Manovra, Boccia: “Il governo reagisca” 

Scritto da il 20 febbraio 2019

Manovra, Boccia: Il governo reagisca

(Fotogramma /Ipa)

Pubblicato il: 21/02/2019 16:33

“Più che una manovra di correzione sarebbe utile dare impulso a una manovra di compensazione che – utilizzando le risorse già stanziate, e quindi senza appesantire deficit e debito – faccia partire al più presto i cantieri grandi e piccoli che aspettano di essere aperti in tutta Italia con un impatto sull’occupazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro”. E’ Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, conversando con l’Adnkronos, a tratteggiare l’unica alternativa possibile per non aggravare la già delicatissima situazione economica del Paese alla luce degli ultimi, pesanti dati, sul Pil e sul fatturato e gli ordinativi industriali.

“Parallelamente, inoltre occorre affrontare il nodo del credito per le imprese e quella che a nostro avviso è la vera questione nazionale, ossia la questione industriale“, prosegue ammonendo: “i dati economici di dicembre e quanto sta accadendo in gennaio impongono al Paese, a tutti, Governo compreso, la consapevolezza della fase delicata che stiamo attraversando. Occorre quindi una reazione Paese con la fine degli alibi e della ricerca delle colpe e l’inizio delle soluzioni nell’interesse dei cittadini italiani”. Una reazione che, conclude Boccia, deve riportare al centro i temi della crescita e dell’occupazione da perseguire “con provvedimenti anticiclici”.

Cosa accadrebbe se vincesse la Lega alle prossime europee? “Non sapremmo dire – spiega Boccia – se ciò possa determinare un contraccolpo, sono questioni interne ai partiti di governo. Ma quello che occorre oggi è una reazione del governo ai dati macroeconomici in merito alla grande priorità del Paese: crescita e occupazione con provvedimenti anticiclici”.

Il presidente di Confindustria parla poi di emergenza lavoro e Tav: “Se è il lavoro l’emergenza nazionale, e nessuno può dubitare che lo sia, allora non si possono sottovalutare i 50.000 posti che si attiverebbero a regime con la Tav”, questo per Bocci l’unico criterio che dovrebbe guidare il Governo nella decisione di riattivare gli investimenti per dare corso alle opere di completamento della Torino-Lione. “E’ questo l’impatto principale del quale si dovrebbe tener conto: il numero di posti di lavoro che si riesce a ottenere”, ribadisce Boccia che stima un possibile effetto moltiplicatore se l’esecutivo mettesse mano ai maggiori cantieri. “I posti di lavoro diventerebbero centinaia di migliaia con l’attivazione dei maggiori cantieri secondo uno studio dell’Ance, a cui vanno aggiunti gli ulteriori incrementi di occupazione legati all’avvio delle piccole e medie opere che attendono di essere realizzate al Nord, al Centro e al Sud”, prosegue.

Alla base del cronoprogramma che dovrebbe impegnare imprenditori e sindacati nei prossimi mesi, per Boccia ci sono più salario, più produttività e più inclusione per i giovani. E’ questo per il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, la base del cronoprogramma che dovrebbe impegnare imprenditori e sindacati nei prossimi mesi. Dopo aver condiviso con Cgil Cisl e Uil l’appello al governo per il riavvio di tavoli di un confronto su una manovra che non assicura la crescita, Via dell’Astronomia torna a guardare agli attori principali dello sviluppo del Paese: imprenditori e lavoratori.

“Con i sindacati ci accomuna la convinzione che il Paese riparte se si mettono al centro dell’attenzione il lavoro, i giovani, l’impresa. Come diciamo nel Patto della Fabbrica, che ci auguriamo possa evolvere in Patto per il Lavoro, occorre introdurre strumenti che favoriscano lo scambio tra salario e produttività e diano la stura a una fertile stagione per l’inclusione dei giovani”, spiega ancora all’Adnkoronos.

Uno schema, questo, prosegue il presidente di Confindustria, “che va proposto anche in Europa che non a caso dovrà diventare il miglior posto al mondo per giovani, imprese e lavoratori come proponiamo attraverso Business Europe, il raggruppamento delle Confindustrie europee, nella convinzione tra l’altro che la competizione non può avvenire tra Paesi d’Europa ma tra l’Europa e il mondo esterno”. E a maggior ragione in una fase di rallentamento economico dell’Europa, della Germania e dell’Italia, conclude, “bisogna ragionare su una grande stagione riformista europea partendo dalla politica delle mission: più incremento dell’occupazione, lavoro, giovani, crescita e infrastrutture”.


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