Mozione sfiducia Pd  

Pubblicato da in data 22 Aprile 2019

Mozione sfiducia Pd

Immagine di repertorio (Fotogramma)

Pubblicato il: 23/04/2019 16:29

“La delicata situazione internazionale, la persistenza della crisi economica e finanziaria che ancora investe l’Europa e – soprattutto – lo stato di sfiducia delle imprese e il crescente malessere sociale che colpisce ampie fasce della popolazione italiana richiederebbero un Governo solido e sicuro, politicamente coeso, libero da condizionamenti privati e immune anche solo dal sospetto dell’asservimento a interessi criminali; un governo capace di operare in condizioni di piena legittimazione democratica a tutela dell’interesse nazionale”. E’ quanto si legge nel testo della mozione di sfiducia al governo, depositata dal Pd solo al Senato, a prima firma del capogruppo Andrea Marcucci.

E invece, sottolineano i dem, “il ‘governo del cambiamento’ ha prodotto fino a oggi un unico e accertato cambiamento: da quando si è insediato, gli italiani sono più indebitati e isolati nel mondo, il prestigio e la credibilità dell’Italia si sono appannati, l’occupazione è diminuita, la crescita si è fermata, l’insicurezza e l’illegalità si sono accresciute, assieme alla percezione di impunità dei governanti”.

“Tutto ciò considerato” il Senato “esprime, ai sensi dell’articolo 94 della Costituzione, la propria sfiducia al Governo”. Nel testo, le critiche alla politica economica dei gialloverdi si intrecciano alle accuse sul caso Siri. “Le tensioni politiche e le continue fibrillazioni che investono con frequenza e intensità crescenti la maggioranza di governo, unite al conclamato fallimento delle politiche per la crescita e al progressivo isolamento internazionale dell’Italia, stanno conducendo il Paese verso una condizione irreversibile di stallo politico-istituzionale e di declino economico e sociale, che l’esecutivo in carica non appare più in grado di fronteggiare”.

“Da mesi -si legge nella mozione Pd- l’azione di governo è ormai sostanzialmente paralizzata da contrapposizioni e veti incrociati tutti interni alle forze di maggioranza, orientati esclusivamente a lucrare un interesse elettorale, a scapito della funzionalità delle amministrazioni centrali dello Stato e della tempestività ed efficacia nella gestione dei più delicati dossier all’ordine del giorno del Governo, da quelli economici e sociali a quelli internazionali”.

“La vicenda del cosiddetto decreto Crescita, approvato ‘salvo intese’ dal Consiglio dei ministri il 4 aprile scorso e ancora non emanato a dispetto dei suoi dichiarati presupposti di necessità e d’urgenza, nonché quella del decreto Sblocca-cantieri, adottato dopo analoga e sofferta gestazione, dimostrano -sottolineano i dem- la crescente difficoltà dell’esecutivo non solo nel trovare al suo interno le necessarie ‘intese’ e lo spirito di collegialità previsto dall’articolo 95 della Costituzione, ma anche e soprattutto nel comprendere e interpretare le aspettative delle imprese e dei cittadini che si trovano quotidianamente a fronteggiare gli effetti della crisi economica tuttora in atto”.

Quindi, il caso Siri. “Nel discorso d’insediamento pronunciato al Senato il 5 giugno 2018, il presidente del Consiglio aveva posto al centro dell’azione di governo il rafforzamento del contrasto alla ‘corruzione che si insinua in tutti gli interstizi delle attività pubbliche, altera la parità di condizioni tra gli imprenditori, degrada il prestigio delle pubbliche funzioni'” e per il Pd “alla luce di quelle parole appare a maggior ragione discutibile la scelta di ammettere alla compagine governativa un soggetto già condannato con sentenza definitiva per bancarotta fraudolenta e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte”. Reati “la cui natura e gravità avrebbero dovuto sconsigliare la nomina a sottosegretario di Stato o, quanto meno, precludergli il conferimento di deleghe tali da esporlo a un conflitto d’interessi”.

I dem poi passano al Def che “ha di fatto certificato il fallimento della politica economica del governo, riconoscendo ufficialmente un insuccesso previsto da tutti i più autorevoli istituti nazionali e internazionali già nello scorso autunno e rendendo evidente una pericolosa incapacità di programmazione degli obiettivi e di valutazione degli effetti economici delle proprie scelte”.

Infine, si sottolinea nella mozione Pd, “il governo non ha, a oggi, fornito alcun elemento idoneo a sostenere credibilmente gli obiettivi della manovra di bilancio per il 2020, posto che – secondo l’Ufficcio parlamentare di bilancio – per neutralizzare le clausole di incremento dell’Iva e delle accise, finanziare le spese a politiche invariate e gli annunciati maggiori investimenti e mantenere gli obiettivi fissati nel Def, dovrebbero essere individuate misure per circa 25 miliardi di euro nel 2020, che salirebbero a circa 36 miliardi di euro nel 2021 per raggiungere i 45 miliardi di euro a fine periodo”.


Opinioni dei lettori
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