Dirigenti Rai: “Sciocco stop a Fazio, sì a privatizzazione”  

Pubblicato da in data 12 Maggio 2019

Dirigenti Rai: Sciocco stop a Fazio, sì a privatizzazione

Luigi Meloni, presidente Adrai e direttore Coordinamento Sedi Regionali ed Estere

Pubblicato il: 13/05/2019 21:15

di Veronica Marino

Primo, è “una sciocchezza lo stop a Fazio per dare spazio a Bruno Vespa. Ce ne sono tanti di giornalisti che sanno fare il suo mestiere in Azienda”. Secondo, “il consigliere Rai De Biasio, ha dato i numeri al lotto perché i dirigenti Rai sono 300 e non 600 e poi sono licenziabili eccome, a differenza di quanto ha affermato lui”. E terzo, “pur di togliere di mezzo tutte le idiozie e gli attacchi ingiustificati, siamo pronti anche alla privatizzazione. Abbiamo le capacità per stare sul mercato, basta che non ci vengano calate dall’alto leggi che minano la nostra capacità competitiva”. Luigi Meloni, classe 1957, è entrato in Rai nel 1983, divenendo responsabile dei contenziosi giudiziari, vicedirettore delle Risorse Umane, capo della Direzione Immobiliare e Servizi Generali e oggi direttore del Coordinamento Sedi Regionali ed Estere, oltre che presidente di tutti i dirigenti Rai (Adrai). Meloni, dopo 40 anni di vita in Rai, ha voglia di parlare della sua Azienda e degli attuali vertici senza peli sulla lingua, e con il desiderio che venga trattata in modo diverso da quanto sta accadendo: “Bisogna avere rispetto per questa Azienda e per tutti coloro che ci lavorano dando l’anima”.

Meloni affronta uno dietro l’altro i capitoli scottanti di attualità in tema di Rai.

AD E DG PERSONE PER BENE MA SENZA AUTONOMIA. FOA NON E’ DI GARANZIA

“L’amministratore delegato della Rai Salini e il direttore generale Matassino sono persone per bene e ottimi dirigenti ma non hanno autonomia sufficiente”, dice Meloni, esortando poi tutta la politica: “Lasciamoli lavorare!”. Quanto a Marcello Foa, osserva: “Non è assolutamente di garanzia, è condizionata dalla politica”.

SU DIRIGENTI DE BIASIO DA’ I NUMERI AL LOTTO: “De Biasio dà i numeri al lotto e diffonde notizie false. I dirigenti non giornalisti in Rai sono 300 e sono licenziabili. De Biasio, quindi, indicando la cifra di 600 dirigenti, sbaglia e non mostra neppure di conoscere la legge – sottolinea Meloni – I dirigenti non giornalisti sono licenziabili come in tutte le aziende private. Se ciò non accade dipende da valutazioni di altro genere, magari relative al fatto che c’è chi valuta di non licenziare dirigenti qualificati che hanno solo la colpa di non essere graditi al partito di maggioranza di turno. Il problema è che la licenziabilità dei dirigenti, che in Rai c’è eccome, è in realtà l’unico aspetto di diritto privato di un’azienda nella quale la disciplina è diventata pubblicistica tanto che la Rai è sottoposta al controllo contabile della Corte dei Conti, al codice degli appalti, al controllo Anac sulle assunzioni. Nelle aziende davvero pubbliche non mi risulta che i dirigenti possano essere licenziati, se non per giusta causa. In Rai, sì. E i casi non sono mancati in passato. Quanto ai giornalisti sono circa 1700 e quando diventano dirigenti (è il caso dei direttori e dei vicedirettori che sono qualche decina) non sono licenziabili semplicemente perché nel 2009, quando venne siglata la Convenzione per l’estensione del contratto di lavoro giornalistico in Rai, si decise di non dare la qualifica di direttore o vicedirettore ma l’incarico e la relativa indennità solo a termine. Di fatto la licenziabilità non è prevista proprio perché non è possibile essere direttore o vicedirettore a vita. Il problema è che in Rai le scelte sulle nomine non sono legate alle qualità e alle capacità purtroppo. E continuerà ad essere così finché ci sarà un governo dell’Azienda legato alla politica. Nello stato attuale lo spoil system è una conseguenza ineluttabile”.

