Borsa: Piazza affari chiude in rialzo, fari su Fiat/il Punto  

Scritto da il 26 marzo 2019

Piazza affari chiude in rialzo, fari su Fiat

(Fotogramma)

Pubblicato il: 27/03/2019 18:35

Seduta altalenante per il listino di Piazza Affari nonostante l’intonazione positiva di un comparto bancario spinto dall’indiscrezione secondo cui la Banca Centrale Europea starebbe studiando provvedimenti ad hoc per mitigare l’impatto dei tassi di deposito in territorio negativo (attualmente al -0,4%). Sul Ftse Mib, che ha terminato in rialzo dello 0,26% a 21.194,19 punti, spicca il +2,65% di Banco BPM, il +0,77% di Intesa Sanpaolo e il +2,74% di UniCredit.

Riflettori puntati anche sul comparto auto, con il +2,61% di FCA dopo le nuove indiscrezioni in tema di operazioni straordinarie. Secondo quanto riportato dal Financial Times, a conclusione dell’iter di fusione Nissan-Renault, la nuova entità proverà l’assalto alla casa italo-statunitense.

Tonfo per le azioni Stm (-6,54%), spinte al ribasso dal profit warning di Infineon, e +0,75% di Telecom Italia. Secondo quanto circolato oggi, il Cda in calendario per domani sarà rinviato a dopo l’assemblea (prevista per il 29 marzo).

Segno più anche per lo spread, salito a 252 punti base. Oggi il Ministero dell’economia ha collocato 6 miliardi di euro di Bot semestrali registrando una domanda di 9,558 miliardi di euro. Il prezzo di emissione è stato pari a 100,032, e prevede un rendimento lordo al -0,062%, il più basso dal 29 maggio.

Stando alle indiscrezioni riportate oggi da Il Sole 24 Ore, il governo starebbe preparando un taglio delle stime di crescita particolarmente corposo: dal +1% fissato a dicembre, allo 0,1%. Di conseguenza, il deficit tendenziale è destinato a tornare al 2,4%, il livello che aveva acceso lo scontro con le autorità europee negli ultimi mesi del 2018.

Forte taglio delle stime di crescita anche da parte di Confindustria: dal +0,9% di ottobre, il Centro studi dell’associazione ha portato la stima 2019 a zero. Il rapporto deficit/Pil dal 2 passa al 2,6 per cento. “Il deteriorarsi delle condizioni per la crescita nella seconda metà del 2018 e un inizio 2019 tutt’altro che positivo determinano un’ulteriore, forte, revisione al ribasso”, si legge nel rapporto elaborato dal Centro studi.

(in collaborazione con money.it)


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