segno del cedimento finale“.

I maligni dicevano che non aveva mai preso in mano un paio di forbici. I suoi fan lo adoravano. Parigino d’adozione, Lagerfeld nasce ad Amburgo, dove suo padre Otto è un agiato produttore di latte condensato e sua madre Elisabetta figlia di un politico locale. E’ lei a consigliargli di fare le valigie per Parigi, dove negli anni ’50 vince il prestigioso concorso organizzato dall’International Wool Secretariat (IWS) con un cappotto.

Per il giovane Karl si spalancano presto le porte dell’atelier di Pierre Balmain e inizia a collaborare per varie case di moda, tra cui quella di Jean Patou. Negli anni ’70 il suo principale ‘rivale’ si chiama Yves Saint Laurent. Ma non si lascia certo intimidire. La sua ascesa è inarrestabile. Dopo aver preso il timone di Chloé viene chiamato a Roma dalle sorelle Fendi per dare nuova linfa alle pellicce poi alle collezioni donna. Maison che non abbandonerà più, disegnando assieme a Silvia Venturini Fendi fino alla fine. Ma il colpo da maestro arriva negli anni ’80 quando assume le redini di Chanel trasformando una maison impolverata in un’etichetta di lusso moderna e internazionale.

Pur rimanendo fedele al patrimonio stilistico di Coco Chanel, Lagerfeld ha saputo reinventare l’intero universo della maison della doppia C rendendo immortali le icone di Mademoiselle – il matelassé, il tailleur bouclé, il sandalo bicolor, la mitica 2.55, la camelia, il bianco e il nero – aggiungendo un tocco punk-rock, come gli stivaletti, le catene e l’iconica borsetta ‘Boy’.

Pioniere, innovatore, fu il primo a portare una sfilata di moda a Cuba. “E’ importante che i giovani scoprano lo stile di Coco, e ci vuole anche un po’ di divertimento” confessò a Suzy Menkes parlando della primissima collezione. Era il 1983. Vogue ci vide lungo e titolò: ‘Tutti parlano di Chanel’, ignorando, probabilmente che il nome di Lagerfeld sarebbe stato per sempre legato a doppio filo alla maison.

Lavoratore instancabile, Lagerfeld ha disegnato fino alla fine con dedizione e passione, senza mai perdere il fiuto per le tendenze. E per le location da sogno, dove ha ambientato ogni sfilata trasformandola in un evento kolossal. L’occhio sempre attento a scoprire nuovi talenti, diventati nel tempo le sue muse, come Inès de la Fressange e Claudia Schiffer, passando per Lily Rose Depp, Florence Welch, Kristen Stewart, Alice Dellal e le italiane Vittoria Ceretti e Chiara Scelsi.

Non solo pret-a-porter e alta moda, Lagerfeld ha dedicato anima e corpo nel valorizzare il lavoro di chi si occupa dei cosiddetti ‘métier d’art’ ai quali ogni anno ha dedicato una sfilata ad hoc in giro per il mondo (facendo tappa anche a Cinecittà). Non si è tirato indietro neanche di fronte al fast fashion, diventando il primo designer, nel 2004, a realizzare una collezione per H&M.

La sua salute da qualche settimana aveva iniziato a destare preoccupazione nel settore. Soprattutto lo scorso 22 gennaio quando Karl non era uscito in pedana dopo la presentazione dell’haute couture: la prima volta in 36 anni. Fu Virginie Viard, da anni braccio destro e sinistro dello stilista, ad affacciarsi al suo posto per salutare la folla mentre veniva presentata l’ultima uscita della collezione, una sposa scintillante fasciata da un costume da bagno ricamato. Chanel aveva rassicurato i fan spiegando che il Kaiser della moda era solo stanco. Nessuno sa dire chi prenderà il suo posto. Quel che è certo è che con Karl si è chiusa per sempre un’epoca che non tornerà più. Quella della grandeur, degli stilisti superstar, del genio inarrivabile, del mito.


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