Milano, evento su Cooperazione e business in Africa e Mo  

Scritto da il 19 marzo 2019

Milano, evento su Cooperazione e business in Africa e Mo

Pubblicato il: 20/03/2019 19:07

Africa, Paesi del Golfo e del Mediterraneo: per le imprese italiane sono terre di inesplorate opportunità, a partire da quelle offerte dalla finanza islamica, che ha superato al mondo i 2 trilioni di dollari di valore. All’evento ‘GulfMed&Africa, Al di là del mare, per la cooperazione. I luoghi della crescita. Strategie di sviluppo‘ organizzato dalla Fondazione Istud insieme alla Rappresentanza Regionale della Commissione europea a Milano, si sono alternate voci di esperti e proposte concrete, anche in vista di Expo Dubai 2020, per rafforzare i rapporti tra l’Italia e un’area geografica dove il nostro Paese “continua a essere la Cenerentola”.

Hatem Abou Said, tra i maggiori conoscitori internazionali dell’area Golfo, rappresentante di Al Baraka Banking Group del Bahrein ha proposto di creare un comitato internazionale che chieda la creazione in Italia di una banca islamica. Alberto Brugnoni, managing partner di Assaif e ideatore del Turin Islamic Economic Forum, ha portato la sua esperienza, fatta di “iniziative di marketing su quei marchi la cui produzione ruota al concetto di bellezza”, mentre l’economista Luigi Santovito, che ha partecipato al primo Islamic fashion festival ha puntualizzato che proprio quello della cosmesi e della bellezza “è un grande mercato per gli italiani, tra raso, seta, scarpe colorate e trucchi sgargianti”.

Il petrolio non è più il solo business “al centro” delle preoccupazioni dei Paesi del Golfo, secondo Marella Caramazza, direttore generale della Fondazione Istud. E l’Europa ha già messo in campo risorse e idee sul fronte del cambiamento climatico. “Collaboriamo nella lotta al cambiamento climatico con il finanziamento europeo alla più grande centrale solare al mondo, che si trova in Marocco. Abbiamo inoltre intensificato gli scambi tra studenti, grazie al programma Erasmus +”, ha spiegato Massimo Gaudina, Capo della Rappresentanza a Milano della Commissione europea.

“Nel contesto africano- ha osservato Maurizio Quarta, managing partner di Temporary Management & Capital Advisors – una delle caratteristiche principali del temporary management manager in alcune funzioni chiave può essere vincente per lo sviluppo e la crescita della piccola e media imprenditoria locale”. C’è molto potenziale, insomma, ma ancora nessuno che insegni come sfruttarlo. “Il nostro impegno con enti pubblici africani ed europei – è la testimonianza di Daniela Ropolo, di Cnh Industrial – ha portato a importanti risultati in termini di miglioramento del tenore di vita e dell’istruzione in diverse comunità locali di vari paesi dell’Africa; la collaborazione con queste istituzioni si è rivelata vincente per uno sviluppo in loco delle attività, soprattutto a favore dei giovani”.

Uno dei passaggi più delicati di negoziazione di un contratto di partenariato pubblico-privato (ppp) è la corretta allocazione del rischio. “Precondizione – ha spiegato Barbara Cavallini di Roedl&Partner – per un partenariato di successo. In Africa sub-sahariana sempre più paesi fanno ricorso a questo strumento. I settori maggiormente coinvolti sono quello energetico, sanitario, delle telecomunicazioni e dei trasporti, permettendo al continente di utilizzare tecnologie e metodologie non sempre facilmente accessibili”.

Uno dei paesi da tenere d’occhio è il Kenya. Lo ha fatto notare Iresha Baranage che in Roedl si occupa di internazionalizzazione. “Molti sono gli aspetti che si potrebbero affrontare nel descrivere l’avanzamento tecnologico del Kenya, ma uno fra tutti lo mette al primo posto delle classifiche mondiali: è più elevato della Nigeria, il Paese più popoloso del continente, e anche di uno dei paesi più popolosi del mondo, l’India. Il Kenya ha raggiunto quota 83% di traffico internet da dispositivi cellulari. La diffusione dello strumento, con oltre 40 milioni di abbonamenti nel paese, ha favorito la nascita di app e progetti che facilitano la vita quotidiana delle persone”.

Sulla Libia, invece, “qualsiasi attività imprenditoriale riprenderà dopo una stabilizzazione, ma non possiamo garantirla solo noi italiani”, ha detto Michela Mercuri, autrice del libro di successo ‘Incognita Libia. Cronache di un paese sospeso‘.

Per il sistema imprenditoriale, l’appuntamento del prossimo Expo Dubai 2020, “sarà un’occasione unica soprattutto per il suo imponente sviluppo urbanistico. E l’Italia è una protagonista, per la forte propensione negli acquisti di prodotti del Made in Italy. I settori? Food, arredi, sicurezza, real estate, macchinari industriali, mentre i rapporti interpersonali sono la carta vincente per avere successo”, ha suggerito Giovanni Bozzetti, president Efg Consulting and Representative Abu Dhabi Chamber of Commerce and Industry.

“Siamo dei passerotti e dobbiamo imparare a volare, capire che non si vende solo un prodotto e investire nella logistica”, ha chiosato Giovanni Roncucci, presidente della Roncucci&Partners Group. Al momento, sono tante le mancanze: “Non abbiamo una politica della chimica, una dell’industria, una delle infrastrutture. Noi abbiamo creato Expoclub, Meccanica Africa-Med-Golfo, una rete di circa 20 distributori locali per valorizzare i prodotti e per fare soprattutto delle imprese locali”.


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