Marco Biagi, il racconto del figlio a 17 anni dalla morte 

Scritto da il 18 marzo 2019

Marco Biagi, il racconto del figlio a 17 anni dalla morte

(Fotogramma /Ipa)

Pubblicato il: 19/03/2019 18:19

di Paola Benedetta Manca

“Il 19 marzo del 2002 era un martedì, la sera che uccisero mio padre ero in casa, con mia madre e mio fratello Francesco. Mio babbo mi aveva accompagnato, quella mattina, sui viali, a Bologna, al ritrovo con i compagni di scuola, perché facevo una gita di classe a Mantova. Ero in seconda media. Era la festa del papà e lui mi disse: ‘Fai il bravo, topino – mi chiamava così -, che stasera ci vediamo a casa per festeggiare’. Fu l’ultima volta che lo vidi“. Il figlio di Marco Biagi, Lorenzo, 30 anni, affida all’Adnkronos il ricordo della tragica sera di 17 anni fa, in cui le Nuove Br uccisero il giuslavorista a Bologna, a colpi di arma da fuoco. Oggi è il 17esimo anniversario dalla sua morte. Sei proiettili, poco dopo le 20, gli impedirono per sempre di rientrare in casa, in via Valdonica, dove era arrivato a bordo della sua bicicletta dalla stazione, sceso dal treno che da Modena, dove era docente all’Università, lo aveva riportato a Bologna.

“Quella sera – racconta Lorenzo Biagi – mia mamma mi era venuta a prendere al ritrovo del pullman a Bologna e sono tornato a casa con lei. C’era anche mio fratello Francesco che ha sette anni più di me e all’epoca ne aveva 20. Aveva lasciato il motorino sotto casa perché doveva uscire subito dopo per l’allenamento di basket ma, a un certo punto, un amico di famiglia che era appena passato nella nostra via ha telefonato a mia madre e le ha riferito che avevano ucciso una persona sotto casa nostra: non sapevamo che fosse mio padre”. “A quel punto -ricorda – mia madre è scesa in strada insieme a mio fratello. Mi hanno detto di rimanere in casa e così ho fatto, ma ho guardato dalla finestra di camera mia e ho capito subito che la persona che avevano ucciso era il mio babbo, perché ho visto mio fratello portare dentro la sua bici. Allora ho capito che lui non poteva farlo”.

“Quando il babbo era arrivato davanti a casa, sotto al portico – spiega -, aveva appoggiato la bicicletta al muro per prendere le chiavi dalla tasca della giacca e, in quel momento, gli hanno sparato“. “Mia madre e mio fratello, poi, sono saliti in casa senza mio padre e, a quel punto, non ho avuto più dubbi. Sono venuti in camera mia e Francesco mi ha detto che avevano ucciso il babbo. Nel frattempo erano arrivate le forze dell’ordine ed era stata chiamata l’ambulanza ma ormai, purtroppo, non c’era più niente da fare. Sono stati momenti tremendi, mi sembra sia successo solo ieri”. Lorenzo Biagi ricorda così suo padre: “Il mio babbo era una persona seria ma, allo stesso tempo, molto dolce e affettuosa. Era il classico padre di famiglia. Nonostante tutti gli impegni di lavoro che aveva, ed erano tanti, era molto presente”.

“Amava la famiglia in maniera indescrivibile – spiega -. Il tempo per noi lo trovava sempre. Andavamo allo stadio insieme, la domenica; mi portava ai Giardini Margherita a prendere il gelato e alla Torinese, in piazza Maggiore. Tutto il tempo libero che aveva lo dedicava alla famiglia. Era anche una persona molto buona”. “Io nella tragedia che ho vissuto, almeno, l’ho conosciuto – conclude – e, anche se solo per 13 anni, me lo sono goduto. Sono molto credente, per fortuna, e questo mi aiuta a sentire mio padre vicino a me, anche se non fisicamente almeno col pensiero”.


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