“Si ribellò a sue avances”, Jessica uccisa con 85 coltellate  

Scritto da il 14 marzo 2019

Si ribellò a sue avances, Jessica uccisa con 85 coltellate

(Fotogramma)

Pubblicato il: 15/03/2019 15:07

Una “lucida volontà criminale” che si trasforma in un atto “punitivo” di fronte al rifiuto di Jessica Faoro di soddisfare le sue richieste sessuali. Così il giudice di Milano Alessandra Cecchelli motiva la condanna all’ergastolo inflitta lo scorso 14 dicembre scorso ad Alessandro Garlaschi per l’omicidio della 19enne, ammazzata nell’appartamento dell’uomo in via Brioschi a Milano il 7 febbraio 2018. Una “brutale violenza” che si realizza in un tempo prolungato “tale da consentire almeno 85 coltellate, approfittando dell’ora notturna e della fragilità della giovane vittima, sola con lui in casa, senza persone a cui chiedere aiuto e fiduciosa ancora di poter trascorrere una notte serena”.

Il corpo della vittima restituisce “una condotta non soltanto violenta – scrive il giudice nelle motivazioni -, ma conformata ad un intento aggressivo tenace prolungato quanto cruento”. Il 39enne ex tranviere che aveva dato ospitalità a Jessica in cambio di piccoli lavori domestici, ha agito con l’aggravante dei motivi futili e abietti, “innegabili le sevizie e la crudeltà adoperata”, scrive il giudice che rileva una condotta “riprovevole”, rivelandone “l’indole malvagia e l’insensibilità a ogni richiamo umanitario”.

Giudicato con rito abbreviato, non gli è stata riconosciuta infermità mentale, avendo mostrato per il giudice un chiaro intento omicida. “Non ha mai rammostrato segni di pietà o ravvedimento né intenti risarcitori. Ha proferito poche parole sulla vittima senza far emergere vissuti di colpa o vergogna per quanto commesso”, scrive ancora il giudice di Milano. Non solo, dopo averla uccisa ha sfregiato la vittima, decidendo di cospargere di alcol il corpo e dargli fuoco.

Un atto che costituisce “una manipolazione dei resti umani obiettivamente idonea ad offendere il sentimento di pietà verso i morti e non una azione volta alla distruzione, soppressione o sottrazione di cadavere”, conclude il giudice nelle 31 pagine di motivazioni.


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