“Nessuna crescita con reddito e quota 100”  

Pubblicato da in data 10 Maggio 2019

Nessuna crescita con reddito e quota 100

Immagine di repertorio (Fotogramma)

Pubblicato il: 11/05/2019 16:11

di Luana Cimino

La politica di bilancio del governo italiano mette a “rischio” la sostenibilità del “debito” scaricando sulla “prossima generazione” il conto salato dell’impatto del reddito di cittadinanza e di Quota 100. Il tutto in un trend di stagnazione, o quasi, della crescita. Così all’Adnkronos Timo Wollmershäuser, economista dell’Ifo Institute, il più importante centro di ricerca del paese le cui analisi sono tenute in alta considerazione dal governo tedesco.

Vice direttore del dipartimento macroeconomia e sondaggi del think tank, Wollmershäuser mette in guardia l’esecutivo Lega-Cinque Stelle contro gli effetti delle decisioni prese, suggerisce la strada per invertire la spirale di sfiducia dei mercati e bassa crescita nel quale è piombato il Belpaese ed infine fa un’analisi tra Italia e Germania, ‘gemelli diversi’ di questa congiuntura economica e cioè unici paesi nella zona euro con un pil sotto l’1% nel 2019, ma con prospettive ben diverse.

“I piani di bilancio del governo rappresentano un rischio per la stabilità del debito pubblico in Italia visto che la maggior parte delle misure adottate sono di natura re-distributiva ed è molto improbabile che favoriscano la crescita a medio termine”, sottolinea Wollmershäuser su reddito di cittadinanza e a quota 100. “Finché gli investitori non vedranno in futuro come verranno rimborsate le spese finanziate a debito – avverte – continueranno a richiedere premi ad alto rischio per i prestiti al governo italiano”. Creando un circolo vizioso visto che “gli alti tassi di interesse riducono il margine di manovra fiscale del governo sia nel presente che negli anni a venire”. Pertanto, scandisce l’economista, “il prezzo per le decisioni odierne dovrà essere pagato dalla prossima generazione”.

La ricetta per una crescita duratura? L’Italia dovrebbe puntare “su misure che riducano la disoccupazione, rendano le imprese più competitive e innovative e dovrebbe quindi stanziare risorse per misure che aumentino la crescita futura: questo sarebbe accolto con favore dal mercato, con la conseguenza che i premi di rischio e l’onere degli interessi sul debito diminuirebbero e ci sarebbe spazio per politiche redistributive”, spiega l’economista.

Wollmershäuser si sofferma inoltre sulle basse stime di crescita 2019 per Italia e Germania, unici paesi di Eurolandia che quest’anno segneranno un pil inferiore all’1%, rispettivamente (0,1% e 0,5%), secondo le previsioni di primavera della Commissione Ue.

“I dati di una bassa crescita generale dell’Italia indicano un fenomeno strutturale piuttosto che ciclico come quello tedesco“, sottolinea l’anlista. “Nel caso della Germania l’industria rappresenta una quota rilevante del prodotto nazionale pari al 26%, il che espone maggiormente il paese alle turbolenze internazionali rispetto alle altre economie avanzate”, ma anche se questo comparto langue, “quello dei servizi e delle costruzioni stanno contribuendo positivamente alla crescita”.

Andando al Belpaese, “ovviamente anche l’Italia è influenzata dal rallentamento dell’economia globale”, visto che l’industria rappresenta il 19% del pil, quota anche maggiore rispetto alla maggior parte degli altri paesi dell’Ue anche inferiore a quella della Germania, ma tale rallentamento appare generale, i tassi di crescita sono bassi da tempo, indicando un fenomeno strutturale e non passeggero. Ed infatti, conclude, “il trend del pil in Italia è stimato tra lo 0 e lo 0,5%, mentre per la Germania in media a +1,5%”.


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