Rivoluzione Blockchain nell’agrifood  

Pubblicato da in data 8 Maggio 2019

Rivoluzione Blockchain nell'agrifood

(Fotogramma/Ipa)

Pubblicato il: 09/05/2019 17:29

di Andreana d’Aquino

Inizia la rivoluzione Blockchain nell’agrifood. E, come fu per l’aratro, la ‘catena dei blocchi’ promette di cambiare passo ad uno dei settori dell’economia italiana oggi alle prese con sfide globali come cambiamenti climatici, crescita della popolazione, italian sounding e contraffazione. Stando al primo Rapporto RuralHack sulla Blockchain applicata all’agrifood, che l’Adnkronos ha potuto visionare, i ricercatori hanno rilevato (riportando i risultati dell’Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano) che tra il 2016 ed il 2018 sono stati costituiti ben 42 progetti di filiera sia italiani che internazionali legati a questa tecnologia. Ed il numero è raddoppiato nel solo ultimo anno.

Nel Rapporto, i ricercatori ricordano che “in termini semplici, una Blockchain consiste in una catena di dati e informazioni tra loro collegate in una concatenazione cronologica di singole unità chiamate blocchi nei quali vengono archiviati i dati protetti. I blocchi che compongono la catena sono immutabili e ogni transazione si lega a quella precedente formando una catena sicura, efficace e soprattutto trasparente, aperta per chiunque voglia verificare la veridicità degli scambi in atto tra i nodi”.

Così, “grazie all’impiego della Blockchain, i prodotti possono essere monitorati in tempo reale durante tutto il loro percorso di vita su tutta la supply chain: agricoltori, trasformatori, logistica, distributori e retail” spiega lo studio. “Non a caso l’Economist definisce la Blockchain ‘the trust machine’, cioè la macchina della fiducia” argomenta Alex Giordano, docente di Marketing dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e responsabile scientifico di RuralHack, la ‘task-force’ di ricerca interna al progetto dell’Ateneo napoletano “Societing4.0” mirato alla social digital trasformation.

Giordano rimarca inoltre che la Blockchain “può incidere non tanto sul processo produttivo quanto su una serie di benefici che incidono sugli attori di tutta la catena del valore: dal prodotto, alla trasformazione, alla distribuzione e arriva fino al cliente. E in questa filiera si articola il suo valore potenziale”. Solo per fare un esempio, lo studio rileva che “per i contadini può essere interessante un pagamento in tempo reale dei prodotti oltre che la possibilità di una valutazione della merce in tempo reale insieme agli altri attori della filiera: finanziatori per esempio e commercianti”.

“E può essere interessante -prosegue la ricerca- anche condividere un sistema di informazioni che qualifichi e garantisca la qualità dei prodotti, magari condizionandone il prezzo“. Il paper realizzato dai ricercatori di RuralHack è un progetto che indaga sia gli aspetti culturali che quelli tecnologici del rapporto tra Open Hardware e agricoltura ed ha individuato l’esistenza di 42 progetti nella filiera alimentare basati sulla blockchain -internazionali e italiani- dal 2016 al 2018, il cui numero è raddoppiato nell’ultimo anno.

“Si tratta di iniziative che, trovano applicazione in diversi ambiti (nel 24% dei casi), oppure sono dedicati a filiere specifiche come quella della carne (nel 21%), dell’ortofrutta (nel 17% ) e del cerealicolo (nel 10%)” segnalano i ricercatori. In questo perimetro, nel 50% dei casi, “è stato riscontrato un forte ruolo guida da parte degli attori della distribuzione e della trasformazione” secondo lo studio. Infine, tra questi prodotti una parte importante arriva da aziende e startup italiane come Demeter.life o FoodChain che hanno sviluppato piattaforme che garantiscono il tracciamento del prodotto lungo l’intero percorso nella filiera fino al consumatore, oppure Wine Blockchain EY con prodotti specifici per il vino.


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