Decifrato il Codice Voynic  

Scritto da il 14 maggio 2019

Decifrato il Codice Voynic

Pubblicato il: 15/05/2019 20:03

di Rossella Guadagnini

Vi sono raffigurati animali inesistenti, piante ignote, costellazioni sconosciute, donne nude col pancione immerse in un liquido verdastro: il Codice Voynich era considerato dagli specialisti il manoscritto più misterioso del mondo. Finora nessuno era mai riuscito a scoprirne il segreto e si era pensato a un trattato di alchimia o astronomia, di botanica o farmacia, a un manuale ginecologico o anche all’evocazione di un rito cataro.

In realtà, è venuto fuori che il piccolo volume rilegato -senza titolo, né data, né autore- risale alla metà del 1400. E’ stato decifrato da Gerard Cheshire, studioso dell’Università inglese di Bristol, che ha pubblicato la sua ricerca sulla rivista “Romance Studies”. Si tratta di un compendio di rimedi erboristici, bagni di salute e interpretazioni astrologiche che attengono sia questioni sentimentali che riproduttive delle donne, secondo scienze e superstizioni dell’epoca, scritto in una lingua romanza estinta.

“Quando ho realizzato il risultato, sia in termini di importanza linguistica che di rivelazioni sulle origini e il contenuto del testo, mi sono sentito incredulo ed eccitato”, ha detto Cheshire. A suo parere è una specie di enciclopedia illustrata, realizzata da un gruppo di monache domenicane per Maria di Castiglia, all’epoca regina di Aragona. I magnifici disegni sono spesso commentati da righe di segni incomprensibili.

Il celebre, prezioso, manoscritto ha infatti una storia intrigante, degna del “Codice da Vinci” di Dan Brown. L’esemplare originale è custodito nel forziere della Beinecke Rare Book and Manuscript Library dell’Università di Yale (Usa), dov’è classificato come “MS 408”; solo pochissimi esperti lo avevano potuto visionare.

Era il 1912 quando il Codice fu scoperto in Italia, da un antiquario inglese di origini polacche, Wilfrid Voynich (da cui prese il nome), che lo acquistò dai Gesuiti alla ricerca di fondi per restaurare il malandato collegio di Villa Mondragone, a Frascati. Incollata all’interno, una lettera datata “Praga 19 agosto 1666”, di Johannes Marcus Marci (1595-1667), medico reale di Rodolfo II di Boemia -appassionato di esoterismo, indicato come precedente possessore del volume- con la quale inviava il libro a Roma, al poligrafo Athanasius Kircher, affinché lo decifrasse.

Ma chi lo aveva scritto e soprattutto perché? Alcuni lo attribuivano a Ruggero Bacone (1214-93), perseguitato per le sue idee rivoluzionarie, altri a Giordano Bruno. E’ stato considerato un testo in ucraino senza le vocali da John Stojko nel 1978, poi uno scritto cataro da Leo Levitov nel 1987. Gordon Rugg, professore della Yale University, ha sostenuto la tesi del falso cinquecentesco, realizzato dall’ avventuriero elisabettiano Edward Kelley con l’aiuto di John Dee, filosofo e astrologo.

Il documento contiene 250mila parole, scritte con un numero di caratteri variabile fra 23 e 30, di origine europea. Non c’è traccia di correzioni e alcuni studiosi erano concordi sul fatto che può essere stato scritto da due persone differenti, in due lingue diverse. Un libro folle, insomma, che poteva essere anche il delirio di un pazzo.

Rompicapo per linguisti e crittografi, compreso il matematico Alan Turing, che durante la seconda guerra mondiale decrittò il codice tedesco Enigma, il manoscritto Voynic ha interessato perfino gli esperti della National Security Agency americana. A cavallo degli anni ’60 e ’70, lo avevano analizzato, ma senza ottenere risultati.


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