Caos Brexit  

Scritto da il 25 marzo 2019

Caos Brexit

(Foto Afp)

Pubblicato il: 26/03/2019 08:01

Il Parlamento ha di fatto preso il controllo dell’accordo sulla Brexit. In nottata è stato approvato l’emendamento che di fatto dà ‘la precedenza’ alla Camera dei Comuni sul voto al piano di uscita dall’Europa. Si tratta dell’ennesima sconfitta per Theresa May, che ha visto anche dimettersi tre giovani ministri che hanno votato contro il governo conservatore sull’emendamento cruciale.

La sconfitta è arrivata al termine di una giornata convulsa durante la quale la premier aveva dichiarato di non avere nessuna intenzione di dimettersi. L’intervento di Theresa May ai Comuni e il dibattito seguito non avevano dato indicazioni di particolare chiarezza sulle prossime mosse del governo e il futuro della Brexit. Annunciando che al momento non c’è un “sostegno sufficiente” all’accordo negoziato con Bruxelles e indicando la sua contrarietà a che il Parlamento prenda il controllo del processo di uscita dalla Ue attraverso una serie di “voti indicativi”, la premier non ha escluso alcun esito per la Brexit. May ha ventilato l’ipotesi che, se il governo dovesse essere costretto a chiedere un’ulteriore proroga dell’articolo 50, inevitabilmente il Regno Unito finirebbe per partecipare alle elezioni europee di maggio. Allo stesso tempo, la premier non ha del tutto escluso l’ipotesi di un ‘no deal’, un’uscita dalla Ue senza accordo. In particolare, in uno scambio di battute con il capogruppo dello Scottish National Party, Ian Blackford, che le chiedeva se intendesse rispettare la volontà del Parlamento che nelle scorse settimane aveva respinto l’ipotesi ‘no deal’, la premier aveva fornito una risposta ambigua. I voti ai Comuni contano, ma contano anche i 17,4 milioni di voti di quanti si sono espressi per l’uscita dalla Ue, ha replicato la premier.

L’approccio del governo di Theresa May alla Brexit è diventato “un imbarazzo nazionale”, ha detto nel suo intervento ai Comuni Jeremy Corbyn sottolineando l’ennesimo fallimento negoziale della premier britannica al vertice della Ue la scorsa settimana. “L’accordo della May è morto”, ha ribadito il leader laburista che ha definito “irresponsabile e pericoloso” il discorso con cui, la scorsa settimana, la premier conservatrice ha cercato di addossare ai membri del Parlamento la responsabilità di non essere riusciti a mantenere l’impegno preso sulla Brexit con il referendum.

Nel frattempo, sempre ieri, l’Unione europea ha ultimato i preparativi per uno scenario di ‘no deal’ o hard Brexit. Il Consiglio europeo giovedì scorso ha deciso di prorogare, su richiesta del primo ministro britannico Theresa May, la data dell’uscita del Regno Unito al 22 maggio, a patto che il Parlamento britannico dia il suo assenso all’accordo di ritiro negoziato dal governo May con l’Ue. “Finché il Regno Unito non ci dirà altrimenti, continuiamo a lavorare per essere in grado di contribuire ad un ritiro ordinato” della Gran Bretagna dall’Ue, “essendo preparati per tutte le opzioni, inclusa la peggiore”, ha detto il portavoce capo della Commissione europea Margaritis Schinas, durante il briefing con la stampa a Bruxelles. “La libertà di espressione – continua il portavoce – è un diritto fondamentale nell’Ue. Abbiamo visto le immagini molto indicative della marcia, non servono commenti da parte nostra: ne prendiamo atto. Il nostro interlocutore resta il governo britannico. Prendiamo atto anche della petizione”, conclude.


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