Come cambia l’olfatto dei ‘caffeinomani’  

Pubblicato da in data 13 Maggio 2019

Come cambia l'olfatto dei 'caffeinomani'

Immagine di repertorio (Fotogramma)

Pubblicato il: 14/05/2019 14:10

Spesso non riescono a iniziare la giornata senza aver gustato almeno una tazzina di caffè. Ma ora scopriamo che gli appassionati di questa bevanda sono dotati di una sorta di super-olfatto: riescono a distinguerne ‘a naso’ anche piccole quantità e sono più veloci nel riconoscerne l’aroma rispetto ai non bevitori. A rivelarlo è una ricerca dell’University of Portsmouth pubblicata su ‘Experimental and Clinical Psychopharmacology’. Non solo, più i ‘caffeinomani’ bramano il caffè, migliore diventa la loro capacità di rilevarlo a naso.

È la prima volta che viene dimostrato che chi ha una ‘dipendenza dal caffè’ è più sensibile al suo aroma. I risultati, spiegano i ricercatori, potrebbero aprire la strada a potenziali nuove terapie per trattare le persone dipendenti da sostanze con un odore peculiare, come ad esempio tabacco e cannabis. “Abbiamo scoperto che più alto è il consumo di caffeina, più velocemente una persona distingue l’odore del caffè – spiega Lorenzo Stafford, del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Portsmouth – Abbiamo anche scoperto che chi consumava più caffeina era in grado di rilevare l’odore di una sostanza chimica fortemente diluita nel caffè a concentrazioni molto più basse, e questa capacità aumenta con il desiderio. Quindi più si desidera la caffeina, migliore è la sensibilità olfattiva per il caffè”.

“La caffeina è la sostanza psicoattiva più largamente consumata, e questi risultati suggeriscono che i cambiamenti nella capacità di rilevare gli odori potrebbero essere un indice utile di dipendenza“, aggiunge. La ricerca si è basata su due esperimenti: nel primo 62 uomini e donne sono stati divisi tra bevitori e non. I primi poi sono stati distinti tra consumatori moderati (70-250 mg, equivalenti a 1-3,5 tazzine di caffè al giorno) e grandi consumatori (300 mg, equivalenti a 4 o più tazze al giorno).

Ogni ‘cavia umana’ è stata bendata e gli è stato chiesto di distinguere quantità minime di odore di caffè e contenitori privi di odore. Per il test di riconoscimento degli odori, è stato chiesto di identificare il più rapidamente possibile il profumo del vero caffè e, separatamente, quello di olio essenziale di lavanda. I forti bevitori sono stati in grado di identificare il caffè a concentrazioni inferiori e sono stati anche più veloci nel riconoscerne l’odore. A ogni persona è stato anche chiesto di compilare un questionario sul desiderio di caffeina. Com’era prevedibile, i risultati hanno mostrato che più caffeina si consumava di solito, più forte era la brama di caffè.

Nel secondo test, 32 persone non coinvolte nel primo esperimento sono state divise tra bevitori e non, e sottoposti allo stesso test di rilevamento degli odori del caffè, e a un test separato di controllo, utilizzando un odore non alimentare. Anche in questo caso, i risultati hanno mostrato che i consumatori di caffeina erano più sensibili all’odore del caffè ma, soprattutto, non presentavano differenze nella sensibilità all’odore non alimentare. I risultati suggeriscono, dunque, l’esistenza di una particolare sensibilità olfattiva legata al desiderio, che potrebbe essere utilizzata per contrastare la dipendenza da sostanze come cannabis e tabacco.


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