RISOLUZIONE LEGA SU DIRIGENTI GIURIDICAMENTE NON CONTA: “Se la risoluzione della Lega dovesse passare in Vigilanza, da un punto di vista giuridico non conterebbe nulla perché si tratta di una risoluzione che impegna la Rai a valutare l’opportunità di tagliare la retribuzione in sede di contrattazione collettiva e quindi con la presenza di un altro soggetto che decide – osserva Meloni – Perché fra le aziende che emettono bond solo per la Rai vige il tetto ai compensi dei dirigenti? Quella di Renzi non è stata una ‘norma ad Aziendam’? Perché – si chiede – nessuno si rende conto che se si fissano limiti che sono fuori da un mercato concorrenziale, di qui a pochi anni la Rai avrà una classe dirigente mediocre? Il problema dell’Italia è la Rai? E le Ferrovie, le Poste, le Municipalizzate? Funziona tutto bene? Perché giornalisti attenti non si occupano di quanto guadagna il presidente della Consip o di Poste o di Ferrovie o di qualsiasi altra azienda a controllo pubblico?”, chiede provocatorio Meloni. E’ vero che i cittadini pagano il canone, ma non pagano forse molto di più i biglietti ferroviari? O l’Eni? O le Poste e cioè tutte aziende a controllo pubblico? Non vogliamo nessun privilegio, solo equità. E’ normale che colui che sceglie chi deve essere il capo di Rai Way (controllata dalla Rai) guadagni meno di lui? Siamo accusati di essere ricchi e privilegiati, ma è una sciocchezza. La mia segretaria guadagna quanto una impiegata del Comune e un dirigente guadagna quanto guadagnerebbe in altre aziende pubbliche, se non di meno, dopo 40 anni di lavoro. Perché la mia retribuzione deve essere resa pubblica, mentre quella di dirigenti di Poste o Ferrovie no?”.

SI’ A PRIVATIZZAZIONE PUR DI TOGLIERE DI MEZZO IDIOZIE: “Pur di togliere di mezzo tutte queste idiozie e attacchi ingiustificati, siamo pronti anche alla privatizzazione. Abbiamo le capacità di stare sul mercato, basta che non ci vengano calate dall’alto leggi che minano la nostra capacità competitiva. Siamo pronti! – dichiara Meloni – Se 365 giorni all’anno accendi il pulsante e ci trovi è perché la Rai c’è sempre. In Rai lavorano professionisti che danno l’anima, nonostante quello che è stato fatto dalla politica. E in Rai non c’è nessuna garanzia perché la verità è che il rapporto tra i dipendenti e la Rai è di diritto privato. Basta con le sciocchezze! La Rai fa servizio pubblico informando gli italiani ogni giorno”. E La7 allora? “Su un’ora ci sono 20 minuti di pubblicità”. E Sky? “Per essere informato devi pagare 80 euro al mese che, moltiplicato per 12 mesi, fa 960 euro l’anno. Questa Azienda è importante per il Paese e riesce a essere plurale nonostante lo spoil system di turno perché ci lavorano tanti professionisti capaci”. E il cosiddetto partito Rai? “Siamo tutti noi , tutti noi dipendenti siamo il partito della Rai, nonostante quanto stanno cercando di scatenarci contro. Che vada fatto qualcosa per entrare a pieno tutolo in una epoca multimediale, è nei fatti”, osserva quanto a necessità di cambiamento. E i tempi biblici della Rai? “Se tu sei sul mercato, devi avere le regole del mercato. Se si guarda a La7, Mediaset o Sky, quando qualcuno vuole prendere mezzi di produzione nuovi o prendere un artista, stacca un assegno dal libretto e lo fa. Noi, invece, dobbiamo fare gare pubbliche con i tempi che ciò comporta. E poi c’è la politica che rallenta ancora di più la vita dell’Azienda perché un consiglio di amministrazione che è emanazione politica è sotto scacco e decide in base ai tempi della politica”.

SCIOCCHEZZA STOP A FAZIO PER DARE SPAZIO A VESPA: “Se Fazio deve o non deve andare in onda, deve essere una scelta di politica aziendale, di audience. Di certo, però, dare per scontato che fosse nelle cose che il lunedì dovesse andare a Vespa per riequilibrare la par condicio è una sciocchezza. Di giornalisti che possono fare il mestiere di Vespa ce ne sono tantissimi in Rai come per esempio Marrazzo, Vianello o corrispondenti come Botteri, Cassieri, Pagliara e tanti altri, tutti bravi!”, dice Meloni senza girarci intorno.


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